Sulle ceneri dell’Usa e getta di Zenica – triste, solitario y final – vi invito a un minuto di (ri)creazione. Il 1° aprile del 1946 nasceva a Fusignano, in provincia di Ravenna, Arrigo Sacchi. Oggi, dunque, sono ottanta. Non proprio un «pesce»: uno squalo. Arrigo. Il romagnol pelato dal megafono compulsivo e il lessico abrasivo. Non lo si può giudicare dai numeri. Si commetterebbe un grave errore. Certo, la nebbia di Belgrado. Certo, il braccio di Franco Baresi: quando lo alzava in piazza Duomo, a Milano, era offside fino a piazza Navona, a Roma. Certo, i lampioni di Marsiglia, Silvio Berlusconi e le sue truppe tele-cammellate. Arrigo, però, ha cambiato la «testa» del calcio domestico. Come ha chiosato Lodovico Maradei, penna storica della «Gazzetta»: non l’ha rivoluzionato, l’ha evoluzionato.
E’ stato fiammifero, non legna. Molti allenatori, Antonio Conte incluso, ne hanno adottato e adeguato il catechismo. Che, sia chiaro, è pensiero forte e non unico, come viceversa spacciano i suoi seguaci, i boriosi «fusignanisti», termine coniato da Giuseppe Pistilli. Visto da destra: ha vinto solo uno scudetto. Visto da sinistra: ha vinto due Coppe dei Campioni, due Supercoppe d’Europa, due Coppe Intercontinentali. Ognuno tira l’acqua alle sue lavagne, in bilico morboso tra «come» e «quanto».
Dal ruspante laboratorio di Parma alla sofisticata Nasa di Milanello, l’antipatia per Sacchi non può e non deve banalizzarne l’eresia didattica. Eresia che predicò in tutta la sua profondità maniacale con l’harem di Ruud Gullit, Marco Van Basten e Frank Rijkaard, la scuola di capitan Baresi, Paolo Maldini e Roberto Donadoni. Non in Nazionale. Non a Madrid (sponda Atletico) e tanto meno nei ritorni a San Siro e al Tardini. Quel Milan lì, quello e non altri, il 19 aprile 1989 prese il Real del Buitre per il bavero e lo appese al muro di un memorabile 5-0. Gioco, partita, leggenda.
Si sorrida pure del vocabolario siliconato che ne ha decorato l’epopea (pressing, elastico, marcature preventive, ripartenze). Resta l’idea, basica e massiccia, di una manovra dominante che stupì il mondo, abituato a bollare the italians di eccesso di contropiede (sempre sia lodato), quando non di catenaccio. Sacchi, poi Fabio Capello: a parti invertite, la saga del Milan – e della nostra pedata – sarebbe stata diversa? Chissà .
Dopo che, al Bernabeu, aveva inflitto ben 24 fuorigioco ai blancos, scrissi di «catenaccio in smoking». Mi disse che, quando glielo riferirono (o lo lesse, non ricordo), corse in cantina a recuperare la cassetta della gara per verificare se davvero fosse caduto così in basso. Il modello fu l’Ajax «totale» di Rinus Michels e Johan Cruijff, del quale si era invaghito andando in giro per l’Europa a vendere le scarpe del padre. Parola d’ordine: rompere con il passato, rompere le scatole. Sacchi è stato l’Oltre-Trap. Il martellamento fatto strategia (e non tattica). Per Jorge Valdano, argentino, campione del Mondo nel 1986, bandiera del Madrid, «le sue squadre acquisirono per la prima volta una bellezza estetica anche nella fase di non possesso».
I duelli rusticani con il Napoli italianista di Ottavione Bianchi e Albertino Bigon. Le coccole di e per Diego. Auguri, Sua Intensità .
Mamma quanti esperti di come risistemare il calcio italiano,gli stessi esperti ai quali davano fastidio le convocazioni della nazionale italiana(uhh che rottura questa nazionale)!Andate a vendere l’olio,per primo quel senza patria che insulta madri e ha sempre la merda sulle labbra!
La democrazia purtroppo ha le sue debolezze ma l’alternativa non è contemplabile e ci mancherebbe.
Quindi turiamoci il naso e pazientiamo quando dobbiamo leggere che il cialtrone sarebbe perfetto per una nazionale che deve ricostruire tutto partendo dalla dignità nei comportamenti sino al coraggio e alla modernità delle idee di gioco.
Il bulletto balcanico ha certificato quale sia stato ilruolo di slavina negli ultimi anni.lurido ruolo, per la precisione. Il terzo della cricca e’ il cresta.
Scritto da Alex drastico il 2 April 2026 alle ore 10:08
Perfetto.
Ceferin: « Gravina non ha colpe, é un gentiluomo che ama il calcio italiano »
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Mi chiedevo in effeti quanto avrebbe impiegato l’altro gentiluomo a intervenire…
Ecco, il cresta presidente e ricotta ct e abbiamo tumulato una delle prime 4 nazionali al mondo e relativo movimento calcistico al mondo per (altri) vent’anni. Da Brasile Germania Italia Argentina al nulla.
Ricotta ct è come mandare GGGNazio a dirigere un corso di scrittura creativa.
cominciare dall’istruzione non è una cattiva idea. chi se ne fotte della nazionale, ma avere delle nuove generazioni che hanno la capacità di concentrazione di un pesciolino rosso produce poi una massa di trump, salvini, milei etc. Insegniamo loro per prima cosa la storia, la letteratura, la musica e le arti. Per le scienze avranno tempo e forse non ne avranno nemmeno bisogno.
Tanto per capire (ed è solo una parte): https://www.sportmediaset.mediaset.it/calcio/calcio-italiano-sfogo-federico-mangiameli-denuncia-sistema-tossico_110620226-202602k.shtml
Invece Bastoni il mercoledì successivo al caso Kalulu gioca a Bodo con la fascia di capitano e una settimana dopo gli viene conferito un premio civile per la sua sportività .
Il tutto giocando in un club dove il presidente ha PROVATE relazioni con la malavita organizzata.
Personalmente speravo uscissimo dal mondiale con Bastoni infangato.
Sono giorni meravigliosi.
Scritto da Alex drastico il 2 April 2026 alle ore 10:08
Ma è stato considerato tutto normale dai più, o sbaglio?