Bollicine di Lucianone

Roberto Beccantini1 November 2025Pubblicato in Per sport

Compiva gli anni, la Vecchia: 128. E debuttava Spalletti. La «prima» è come l’ambasciatore: non porta pena. E dal momento che non la porta nemmeno il risultato, what else? Cremonese-Juventus 1-2. Seconda vittoria consecutiva. Sorpresa della stagione, la squadra di Nicola in casa era imbattuta. Da parte di «Luscianone», subito la mossa, alla Ninì Tirabusciò: Koopmeiners centrale di sinistra. Per il batavo, un ritorno all’antico: se la caverà. Poi, un quarantello gradevole. Non che le cadenze fossero morbose, ma insomma: gol-lampo di Kostic, palo di Locatelli, pressione sui portatori, fraseggi di branco, il raddoppio nell’aria.

Per i topi d’archivio: difesa a tre, Cambiaso ora terzino ora mediano di destra, Locatelli e Thuram doganieri, McKennie casinista, Vlahovic spondista e Openda Lazzaro dalla mira imbavagliata. Non ad anni luce di distanza da Tudor (o da Motta o dall’ultimo Max), però qualcosa si muoveva.

Piano piano, riecco il menu fisso: avversari meno pavidi, Madama rinculante. Lo 0-2, proprio quando si vivacchia e si giochicchia, spunta dall’ingresso di Conceiçao e dal fiuto di Cambiaso, ebbene sì: più eclettico che generico. Gli dei, da lassù, vegliavano premurosi: assist di Vandeputte sul primo, assist di Terracciano sul bis.

Ma non è mai troppo Vardy. Pallaccia dalle retrovie. Jamie, 38 anni, versus Cats: via di spalla, da «nove» feroce, lo stopper giù per terra e diagonale tranciante. Tra i subentrati, Vazquez offriva qualche idea. Ma fulmini e saette, nisba. Adzic sostituiva Openda, David avvicendava Vlahovic: autunno tiepido.

** Napoli-Como 0-0. Como è coi forti. Cesc farà strada. Per un tempo, pressing di gruppo, recupero palla ad altezze siderali, costruzione dal basso affidata agli alluci di Butez. I campioni sono stati costretti a corrergli dietro. Recuperato Hojlund, Conte perde Gilmour e Spinazzola. L’ingresso di Elmas comporta l’arretramento di Anguissa, il 4-3-3 di ordinanza fatica a trovare pertugi. La scena madre è il rigore che Milinkovic-Savic para a Morata: il secondo consecutivo, dopo quello «sfilato» a Camarda, il sesto degli ultimi dieci. Avrà pure calciato male, Alvarito, ma i 2,02 metri di Vanja costituiscono una montagna che sgomenta.

Più equilibrata, e meno piccante, la ripresa. I cambi – da Lucca agli spiccioli di Lobotka – non lasciano tracce. Pochi razzi, qualche mischia e un Nico Paz sospinto – dal ritmo, anche – alla periferia dello stadio di Diego. Un film d’essai, la gara: per coloro che alle sparatorie da Var west preferiscono i messaggi subliminali e gli elzeviri in copertina.

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