Pensarci prima, no? E Dea gratias

Roberto Beccantini26 February 2026Pubblicato in Per sport

Se all’Atalanta serviva un’impresa (complimenti), la Juventus avrebbe avuto bisogno di un miracolo. L’ha inseguito. L’ha sfiorato. Nonostante la cronica assenza di un «nove»; nonostante la cervellotica espulsione di Kelly al 49’ (pestone a Yilmaz: il rosso che cancella il giallo non esiste, ma era già ammonito); nonostante gli errori sotto porta dei migliori, Yildiz, Thuram (quanto ha pianto, povero), gli sgorbi di Zhegrova e il palo di Yildiz. Forte del 5-2 di Istanbul, il Galatasaray ha giochicchiato con supponenza, rifugiandosi in una vasta gamma di ammuine, Osimhen furibondo per il lassismo dei suoi sodali.

Erano arrivati sul 3-0, gli spallettiani, in virtù di un rigore di Locatelli, arpionato da Thuram, e grazie a un secondo tempo degno della storia aziendale. La cacciata di Kelly li aveva come trasfigurati. Tap-in di Gatti, zuccata di McKennie a correggere una sponda di Koop, Zhegrova che dribbla il possibile e si mangia l’impossibile: persino all’alba dei supplementari.

In dieci, non poteva non calare, Madama. E Buruk, che un genio – a naso – non deve essere, ha messo dentro un altro centravanti. Icardi, ex Inter. Morale: palla persa da Adzic, tocco di Icardi, Gatti – in debito di ossigeno – arranca, il leonino Osimhen trova un varco nella gabbia e infila tra le gambe di Perin, preferito temerariamente a Di Gregorio. Il 3-2 di Yilmaz ha guarnito il tabellino e moltiplicato i rimorsi.

Il popolo, che aveva fischiato le passeggiate per i vicoli del Como, applaude orgoglioso. Ha apprezzato lo spirito, il cuore, gli impulsi. Il problema è che «la» Juventus dovrebbe giocare sempre così. Inoltre: doppietta di un centrocampista sul Bosforo (Koop); penalty e squillo di due centrocampisti (Locatelli, McKennie) e di uno stopper (Gatti) allo Stadium. E gli attaccanti? Per tacere di un dato, questo: un espulso all’andata e uno al ritorno, ocio. In trasferta, crollo alla distanza. In casa, decollo alla distanza. A testa alta, ma in pugno, niente. Fuori dalla Coppa Italia, fuori dalla Champions: e domenica sera, la Roma all’Olimpico.

Almeno una agli ottavi. E, modestamente, una Dea. In capo a una partita che resterà nella memoria degli appassionati, l’Atalanta rimonta il Borussia, da 0-2 a 4-1. L’ha risolta un rigore «varista» che Samardzic, fin lì periferico, ha trasformato al 98’. L’azione: errore in uscita del portiere, cross di Pasalic, cozzo aereo tra «Malsebaini» e Krstovic. Gamba un po’ su, testa un po’ giù: l’arbitro va alla tv, cambia idea, indica il dischetto ed espelle, già ammonito, il difendente.

Che rumba, ragazzi. Sostituto di Juric, che poco era stato capito e ancora meno, forse, aveva capito, Palladino ha raccolto le orme del Gasp traducendole in un gioco non altrettanto ossessivo ma all’altezza delle nozioni, delle ambizioni. Cambi di versante, incursioni da dietro e la volontà del rischio.

La fortuna ricevuta – premiata polleria Svensson & «Malsebaini» sul gol di Scamacca; carambola di «Malsebaini» (sempre lui, un disastro) sulla sassata di Zappacosta; palo di Beier – l’ha meritata per piglio e geometrie. Tutti hanno dato tutto: anche Carnesecchi, le rare volte che l’hanno chiamato in causa. E vi raccomando Lorenzo Bernasconi, 22 anni, fascia sinistra.

I tedeschi ronzavano per il campo a corto di progetti e di iniziative. Hien si arrampicava su Guirassy, Zalewski dribblava e spremeva i guanti di Kobel. Se non era dominio, era controllo. Il 3-0, in avvio di ripresa, lo firmava Pasalic, di testa, su parabola di De Roon. Pasalic, croato: uno che, dovunque va, lascia fatti e non opinioni. Discutiamone pure: ma fatti. Kovac si svegliava e inseriva Adeyemi. L’Atalanta fletteva, e proprio Adeyemi, di sinistro, firmava la rete, splendida, del «pareggio».

I duellanti, la lingua di fuori, continuavano a scornarsi, un’azione di qua e una di là, brividi nell’area bergamasca e in quelle crucca, con Samardzic che bene si liberava ma male saettava. Sino all’epilogo del penalty. Contestatissimo dai vinti. Rimanevano, a imperitura memoria, due cose: l’ordalia, salgariana, e il successo, hitchcockiano.

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