La «Coppa Italia»

Roberto Beccantini23 November 2025Pubblicato in Per sport

Con l’aria della Traviata, «Libiamo, libiamo ne’ lieti calici che la bellezza infiora e la fuggevol, fuggevol ora s’inebri a voluttà», si celebri l’Italia del tennis regina della Coppa Davis per la terza volta consecutiva, la quarta in assoluto. L’ha alzata a Bologna, città polisportiva se ce n’è una. Due a zero all’Austria, due a zero al Belgio e, nella finale, due a zero alla Spagna . Noi, senza Jannik Sinner e Lorenzo Musetti; loro, senza Carlos Alcaraz e Alejandro Davidovich Fokina. C’est la vie.

Matteo Berrettini ha liquidato di forza Pablo Carreño Busta per 6-3, 6-4. A ruota, Flavio Cobolli – un guerriero che mi ricorda il Fausto Gardini della pubertà – ha rimontato e domato un irriducibile Jaume Munar al terzo, per 1-6, 7-6, 7-5. La perfezione non esiste, per fortuna. I capolavori, o le imprese che li avvicinano, nascono anche dagli errori, che creano tensione e premiano, se controllati, i più bravi. Le emozioni hanno tanto culle, e talvolta pure la sorte come levatrice, ma non penso che sia questo il caso. Dalle Atp finals di Torino, vinte da Sinner su Alcaraz, ai diritti e rovesci sotto le Due Torri. Torri, come gli azzurri. «Io ti darò di più», cantava la divina Ornella. L’hanno dato.

A voi, come sempre.

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