Felpa & Cabal

Roberto Beccantini14 December 2025Pubblicato in Per sport

Sullo sfondo della guerra tra Felpa e Bitcoin (vengo anch’io? No, tu no. Ma perché? Perché no), la Juventus si è tolta lo sfizio di battere il Bologna: 1-0 al Dall’Ara, testa di Cabal, sostituto di Cambiaso, su cross di Yildiz, il migliore con Kelly e Di Gregorio. Intuizione del «Luscianone», si dice in caso di vittoria. E in caso di sconfitta?

E’ stata un’ordalia di timbro inglese, croccante nel primo tempo, un po’ meno nel secondo, con le parate di Of Gregory e la traversa di Zortea, ma anche con la Gobba vicina al gol se solo non avesse sciupato l’ultimo passaggio. Se «Stanlio» David resta un problema, «Ollio» Openda è stato, a suo modo, la soluzione: entrato con il piglio del «non sono così scarso come sembra», ha procurato il rosso di Heggem (68’) e, dal momento che non stiamo parlando di Haaland, ha sprecato il raddoppio negli sgoccioli del recupero: bravo Ravaglia, vago lui. Aperta parentesi: il «nove», fra Dallinga e Castro, è mancato persino al Bologna.

Madama ha sofferto, ha rischiato (Koop dalle parti di Orsolini, mamma mia), ma ha meritato. Sempre sul pezzo, uomo su uomo, più padrona che schiava a centrocampo, proprio là dove il pressing degli avversari di solito spazza via fanti e trincee. Thuram e Locatelli hanno oscurato Moro e Ferguson (quantum mutatus ab illo). La Vecchia aveva giocato mercoledì, il Bologna giovedì: di Italiano non ho capito la rinuncia a Bernardeschi, l’hombre di Vigo.

Se a Napoli era stato l’Abate a sbagliare formazione, e con il Pafos i giocatori a ciccare l’impatto, questa volta allenatore e squadra hanno dato il massimo. Vero, il Bologna in casa aveva già perso con la Cremonese di Vardy, ma per Madama erano giorni complicati. Ha avuto il coraggio di spingere oltre – come Lucumi, David – i suoi limiti. Gli spiccioli di Bremer sono un buffetto. Ciò premesso, calma. I traguardi, alla Juventus, sono tappe.

** Milan-Sassuolo 2-2 (Koné, Bartesaghi, Bartesaghi, Laurienté). Sculaccia l’aristocrazia, ma non il ceto medio, la squadra «senza allenatori» (e senza centravanti): 1-2 Cremonese, 2-2 Pisa, 2-2 Parma, 2-2 Sassuolo. E comunque, doppietta di un terzino. Honni soit chi parla di schemi. Splendide le reti degli emiliani. Momenti-chiave, l’ingresso di Laurienté (gol e palo) e l’uscita di Pulisic. Nebbia in val Padana e nelle aree: un gol dell’americano, un contatto Pavlovic-Cheddira. Dubito ergo sum.

** Udinese-Napoli 1-0 (Ekkelenkamp). Secondo k.o. di fila, per «Andonio», dopo la lezioncina di Mou. La Champions pesa, specialmente se lo fai pesare. I «watussi» di Runjaic hanno strameritato, al di là degli episodi, dei centimetri e dello sgorbio terminale di Hojlund. Splendida la lecca di Ekkelenkamp. Imbattibile in casa, battibilissimo in trasferta: ‘o Napule si faccia due Conte (visto che i giocatori eccetera eccetera).

** Genoa-Inter 1-2 (Bisseck, Lautaro Martinez, Vitinha). Vittoria e sorpasso. Dal Liverpool a Marassi, 5’ di scaramucce e poi i pugni sul tavolo: randagio il mancino di Bisseck, «cattivo» il sinistro del Toro. De Rossi ha rivoltato il Grifo, ma l’arsenale di Chivu è da film. Almeno in patria. E se Vitinha riapre la pratica, i più forti gliela contendono e, anche se a fatica, la chiudono.

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