Con l’aria della Traviata, «Libiamo, libiamo ne’ lieti calici che la bellezza infiora e la fuggevol, fuggevol ora s’inebri a voluttà», si celebri l’Italia del tennis regina della Coppa Davis per la terza volta consecutiva, la quarta in assoluto. L’ha alzata a Bologna, città polisportiva se ce n’è una. Due a zero all’Austria, due a zero al Belgio e, nella finale, due a zero alla Spagna . Noi, senza Jannik Sinner e Lorenzo Musetti; loro, senza Carlos Alcaraz e Alejandro Davidovich Fokina. C’est la vie.
Matteo Berrettini ha liquidato di forza Pablo Carreño Busta per 6-3, 6-4. A ruota, Flavio Cobolli – un guerriero che mi ricorda il Fausto Gardini della pubertà – ha rimontato e domato un irriducibile Jaume Munar al terzo, per 1-6, 7-6, 7-5. La perfezione non esiste, per fortuna. I capolavori, o le imprese che li avvicinano, nascono anche dagli errori, che creano tensione e premiano, se controllati, i più bravi. Le emozioni hanno tanto culle, e talvolta pure la sorte come levatrice, ma non penso che sia questo il caso. Dalle Atp finals di Torino, vinte da Sinner su Alcaraz, ai diritti e rovesci sotto le Due Torri. Torri, come gli azzurri. «Io ti darò di più», cantava la divina Ornella. L’hanno dato.
A voi, come sempre.
Wolverine…..ahahahahah!!!!
Barcelona. ricordiamolo, primo in classifica, malgrado il polacco…
Capisco che ti sia rimasto nel cuore, dopo aver mandato la tua ndranghetese in finale.
Poi però a Monaco, ti è rimasto nel culo il pentaestintore.
Pensa a quel cesso del tuo Sommer che anche stasera ha fatto vincere i vostri cugini.
Superciuck piu di quel tappo che si é sdraiato ieri sul tiro di Mandragora…ripeto portierino e difatti non lo cerca nessuno sto fenomeno mentre il buon Tek fa il titolare al Barca primo in classifica e ha messo in bacheca in un anno una serie di trofei e di vittorie a Madrid che noi non vedremo in decenni…ma per i fenomeni qui abbiamo preso una grandissima promessa e rimesso a posto il bilancio….vedo sia la classifica che il bilancio
Buona sera, gentile Giovanni. Grazie di cuore per l’esposizione.
Letto questo post di tale Vincenzo Greco sulla pagina di Zampini.Merita.
“Perché la porcheria vista e sentita a Firenze non merita alcun commento sportivo.
Ci vuole una riflessione più generale sul pessimo stato di salute dello stato italiano e del calcio italiano.
A livello politico, la situazione parla da sola: amichettismi, favoritismi di ogni tipo, se non hai l’amico potente o non paghi qualcuno non hai scampo in questa Italietta, in ogni settore, da quello lavorativo a quello giudiziario a quello imprenditoriale.
Il calcio riflette, persino in peggio, questa situazione. Se non paghi non giochi: lo sanno benissimo quei giocatori in erba che si vedono chiedere, da procuratori, direttori sportivi, presidenti di società, quell’”aiuto” per portare avanti la baracca.
L’aiuto consiste nel portare uno sponsor che porta soldi, denaro che gli si da sottomano o che viene messo dallo sponsor direttamente, in cambio ovviamente di qualcosa.
Il do ut des ha ucciso questa nazione, che sia di stampo politico-elettorale, che sia di altro, è un mercimonio di tutto.
Questa è mafia.
Non uso a caso la parola, perché la mafia ha costruito il suo enorme potere su questo ricatto: paghi e ti lasciamo tranquillo, se non paghi ti bruciamo il negozio. Non indaghi su di noi, e ti lasciamo vivere, se lo fai ti uccidiamo.
Il calcio italiano è ormai preda della più totale logica mafiosa.
O stai con noi, e ti lasciamo tranquillo, o se non stai con noi ti rendiamo la vita impossibile.
È per questo che al Napoli di De Laurentiis, appena rinviato a giudizio per falso in bilancio, non è accaduto e non accadrà nulla, nemmeno un punto simbolico di penalizzazione, mentre per casi molto meno gravi e indimostrati la Juventus ha avuto penalizzazioni e danni economicamente enormi.
È per questo che all’Inter, da me ribattezzata Sotefade (società tecnicamente fallita per debiti) – nonostante una esposizione debitoria altissima, una proprietà non riconducibile a nessun soggetto, una infiltrazione della criminalità dentro la tifoseria organizzata e, quel che è peggio, dentro la società stessa – non è accaduto nulla e continua ad essere strombazzata e aiutata in tutti i modi, che ormai non ci crediamo quasi più per quanto questo schifo è palese e tronfiamente esibito.
È per questo che a tante altre società accondiscendenti e complici non è accaduto nulla.
