Coraggio (in tutti i sensi)

Roberto Beccantini25 January 2026Pubblicato in Per sport

Era un Napoli spolpato, senza un sacco di titolari (titolari veri) e i miei studi giocatoristi non possono non farlo presente. Verrei meno al mio giuramento. Ecco perché il 3-0 dello Stadium rilancia, sì, la Juventus spallettiana, ma pur sempre dentro le ragnatele di un’ordalia che ha celebrato il debutto partenopeo di Giovane, il ritorno di Lukaku e persino di Gatti.

Certo: il gol di David, su tacco di Locatelli; il palo di Thuram (con Loca sul podio); la «parata» di Buongiorno sul sinistruccio docile docile di Conceiçao; poi, dopo cambi che mi erano apparsi oggettivamene cervellotici, lo sgorbio di Juan Jesus, l’assist di Miretti per Yildiz e il sinistro filante di Kostic dal limite. A fronte, per la cronaca, di bolge non esattamente dantesche e di un episodio dubbio assai al 39’ (doppio kamasutra Bremer-Højlund e Kalulu-Vergara in area, su cross di Gutierrez, sorvolato in onore del metro liberista preso dagli arbitri dopo la svolta doveriana di Inter-Napoli 2-2: contenti loro).

Bel primo tempo. Con Madama a cassetta, padrona del pressing, e i campioni a rincorrerla, incerottati com’erano. Se blocchi McTominay con la gabbia e Højlund con Bremer, sei già a buon punto. Nel secondo, il Napoli ha cercato il tutto per tutto. Conte ha chiuso con il tridente, addirittura. Ma proprio Big Rom ha svirgolato la cosiddetta rete della bandiera. Sembrava, la Vecchia, un po’ troppo sulle sue. Non riusciva ad alimentare il contropiede. Ronzava, preoccupata, attorno a Locatelli e Thuram. Dall’altra parte, però, nessuno riusciva ad armare tiri degni di nota, se non su punizione (un paio: smorzate, peraltro, dalle barriere).

Al Maradona, Luscianone aveva sbagliato molto. Stavolta no. Ha fatto tesoro degli errori: al diavolo il falso nueve. E l’Indice piangente? Aggrappato alla partita sino al 78’, quando l’erroraccio di Juan Jesus ha fissato l’ultimo confine. Quello da cui non si torna più indietro.

** Roma-Milan 1-1 (De Winter, Pellegrini su rigore). Questa volta l’hanno beccato, Max, e costretto a restituire parte della «refurtiva». Al primo pareggio, gli opliti di Gasp hanno attaccato sempre, salvo rari momenti e rarissimi episodi, da uno dei quali – in avvio di ripresa – era «nato» il gol di De Winter: di testa, su parabola di Modric. Fin lì, e da lì in poi, Lupa all’arrembaggio, mischie su mischie, i guanti di Maignan onni-tangent, stinchi di santi e di fanti. Il Diavolo si era chiuso a catenaccio. L’Ego di Trigoria ha ruotato le punte (da Dybala-Malen-Soulé a Pellegrini-Robinio Vaz-Venturino) e raccolto l’1-1 da un rigore di Pellegrini, figlio di un mani-comio di Bartesaghi, uno dei migliori. Leao e Nkunku? Non pervenuti. Pulisic? Troppo tardi. Ai punti avrebbe stravinto la «Maggica», ma le brecce di Porta Pia hanno fatto la sua storia. E l’Inter vola via.

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