Ci mancava solo Di Gregorio. Da mesi senza centravanti, e adesso pure senza portiere. Dagli alluci erranti del Meazza al pugno sbilenco sul tiro di Vojvoda (il primo, naturalmente: non è una scusante). Continua a perdere, la Juventus, prigioniera delle sue maglie carcerarie, del mercato e dell’alibismo di Comollì, di una manovra tornata pozzanghera, dopo aver illuso di poter diventare fiume.
Il Como gioca. Sempre. Palleggia. Potrà sembrare noioso, e ogni tanto lo è, ma Aladino-Cesc non ha la sua lampada (Nico Paz), dettaglio cruciale. Orfano di Kalulu e Bremer, «Luscianone» ha smarrito il filo d’Arianna, tanto di moda di questi tempi. Un errore di McKennie, lui quoque, innesca l’azione del gol rompi-ghiaccio, un siparietto tra Koop e Di Gregorio apparecchia le schegge della traversa di Da Cunha.
Madama ricorda un boy-scout che ha dimenticato la bussola: e adesso? Un destro di Yildiz, sventato di guanti, e un polverone quasi padano. Del turco si rammentano, se mai, le botte subite («a gratis») e un forsennato recupero su Baturina, da area ad area (ma al contrario). Dalle parti di Ramon e Kempf piovono cross innocui, il Como assorbe e riparte, il texano così ai margini non aiuta, Locatelli ha perso il tocco, Thuram si butta (ma non è Rabiot: repetita iuvant), Miretti gira in folle.
Palle-gol? A rigor notis, una: di Openda, su lancio di Kelly, con lob in braccio a Butez. Era il 22’. La ripresa si consegna al tiki-taka di avversari sempre sul pezzo e quasi mai disturbati. Da un angolo pro Goeba nasce, stupendo, il contropiede del 2-0: Sergi Roberto-Da Cunha-Caqueret. Sull’attenti, please. Un palo di Koop, da punizione, le staffette tristi, il giallo a Loca, i fischi dei parenti stretti accompagnano il corteo funebre. Quattro sconfitte nelle ultime cinque partite. Tranquillo, Abatone: non scenderò dal carro. Où sont les pieds d’antan? Où?
** Lecce-Inter 0-2 (Mkhitaryan, Akanji). Il turnover, la testa in bilico tra il cartellino da timbrare e i norvegesi da rimontare. In assenza di Lautaro, il Reverendo la risolve con i panchinari, Mkhitaryan e Akanji, su angoli di Dimarco (al 14° assist, segnalano dalla Lega). Hanno retto per 75’, i salentini. Generosi ma terribilmente spuntati. Poi la resa ai più forti. Che già avevano seminato brividi e creato occasioni. Non una passeggiata. Non una tortura. La vita.
Beck, is everything O.K.?
Semprechè il milan si svegli
Forza Grifone…..
Dai, zingaro, parlaci ancora dei rimbalzi irregolari del pallone sul sintetico, dai..!
Di Marzio patetico
È stata la temperatura sottozero, sicuro
Il volto e la voce di Bergomi sono una gioia per gli occhi. Bellissimo!
Chissà se lo zingaro rumenoajche stasera darà la colpa al campo sintetico