L’esubero e il talento

Roberto Beccantini24 August 2025Pubblicato in Per sport

Troppi, tre stopper per un Pellegrino solo. E Kalulu terzino, un ossimoro. E Yildiz incollato a Cambiaso sul fianco mancino, uno spreco. Tudor l’ha capito verso il 56’. Fuori Gatti, Kalulu centrale, Joao Mario a destra. Con Koop al posto di Locatelli. Un caso, non un caso? Assist di Yildiz, esterno destro di David, fin lì spalle alla porta e più servizievole che servito.

Il Parma di Cuesta, 30 anni, si è aggiudicato le schermaglie d’apertura: nel primo tempo, con Lovik («parato» da Cambiaso); e nel secondo con il Pellegrino di cui sopra (murato da Bremer, 326 giorni dopo, una benda a ricordare i capi tribù). Quelle, e basta. Non che la Juventus non avesse avuto occasioni. Anzi: testa di Conceiçao, pugni di Suzuki; tocchi sotto misura di Bremer e David; palo del «portoghesino». Ma è stato quando i suoi hanno alzato un po’ gli (algo)ritmi – e il mister abbassato la cresta – che la trama si è impennata sino alla presa del tabellino.

E dal momento che il calcio è metà arte e metà riffa ecco l’ingresso di Vlahovic, il rosso a Cambiaso-Laocoonte, per sbracciata proterva a quel serpente di Lovik, il contropiede del turco e il sinistro del serbo per un 2-0 che un volo di Di Gregorio avrebbe poi difeso dalla mira di Bernabé, uno dei migliori.

Dunque: a segno i centravanti. L’acquisto e l’esubero. Sarà quel che sarà, ma intanto la realtà è questa. Scadenze o non scadenze. Ingaggi o non ingaggi (tanto, mica li pago io). Allo Stadium, Yildiz. Al Sinigaglia, Nico Paz. La fantasia al potere non stanca mai. La Juventus ha attaccato fin dall’inizio, e non appena rimasta in dieci ha sfoderato la lama di una ripartenza da football senza tempo. La scorsa stagione, con Thiago e Pecchia in panca, era uscito un pareggio: 2-2. Sono paragoni di una notte di mezza estate, e come tali, con Shakespeare, fermiamoci qui.

** Como-Lazio 2-0 (Douvikas, Nico Paz). Cesc la vie. Organizzazione, pressing e piedi: liberi, tecnici (vi raccomando i nuovi: Ramon, Jesus Rodriguez). Per 35’, Sarri-ball costretto a mero catenaccio. Poi, qualche pit-stop (dei comaschi), ma sempre una squadra sola al comando. Su tutti, Nico Paz: l’assist a Douvikas, la punizione del raddoppio. Più la traversa di Vojvoda, le parate di Provedel e una rete di Castellanos, sull’1-0 annullata per fuorigioco di mezza scapola (da qui il primo «annonuncement» della svoltina rocchiana). Il 31 ottobre scorso (o di un secolo fa?), tra Fabregas e Baroni era finita 1-5. La modernità del Como sta in una proprietà danarosa che apprezza e condivide le scelte dell’allenatore (negato all’Inter, per la cronaca). Siamo ad agosto, e allora piano con le trombe. Ma non è un Como uscito dalla scommessa felice di un pomeriggio: è un Como figlio di un’idea. Occhio.

58 Commenti

Lascia un commento