Non aspetta più

Roberto Beccantini1 February 2026Pubblicato in Per sport

Juventus padrona al Tardini, fra reti mangiate (Conceiçao, subito: bravo Corvi), traverse (del Portoghesino); gol segnati (di Bremer, zuccata su angolo di Conceiçao; di McKennie, su cross di Kalulu, imbeccato da David; ancora di Bremer, in mischia; di David (!) su gaffe del portiere); tre ammoniti in 26’ per eccesso di «zelo» (Conceiçao, Bremer e McKennie, costui a rischio rosso); e il «suicidio» di Cambiaso, non nuovo a gesti così estremi ed estremisti. Era il 51’, e al Parma sommerso per mezz’ora, e comunque capace di impegnare Di Gregorio con Valeri, Oristanio e, al 92’, con Pellegrino, non sembrava vero. La zampata di Bremer, tre minuti più tardi, ha ristabilito le distanze nel censo e nel tabellino.

Spallettone aveva intimato di seppellire la gita a Montecarlo. Quattro a uno: fatto. Cuesta, di non aver paura. Sulla carta, forse. A destra, Madama straripava. A sinistra, meno. Yildiz, sgonfio, chiedeva addirittura il cambio. Succede. Miretti ha contribuito al possesso e al controllo, spesso dominante. Al Milan del Feticista non erano bastati due gol di vantaggio. Succede anche questo.

Non è più la Juventus che aspetta l’avversario, non è ancora una Juventus onnipotente. E’ però una squadra che gioca di squadra, coinvolgendo il gruppo, come certificano i 16 marcatori. Voce di popolo: ah, se avesse un centravanti. Al netto delle sponde di David, e del suo tap-in facile facile, tre delle quattro pere sono state raccolte da uno stopper e da un apolide, il texano, che «Luscianone» si coccola in nome del calcio che aborre i ruoli fissi, al contrario di Checco Zalone.

Omerici, i cozzi tra Bremer e Pellegrino. Ombroso, Bernabé. E la fase difensiva, un mezzo disastro. Aspettando Godot (Icardi, Kolo Muani? nessuno?), la Vecchia procede nella sua marcia. Recuperi alti, pressing calibrato e segni che qua e là, a patto di non ubriacarsi di melassa, stanno risvegliando piccoli sogni.

** Cremonese-Inter 0-2 (Lautaro Martinez, Zielinski). Nicola in emergenza, Chivu sul velluto. Angolo di Dimarco, sulle cui traiettorie è da un po’ che non tramonta il sole, e testa del Toro. Lo stacco riporta alla natìa Bahia Blanca, terra di calciatori (Daniel Bertoni) e cestisti (Manu Ginobili: sull’attenti, per favore). Il raddoppio esplode dal sinistro di Zielinski (e da un effetto che confonde Audero). Settima vittoria consecutiva in trasferta. Se si salverà, la Cremo, si salverà per quello che ha fatto, non certo per quello che sta facendo. Al di là del palo di Zerbin.

[Inter col botto: un petardo lanciato dalla sua curva ha intontito Audero. Era il 50’, stop di 3’: Audero si è ripreso, Lautaro ha invitato la feccia a desistere. «L’imbecille non si accontenta di sbagliare. Vuole affermare il suo errore in modo deciso, ha bisogno che tutti lo vedano», copyright di Fabrizio Campagna].

** Como-Atalanta 0-0. Peccato. Il rosso ad Ahanor dopo appena 8’ (per sciocchezza ritorsiva nei confronti del provocatore Perrone, ammonito) ha trasformato il dialogo in un monologo. E in questi casi, la mano dei tecnici (Fabregas, Palladino) lascia il passo ai piedi, all’istinto e al cuore dei dipendenti. Cambi a parte: chi può. Nel bel mezzo delle selve oscure i dribbling e i passaggi filtranti diventano i machete di cui non sempre si è provvisti. E poiché non c’è assedio che non reclami un eroe, Carnesecchi si candida e io l’appoggio. Ha parato il parabile e, al 98’, persino un rigore a Nico Paz, frutto di un mani-comio di Scalvini. Dedicato agli «gnurant» del penalty uguale rete. Nico, per la cronaca, ne ha ciccati tre di fila.

** Napoli-Fiorentina 2-1 (Vergara, Gutierrez, Solomon). Fanno notizia le due Americhe scoperte da Conte-Colombo. Prima domanda: Vergara. Tra i migliori, se non il migliore, con Juventus, Chelsea (un gol, bellissimo) e Viola (un gol, bello). Por qué non concedergli fette di torta quando i titolari erano disponibili? Adesso sono capace anch’io. Seconda domanda: si gioca troppo. Ci voleva il k.o. di capitan Di Lorenzo (auguri) per denunciarlo? La scorsa stagione, fra campionato e coppe varie, l’Inter disputò 18 partite in più del Napoli (59 a 41), eppure non ricordo piagnistei del Martello salentino. Mah. I calzettoni giù di Vergara, 23 anni, mi hanno commosso: provate a immaginare perché.

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