Dove c’è mafia, si sa, guadagnano solo in pochi e non progredisce nulla. Le iniziative imprenditoriali serie sono scoraggiate, azzerate, bruciate; tutto è comandato nell’interesse dei pochi e non certo nell’interesse generale e del territorio.
E infatti con questa logica e conduzione mafiosa il calcio italiano è crollato: a furia di far giocare chi paga, ecco come si è ridotto, a giocarsi la qualificazione ai mondiali ai playoff, dopo aver perso nettamente contro una Norvegia che pareva il Brasile dei bei tempi. E i giornali servi tutti contenti perché lo strombazzato Esposito ha segnato: anche stavolta, logica mafiosa. Qualcuno paga per strombazzare, fare alzare il prezzo del cartellino, guadagnarci. Si deve vendere per oro l’ottone, e qualcuno ti deve certificare che quello sia oro. Un po’ come quei medici che rilasciano certificati falsi per gli scopi più oscuri e inconfessabili.
E così, analogamente al fatto che tanti altri stati non infestati dalla mafia sono andati avanti, con i servizi che funzionano e una classe politica meno indecente della nostra italica, da noi tutti gli altri sport, dal tennis alla pallavolo al basket, fanno sentire la loro voce, alcuni in modo trionfale; mentre il calcio italiano, infestato dalla mafia, crolla sempre più nelle sedi più infime e infernali.
In questa grande mafia, ovvio che chi si mette contro il sistema, come ha fatto Andrea Agnelli con la questione Superlega, viene duramente combattuto e ucciso, proprio come Cosa Nostra ha fatto con i giudici che le facevano male. Sappiamo come siano stati – metaforicamente – uccisi Agnelli e la sua Juve, quella forte sportivamente, degradata a dover essere condotta da proprietari e dirigenti anonimi. I quali sembrano proprio la nostra classe politica, che lascia fare in modo ubbidiente lo svolgersi di tutta la criminalità.
Insomma, non credo non debba spiegare oltre il perché della foto in copertina di questo post: stasera è del tutto evidente come nel calcio italiano abbia stravinto la mafia. E io allora preferisco mettere in copertina il più illustre rappresentate della parola mafia. Con una differenza tra il mafioso di Cosa nostra e i mafiosi calcistici, che esprimo con tutta l’amarezza possibile. Che, a parziale consolazione di chi vive una vita onesta non scegliendo la mafia, c’è la riflessione che i mafiosi vivono una vita da braccati, eternamente nella paura di essere uccisi da qualche fuoco amico o arrestati. I mafiosi calcistici agiscono invece indisturbati e tronfi.
Stasera nell’indecentissimo stadio di Firenze la mafia calcistica ha segnato la sua vittoria più schifosa nel momento in cui all’ennesimo coro razzista contro Vlahovic non è stato fatto nulla (ci sarebbe voluto uno 0-3 a tavolino), quando all’ennesimo coro per i 39 morti di Bruxelles non è stato fatto nulla (ci sarebbe voluta una lunga squalifica del campo) e quando Doveri, il più supino esecutore degli ordini dall’alto, si fa correggere dal Var – che per protocollo neppure poteva chiamarlo – una delle poche decisioni buone prese, revocando un rigore nettissimo.
Un’altra società ritirerebbe la squadra dal campionato – con particolare coraggio avrebbe dovuto ritirarla da questo campo dopo i primi minuti di gioco – e penserebbe a come investire in altre attività e in altri campionati evitando di fare ingrassare la mafia calcistica italica e togliendole una delle fette più grosse di ricavo, considerato che la Juve ora come ora fa guadagnare questi mafiosi qui (e in questo rinnovo l’invito a disdire l’abbonamento alla insentibile e inguardabile Dazn). La società più succube di sempre invece non dice nulla, pensa agli algoritmi e agli affaretti di famiglia che non si possono toccare per “colpa” del calcio e della Juve.
Per chi proprio vuole saperlo, per quel nulla che conta in questo campionato falsato dalla presenza di una società che avrebbe dovuto fallire e di tante altre, a partire dal napoli, che avrebbero dovuto avere molti punti di penalizzazione, la partita è finita 1-1. Si è vista la solita Juve anonima, come la sua società: del resto, se non ha spina dorsale e senso di identità la dirigenza e la proprietà come possiamo pretendere che l’abbia questa accolita di giocatori mediocri che sembrano scelti per caso?”
(Vincenzo Greco)
Soprattutto: perchè il pestone a Thuram di stasera è rigore (e aveva già calciato il pallone, tra l’altro, quindi pestone ininfluente) e quello su Conceicao no…?…è una presa per il culo, dài, punto.
Viste ora le immagini del rigore dato ai prescritti.
Senza senso, come senza senso é stato sfilarcene uno ieri.
Questa roba che ancora chiamano calcio ormai é sempre meno interessante, in campo si passeggia e poi il risultato troppo spesso é pilotato dal VAR, o dalla coppia VAR-arbitro, chiaramente indottrinati a dovere.
Puah.
Noi facciamo pena ma ormai sta roba non ha più nessuna credibilità.