Però che rischi!

Roberto Beccantini14 October 2025Pubblicato in Per sport

Fischi in campo (persino all’inno); incidenti fuori; e il sindaco che diserta lo stadio (chi si «ritira», ha sempre torto). Tu quoque, Udine. Nell’antica Grecia, lo sport fermava le guerre. La celebre «tregua olimpica». Oggi, al massimo, «paci sporche». Venendo al futile: Italia-Israele 3-0. A meno che la Norvegia di Haaland non faccia harakiri, siamo ufficialmente ai playoff. Il minimo sindacale. Li giocheremo a marzo, con lo spettro di fallire il terzo Mondiale di fila. Ma anche con la speranza – e l’ambizione, spero – di tornarci (ultima volta, all’edizione brasiliana del 2014).

Nel ricordo dell’incasinatissimo 5-4 di Debrecen, lo scarto risulta, oggettivamente, obeso. Prova ne sia che fino al 74’ il migliore dei nostri era stato il peggiore di Tallinn: Donnarumma. Prima Solomon, sullo 0-0; poi Glouck, sull’1-0: due paratone. In vantaggio, ci aveva portati Retegui, procurandosi e trasformando quel rigorino che, viceversa, aveva sbagliato in Estonia. Quindi: turbolenze assortite, avversari palleggianti, difesa in bilico. Il bis del Chapita, the best, ha spaccato l’ordalia. Gran gol: recupero palla, destro a giro dal limite. Punto e a capo: la Nazionale di Ben Shimon ha mollato. Via libera: Pio mangia-gol, Mancini che fissa di cabeza il tabellino, il mini-popolo che gode.

Dal trasloco dal 4-2-4 al 3-5-2, con Bastoni squalificato, Kean infortunato e Raspadori, per un tempo, più trequartista che punta larga, sono usciti mobili ammaccati, tappezzerie un po’ lise, tavoli zoppi. In sala macchine, Barella e Tonali a sprazzi; più continuo e tranciante, Locatelli. Non un azzurro vivido: questo no. Ma noi siamo decimi nel ranking Fifa e loro settantaseiesimi: la differenza, alla fine, l’hanno fatta i piedi. C’è inoltre una tendenza, consolidata e precisa: Gattuso ha rimesso gli attaccanti al centro del villaggio. Sei reti Retegui, 4 Kean, 2 Raspadori, 1 P. Esposito. Tredici su sedici. Parola d’ordine: calma.

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