Da Dalla a Dallinga, da Thiago-Iago a Vincenzo sul cognome del quale non tramonterà mai la metafora: lezioni di Italiano, dizionario di Italiano, un Italiano vero. Morale: Bologna-Napoli 2-0. E fattuale, mica casuale. Di pressing, di forza e di testa, dopo un tempo-lavatrice dal cui oblò si scorgeva un gran ribollir di tackle.
Già all’8’, per la cronaca, ‘o Bologna aveva perso Skorupski: flessori. Dentro il terzo portiere, Pessina Massimo di anni 17. La logica, feroce, invitava Hojlund, McTominay e Politano a tirare, o «entrare», da ogni posizione. Invece niente. Respinti a pesci in faccia. Quindi, la mossa: fuori il dolorante Rowe e largo a Cambiaghi. Un’ala. Suo il cross da destra, al 55’, per il piedino di Dallinga, con Milinkovic meno Savic che dal dischetto. E del terzino Holm, al 66’, il cross aereo, da destra, per lo stacco di Nettuno-Lucumì. In mezzo, Hojlund che rischia grosso su Ferguson, Lang e Neres che entrano e «assistono», il baby Pessina che scarta, goloso, le caramelle di innocenti traversoni.
Assenti di qua, assenti di là . Conte Dracula ha fatto la figura della crocerossina, a conferma – perdonatemi – che se vengono a mancare «certi» piedi, «certe mani» (di scienziati o sedicenti tali) si avvertono un po’ meno. Italiano, al contrario, sembra la nemesi della mia opinione, ma proprio questo è il bello del calcio, liquido o solido in base alle dottrine e alle tessere.
Champions ed Europa League avevano succhiato energie a entrambi: dunque, zero alibi. Per i campioni è la terza sconfitta. Lukaku non c’è da agosto, McTominay non è più «McDomini», l’attacco non segna. Il Bologna è una simil Atalanta che ti prende alla gola e sfida a braccio di ferro: vinca il migliore. L’estasi del Dall’Ara e le coccole del Martello salentino al «Fiorentin fuggiasco» varrebbero più di un trattato, figuriamoci delle mie righe.
** Inter-Lazio 2-0 (Lautaro Martinez, Bonny). Chivu & Gasp in testa. Chi con il centravanti e chi no. Il miglior attacco, la miglior difesa (Gasp, chi lo avrebbe mai detto?). A San Siro, subito rock duro (in barba alla Champions). Palla rubata a un rinculante Isaksen, da Bastoni a Lautaro, destro a foglia moribonda. Sarri si aggrappa alle idee e agli avanzi. L’Inter morde e va via in velocità , il capitano se ne divora uno; Dimarco, the best, spalanca la porta a Bonny: (4 reti, 4 assist: una riserva), in capo a una splendida azione Barella-Martinez; Zaccagni provoca tre gialli; entra Pedro, l’Inter cala, la Lazio non molla, palo di Gila, salvataggio di Sommer su Pellegrini, smarcato da Zaccagni. Abbasso il tedio.
Ciao Giovanni, grazie molte per la “lectio magistralis” sul tennis, peraltro abbondantemente prevedibile vista la tua grandissima passione per questo sport e la tua indubbia conoscenza della materia.
Capisco cosa sostieni a proposito della fantasia e della varietà di colpi di un tennista ma, essendo io un profano, per me quella è, banalmente… serve&volley (cosa ormai impossibile da pretendere oggigiorno, come invece era lecito auspicare in un passato ormai lontano).
Oddio, quasi banalmente “serve&volley” perchè ovviamente non ci posso includere, che so, Roscoe Tanner, oppure Krajicek o Stich, comunque protagonisti di un’ottima carriera.
John McEnroe, Stefan Edberg e Pete Sampras sono stati quelli che mi hanno entusiasmato di più, non ha caso 3 grandissimi di quel tipo di gioco.
L’unica cosa che mi convince molto meno della tua eccellente lezione è la critica su talune debolezze del gioco di Sampras che, sebbene sicuramente veritiere (mi fido della tua competenza) mi assomigliano a quelle sul piede destro di Maradona, piuttosto che di Messi.
Ad oggi, Musetti, spiace dirlo, è incompiuto. A prova di vocabolario.
Si scherza, neh!