Fantasia grisaglia

Roberto Beccantini8 November 2025Pubblicato in Per sport

Un derby in grisaglia, noiosetto, con lo 0-0, stesso risultato di Lecce-Verona e Como-Cagliari (inchieste, inchieste), a fotografare la sterilità del dominio juventino, la paratona di Di Gregorio su Adams, la striscia di Paleari su Thuram, Conceiçao, David, McKennie.

A certi livelli, per l’ultimo step, bisogna limare le rifiniture, gli ultimi passaggi, quei dribbling che, come macheti, spaccano le foreste (e la selva di Coco, Maripan e Ismajli lo era, per qualità e quantità). Siamo alle solite: la Juventus non è più la carovana di fantasia che era, recupera palla in fretta (o più in fretta), arriva al limite delle Fortezze Bastiani con lodevole nitore, ma poi, uhm, ecco… E gli allenatori non sono mica Einstein. Se un piede senza idee può ribellarsi, un’idea senza piede, al massimo, si consegna alle autorità.

Il Toro, con Colucci al posto di Baroni, squalificato, ha fatto la sua partita: catenaccio per metà gara, un ventello da «ma sì, proviamoci», suggellato dagli alleggerimenti di Asllani e da un paio di transizioni infìde, e poi di nuovo indietro: una spugna, un muro.

Positivi gli ingressi di Adams e dell’albanese, così come l’innesto di Zhegrova, le bollicine sostitutive della spuma del Portoghesino. Vlahovic ha trovato pane per i suoi brontolii, David è David e Openda, Openda. Su Yildiz, cosa aggiungere? Sulla fascia, mi sembra uno spreco. E’ cresciuto, ma la gabbia granata gli ha ridotto drasticamente spazi e feritoie, ovunque.

Koop sempre lì, terzino-centrale. Spalletti ci ha preso gusto. I ritmi quasi mai sono stati salgariani, neppure nei periodi di pressione più ossessiva. Il martedì di Champions non poteva non lasciare tracce. Dal tabellino emerge un ammonito solo: Asllani. Segno che i protagonisti hanno dato una mano all’arbitro. Cosa che manderà in bestia i Roberspierre dei loggioni. Solo loro, però.

** Parma-Milan 2-2 (Saelemaekers, Leao su rigore, Bernabé, Delprato). 1-2 con la Cremonese, 2-2 con il Pisa, 2-2 con il Parma: già tre indizi, caro Allegri. Troppi. Per mezz’ora, Diavolo in paradiso: e occhio a Saelemaekers, un «non protagonista» che spesso lo diventa. Al penalty di Leao, la squadra si fida di Dan («Mamma, butta la pasta») e si rilassa. La chicca balistica di Bernabé, agli sgoccioli del primo tempo, è come un faldone che qualcuno ha pescato nel cassetto e buttato sul tavolo. Baby Cuesta ordina l’avanti popolo, Modric latita, il centrocampo si sfalda, fioccano occasioni e parate (di Maignan), palo di Pellegrino, aggancio di Delprato, dimenticato dalla difesa, Pulisic entra e spreca. Orgoglio e disservizi. Da 0-2 a 2-2: una lezione.

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