Inter, non così

Roberto Beccantini24 February 2026Pubblicato in Per sport

Padre calcio ne ha sempre una. La squadra alla quale avevano segnato, la stessa sera, Openda e David, elimina addirittura la squadra che, in Italia, ha 10 punti sulla seconda. E con pochi se e pochissimi ma: 3-1 al Polo, 2-1 a San Siro. Bodø/Glimt nella storia, il mio vaticinio (60%-40% pro Inter) nel cesso. Eppure mi avevano garantito che il letargo porta ruggini. Mecojoni!

La pattuglia di Chivu è stata lenta, piatta, facile da leggere. Non che non abbia creato occasioni (un paio di parate di Haikin su Dimarco e Frattesi, la mossa del Reverendo; un salvataggio di Hogh; il palo di Akanji; la rete «mischiosa» di Bastoni), ma «cattiva» e sveglia di pensiero, mai. E così: cinque sconfitte nelle ultime sei di Champions. Niente ottavi. L’Inter, finalista nel 2023 e nel 2025.

E’ il periodo dei norvegesi. Nazionale (3-0 a Spalletti e 4-1 a Gattuso), club (il Bodø, appunto), i singoli (tripletta di Sørloth nel 4-1 dell’Atletico al Bruges). Knutsen ha atteso, sornione. Blocco basso e ripartenze (una volta: catenaccio e contropiede, ma chi se ne frega). Poi, al primo sgorbio (di Akanji), zac: Hauge, ex Milan, dopo mezzo miracolo di Sommer.

L’Inter non ha mai cambiato ritmo. Corner, cross, zuccate: e loro, al guinzaglio di Berg, chiusi al centro e un po’ aperti sulle fasce. Pressanti, umili, pazienti. Invano Cagnotto-Barella, Dimarco e Zielinski hanno cercato di sabotare la trama. Non ci sono riusciti: e nemmeno le staffette. Mancava Lautaro (e vi raccomando Thuram: un fantasma). Un solo guerriero: Pio.

Il raddoppio di Evjen sgorgava da un ricamo degno della sartoria catalana, oltre che da un 4-4-2 ringalluzzito dagli episodi. Poi, è chiaro, nel dubbio palla in tribuna e costruzione dal basso vietata. Non ricordo, da parte dei tifosi Norway, sbuffi d’ira. Hanno vinto i più bravi, non i più forti.

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