Anatomia degli istanti

Roberto Beccantini28 December 2025Pubblicato in Per sport

Gli episodi, questi «impostori». L’erroraccio di Djimsiti che spalanca l’area alla coppia Pio-Lautaro, triangolo e sinistro radente. Era il 66’. Lo sgorbio di Samardzic che, imbeccato da De Ketelaere, si mangia – di mancino, il suo piede – il più comodo dei pareggi. Era l’87’. E così, Atalanta-Inter 0-1.

Non può essere un caso se l’Inter non perde dalla Dea, con o senza Gasp, dal novembre 2018. E infatti non lo è, al di là dei dettagli. L’ordalia è stata vibrante, la squadra di Chivu l’ha dominata per un tempo e governata sino al 70’ o giù di lì.

Doppio play, Calhanoglu-Zielinski, Barella simil trequartista, Thuram e il capitano a scambiarsi, Dimarco ala, Bastoni e Bisseck in appoggio: difficile, per chi marca a uomo, orizzontarsi in tutto quel tourbillon. Palladino invocava da Scamacca e De Keteleare soccorsi che l’aggressività degli avversari, con Akanji in testa, riduceva al minimo.

Non fioccavano, le occasioni, ma insomma: Carnesecchi salvava su Thuram, sul Toro e, in avvio di ripresa, su Luis Henrique (meno timido). E Barella ciccava in proprio. A un certo punto, Chivu toglieva Thuram, calante, e sguinzagliava Pio Esposito. Un segno del destino. Djimsiti, Pio, Martinez: anatomia di un istante.

L’Atalanta aveva guadagnato zolle. E l’Inter, magari, stava calando. Il gol ha spaccato la notte; Samardzic – un panchinaro – avrebbe potuto raccoglierne e incollarne i cocci, invece no. Anatomia di un altro istante. Se escludiamo il Bologna di Riad, l’Inter non ha mai pareggiato. Un’anomalia che ne fotografa lo spirito e la tendenza. Cavalca gli eccessi, nell’architettura della manovra e nella danza dei momenti, prova ne siano i rovesci con Udinese e le Grandi (Juventus, Napoli e Milan in patria; Atletico e Liverpool in Champions). Potrà sbagliare, l’Inter, sgonfiarsi o non chiudere le pratiche, ma si rialza sempre.

** Cremonese-Napoli 0-2 (Højlund, Højlund). Da Riad allo Zini, in carrozza. Prova d’orchestra, prova di forza. Alla faccia del tabù trasferta. La trama galvanizza Conte e non mortifica Nicola. Lo scarto l’hanno scolpito la differenza dei piedi e la fame del danesone. Doppietta di rapina. Alla Pippo Inzaghi.

** Milan-Verona 3-0 (Pulisic, Nkunku su rigore, Nkunku). Mezzogiorno di fuoco, a San Siro. Per un tempo, Hellas capace d’imbrigliare un Diavolo assai docile. Poi, d’improvviso, tre pere. Pulisic, abbonato a queste cerimonie, e il desaparecido Nkunku: rigore procurato e trasformato, tap-in dopo sventola di Modric, Oscar alla regia. In tribuna, Füllkrug: hai visto mai…

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