Spossessati

Roberto Beccantini17 January 2026Pubblicato in Per sport

Da Como a Cagliari stravince il «blocco basso». I caroselli dei Risultatisti chissà quando finiranno. Pisacane-Allegri trasforma l’unico tiro «vero» (di Mazzitelli, su punizione di Gaetano: Kalulu in ritardo, Perin pure; gran gol) nel tesoro dell’isola. Luscianone-Cesc si aggrappa ai vetri delle parate di Caprile-Maignan (fatte le debite proporzioni, ça va sans dire) su Miretti, Cambiaso e Yildiz; al palo del turco; a un rigore concesso e poi revocato da Massa al Var (contatto Mazzitelli-Miretti: boh); a 18 angoli a 1; e, l’avrete dedotto, a un possesso di quantità guardiolesca. I fantasmi del Lecce: rieccoli.

E’ il calcio, signori. Inutile fingere di scoprirlo ogni volta che il cilicio batte il cilindro. Già in avvio, a pressing spianato, Madama tirava poco e nessuno l’accendeva: nemmeno Yildiz, che sarebbe poi cresciuto e l’avrebbe presa per mano. Mi ha spiazzato la mossa di Koop, preferito a Thuram. Forse, in funzione Mou. Le circolari indicano che non meritava di perdere, la Vecchia. Come non lo meritava il Como. Ma Cagliari e Milan cos’hanno rubato? Nulla.

David è tornato «Stanlio», e Openda, entrato come il Portoghesino, Zhegrova e Adzic, non ha fugato la nomea di «Ollio». Per Spalletti, dopo 5 successi e 1 pari, è il secondo k.o. A dieci punti dall’Inter, urge afferrare la maniglia della zona Champions. E tenerla ben stretta. Intanto: mercoledì il Benfica, domenica il Napoli. Entrambi allo Stadium. Snodi cruciali.

Cagliari: tutti dietro, appassionatamente. Luperto e Mina a mulinare la clava, valichi presidiati, corridoi sequestrati, avversari costretti a sudarsi le rare scorciatoie. Lo so, è difficile azzeccare un tranciante o un dribbling in selve così folte, ma proprio questa è la differenza che spariglia le gerarchie. Se non ci riesci, può essere che la lotteria degli episodi s’inalberi.

Scusate, ma sento ancora i clacson e gli slogan degli anti-Prestazionisti. Voi no?

** Udinese-Inter 0-1 (Lautaro Martinez). Delle Medio-piccole, era stata l’unica a strapparle punti: tre, addirittura; e per giunta a San Siro (1-2). Altra musica, in Friuli. La rete di Lautaro, undicesima della collana, su tocco di Pio (con il Lecce fu il contrario), una rete di fionda e sasso, e poi dominio assoluto per 80’. Negli sgoccioli, Runjaic – orfano del miglior Zaniolo post Roma – ci ha provato con due punte, Chivu ha risposto con Bisseck + Acerbi (entrato) + De Vrij (idem), Akanji lucchetto un po’ più avanti e fuori il capitano. Mica fesso, il Reverendo. Ottava vittoria nelle ultime nove e la bilancia dell’Arsenal su cui salire.

** Napoli-Sassuolo 1-0 (Lobotka). Non segnava da tre anni e cinque mesi, «Robotka». Partita di resistenza e sofferenza, con altri tre «caduti»: Elmas, Rrahmani, Politano. E martedì, a Copenaghen. Occasioni di qua, occasioni di là. Grande, Milinkovic-Savic su Lipani. Il solito leone, Højlund; a fendenti alternati, McTominay. Conte, squalificato; Stellini, in panca; e un Maradona che ha capito il momento. Sempre sul pezzo, la squadra di Grosso. Venivano, i campioni, da tre pareggi: e questa era la classica sfida da vincere. Non importa come. Appunto.

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