Diavolo di un Sarri. Fa scendere Max dal pullman, gli offre ampi parcheggi e lo prende alle spalle isolando Isaksen (come allo Stadium, chez Madama). Lancio dalle trincee, il danese si mangia Estupiñán – proprio lui, l’eroe del derby – e fulmina Maignan. Lazio-Milan 1-0 ruota attorno a una scelta, a un episodio, alla traversa di Taylor, al botta e risposta Maignan-Maldini, a un Feticista che cambia e ricambia – 3-5-2, 4-3-3, 4-2-3-1 – al pugno di angoli a referto. Più di corsa e di garra, i laziali decimati; troppo legati ai calcoli e a Modric, i rossoneri imbalsamati (già senza Rabiot e con Pulisic nebbioso).
Il ritorno del popolo eccita il lessico di «C’era Guevara». Leao centravanti si conferma, in compenso, un obbrobrio tattico: un po’ perché non lo servono, un po’ perché fa capire, ciondolando, di non volerlo essere. Sostituito, abbraccerà il mister come un serpente la preda. Migliore in campo, Gila. E bravo pure Motta, classe 2005, il portierino di Biella. Alla fine della fiera: Inter 68, Milan 60, Napoli 59. Punto e a capo.
** Como-Roma 2-1 (Malen su rigore, Douvikas, Diego Carlos). Nel primo tempo, una sola squadra al comando. Quella che perdeva. Succede. A Diego Carlos non riesce la costruzione dal basso, rigore su El Shaarawy, settimo squillo di Malen. Attorno, una superiorità frustrata dai riflessi di Svilar. Veniva, il Gasp, dall’euro-pari di Bologna: energie preziose. Nella ripresa, Cesc – che fin lì aveva travestito «giraffa» Ramon da centravanti – inserisce un nove vero, Douvikas che pareggia subito. La Lupa stava cercando di uscire dalla tana, il rosso a Wesley per cumulo (molto esoso, il giallo bis su Diao) consegna il destino ai più bravi. La nemesi, generosa, offre a Diego Carlos l’onore di firmare, in mischia, il sorpasso. Dopodiché, traversa di Da Cunha, uscita di un Nico non esattamente Real e Como quarto, da Champions: nel gioco, nei soldi, nei baci degli dei.
Ma da quando programmare è sbagliato? Se l’avessimo avuta davvero la capacità di programmare nel dopo Allegri (parlo del primo Allegri, che per me doveva chiudere già dopo Cardiff) probabilmente non saremmo in queste condizioni.
e nemmeno “programmare”
beh fosse così Spalletti non firmerebbe. Il prolungamento a Spalletti mi conforterebbe nn solo per la bravura dello stesso, ma evidentemente per sue certezze acquisite. Alla sua età alla Juve vuole vincere, non vivacchiare.
Beh certo, Il credibile Comolli, chevdice a Spalletti vogliamo vincere, non ti preoccupare, il mercato lo faccio io, te pensa ad allenare i nuovi Openda e David……
ah tentare di vincere da subito, non per intraprendere un percorso di crescita per poi tentare di vincere nel 2030/2031
io credo che più che molta voce Spalletti voglia conferma che l’intendimento di proprietà e dirigenza sia di allestire una squadra competitiva per tentare di vincere, non per “entrare nelle prime 4″. Mettiamola così, Spalletti indicherà i profili dei calciatori da acquistare e poi la società individuerà tali profili, li sottoporrà a Spalletti il quale darà il via libera all’acquisto o meno. Mi sembra la miglior forma di sinergia possibile, anche perchè poi vi sono risvolti economici.
A quanto si racconta e trapela sembrerebbe che una delle condizioni principali poste da Spalletti per il suo rinnovo sia, appunto, quella di avere MOLTA voce in capitolo nel mercato, e non propriamente per dare soltanto “suggerimenti “
Cosi come e’sicuro che alla juve Ottolini ascolta e poi decide.
Ci mancherebbe che uno del calibro di Ottolini lasciasse decidere a spalletti….
Lassieeeeeeeeeeeeee…..ah ah ah ah ah ah ah!
Ascolto eppoi decido.
Sicuro,come no.
Pep Luis enrique arteta tutta gente che fa decidere ad altri.
Sicuro.
sì come no lo fa la società …..nel 1976.