Sempre alla solita casella

Roberto Beccantini22 November 2025Pubblicato in Per sport

Fu la Viola, attorno alle idi di marzo, a pugnalare Thiago: 3-0, dopo il 4-0 della Dea allo Stadium. Questa volta finisce pari e non «salta» nessuno: 1-1. Un sinistro randagio di Kostic agli sgoccioli del primo tempo; un mancino tracciante di Mandragora in avvio di ripresa. Pre e post, cori brutti-brutti contro Vlahovic e un’ordalia oggettivamente modesta, salvata – alla lunga, e solo parzialmente: molto parzialmente – dagli episodi.

In ordine sparso: il rigore pro Vlahovic dopo un reciproco «kamasutra» fra Pablo Marì e il serbo cervelloticamente revocato dal Dov’eri al Var. La traversona di Kean. La fuga di Vlahovic tipo Bernabeu, Cierre fino al tiro e poi più. Le paratone di Di Gregorio su Kean e di De Gea su McKennie.

Se Spalletti è nuovo, Vanoli è addirittura nuovissimo. Le zero vittorie e l’ultimo posto non gli appartengono. Ha ritrovato i battiti del cuore, la sua Fiore. E poi c’è Kean: una belva. Che duello, con Kelly. Come le sparatorie ta Vlahovic e Pablo Mari. In assenza di gioco, ci si rifugia nel wrestling. Perdonateci.

Impossibile dare un senso agli errori tecnici di Madama: sono stati una selva. Per «Luscianone» si profila un inverno più caldo degli autunni caldi che ci tramandiamo dalle lotte operaie del Novecento. Gli attaccanti non segnano: né il titolare né le riserve (David, Openda, trattati ormai come mance). E Yildiz, più centrale, ha acceso qualche lumino esclusivamente dal 60’ in su.

La pareggite continua a zavorrare la Vecchia. Siamo al terzo di fila, in pieno stile Motta (e Tudor). E’ sempre alla solita casella, l’abate di Certaldo: la casella dell’eterno ritorno. Momenti di gloria, periodi di sbandamento, calcio masturbato. Assenza totale di leader e quel 3-5-boh che non mi convince. Il punto cementa più Vanoli che Spallettone. Che aveva parlato di scudetto per dare la scossa. Era una finta. Occhio, invece, al quarto posto.

** Udinese-Bologna 0-3 (Pobega, Pobega, Bernardeschi). La squadra di Italiano mi pare la versione italiana del Marsiglia di De Zerbi (a proposito: 5-1 a Nizza). Accetta i rischi (che, per una quarantina di minuti, non saranno lievi), soffre i dribbling di Atta, pressa, morde e, prima di disarmare l’avversario, può togliersi lo sfizio di sbagliare un rigore (con Orsolini, parato da Okoye). E’ l’Orso in persona a offrire il gol rompighiaccio a Pobega; è la costruzione dal basso, portiere incluso, a regalare il bis di Pobega e il sigillo della Bernarda, non senza un tacco prelibato della riserva Dallinga: perché sì, la rosa è profonda. Come il mare di Lucio Dalla.

** Napoli-Atalanta 3-1 (Neres, Neres, Lang, Scamacca). Pensiero e «reazione». Ritocchi e petto in fuori: i «morti» del Dall’Ara sembravano Lazzari volanti. Splendidi gli squilli: di Neres, ala-centravanti (bella trovata), su sponda di Hojlund; bis del brasiliano su invito di McTominay; sgrullata di Lang su spiovente al bacio di Di Lorenzo. La «fu» Dea non graffia. Juric esonerato, Palladino appena arrivato: calma. Sono l’ingresso di Scamacca e i ruttini dei campioni a rendere «umano» il tabellino.

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