La Sventurata rispose

Roberto Beccantini29 October 2025Pubblicato in Per sport

In attesa di un altro Lucianone (uhm), la Sventurata rispose: Juventus-Udinese 3-1. Prima vittoria e primi gol dopo una striscia di otto gare (e di quattro in bianco). Esonerato Tudor, in panca c’era Brambilla, from Next Gen. Ho colto, qua e là, la classica hybris riparatoria di gente che deve farsi perdonare qualcosina (o qualcosona), marcata a uomo dai berci e i fischi dello Stadium. Mister Vlahovic, per esempio.

Scritto che l’uomo chiave è stato Goglichidze, georgiano come il «mio» Shengelia, rigore all’inizio (su Vlahovic, trasformato dal serbo) e alla fine (su Yildiz, previo assemblea varista, realizzato dal turco); scritto questo, veniamo al sodo. Come sempre, i Ris in permesso da Garlasco hanno lavorato duro per cogliere gli «scontrini» di differenza tra vecchia e nuova (?) gestione. Allora:

1) Fuori Koop e Thuram; Cambiaso e Kostic sulle fasce; Openda (Liscia o raddoppia?) e Vlahovic di punta.

2) Oggettivamente, lo scarto esula dagli episodi, dal momento che, tranne sul 2-1, Okoye ha parato da Mandrake.

3) Il miglior attaccante resta Gatti, prova ne sia l’incornata del sorpasso.

4) Modulo di base: 3-4-1-2, con Yildiz finalmente un po’ più «libero d’attacco».

5) La mezz’ora introduttiva e, soprattutto, metà ripresa sono state giocate a buon ritmo e a buon pressing («Non voglio mica la luna», cantava Fiordaliso).

6) L’Udinese è squadra di pivot che, aspettando la maturazione di Atta, ha perso i play più creativi: da Deulofeu a Thauvin.

7) Uscito Davis per infortunio, non ho capito, di Runjaic, l’esonero di Zaniolo, autore del pari («pettine» d’interno sinistro, tra statuine cincischianti) e fin lì spada nella roccia (iperbole).

8) le partite vanno chiuse, in caso contrario il destino, permaloso, può fartela pagare (89’, sgrullata di Bayo a fil di montante). Che i Ris tornino pure a Garlasco.

** Inter-Fiorentina 3-0 (Calhanoglu, Sucic, Calhanoglu su rigore). Fort Pioli resiste un’oretta. Quindi, valanga Chivu. E meno male che De Gea era in versione Jascin. Il destro di Calhanoglu, dal limite; l’arpeggio di Sucic (alla Susic, Safet) in punta di suola, a conferma che sono le giocate, e non le lavagne, a strappare dalla sedia; il penalty del turco (con rosso, per cumulo, a Viti); e su Pio ce n’erano altri due. Prova di forza e di bravura (se no «zio» Bergomi s’inalbera). E’ andata così.

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