Rosso di sera

Roberto Beccantini18 September 2025Pubblicato in Per sport

Partita inesistente, come il cavaliere di Calvino. Siamo appena al 19’, quando una pallottola vagante di Foden squarcia la metà campo del Napoli e Di Lorenzo, trafelato e disorientato, atterra Haaland sulla lunetta. Il Var capovolge la clemenza di Zwayer: chiara occasione da gol, fuori. Giusto. E allora, per il City, cominciava una lenta, ossessiva, processione verso il West di John Wayne. L’episodio inghiotte persino il pathos del ritorno di De Bruyne, che Conte richiama al 25’, a beneficio di un terzino, Olivera. Non un moccolo, da parte del belga, non un lamento: panchina e forza ragazzi. Giù il cappello.

Sin lì, per paradosso, la smanacciata più impegnativa era stata di Donnarumma, su Beukema. E, con Politano e Spinazzola, il Napoli si sporgeva. Si sporgeva, naturalmente, come si può fare all’Ethiad: buttandosi sulle briciole. Per un tempo, Milinkovic-Savic ha tenuto in piedi la baracca; e quando non il serbo, addirittura Politano, uno dei migliori. Tanto che, al posto di «Andonio», non lo avrei sostituito, al netto del fresco giallo. Sarà un caso ma, appena tolto, sono crepitati i gol. Forse erano nell’aria, se non nell’area, oh yes; forse il catenaccio era allo stremo: di sicuro, le ante di Juan Jesus non hanno aiutato.

In dieci minuti, dal 56’ al 66’: lo scavetto di Foden per la chioma di Haaland; il dribbling di Doku senza raddoppi. Sul 2-0, venivano richiamati proprio loro, i giustizieri, e il torello assumeva contorni quasi salvifici, vista le penuria di tiri.

Avventurarsi nella giungla tattica sarebbe da maniaci. Togliere De Bruyne (34 anni, mai dimenticarlo) è stata scelta fortissima. Come forti sono stati il cuore e la pazienza della squadra. Ci si aspettava un film d’essai, in un ribollire di idee: dopo il rosso, viceversa, hanno proiettato Fort Alamo, con i messicani del generale Santa Anna ancora lì, sempre lì.

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