Quando salgono sul ring i pesi massimi, la Champions brilla come un albero di Natale. Era l’andata dei quarti: Real di Madrid 1, Bayern di Monaco 2. Un frullato di emozioni e di occasioni che, a noi trombati di Zenica, è parso un bar nel deserto.
Due scuole a confronto, tanto per cominciare: e questo, già strumento di beltà. Il Real, difesa bassa e palla lunga per Mbappé e Vinicius. Il Bayern, processione-aggressione a pieno organico (spesso). Così per una settantina di minuti.
Cosa non si sono mangiati Upamecano e Gnabry (su sgorbio di Thiago Pitarch) nel primo tempo, Vinicius e Musiala nel secondo. Cosa non ha parato Neuer a 40 anni (su Vinicius, su Mbappé). Migliore in campo con Olise, l’evoluzione dell’ala. Burlone, il destino aveva affidato i timbri a piè di cronaca a due «ombre»: Luis Diaz, su tocco verticale di Gnabry, e Kane, su servizio orizzontale di Olise.
Kompany, locomotiva; Arbeloa, vagone. Sino, almeno, ai cambi: l’ingresso di Bellingham, Brahim Diaz e Militao ha ricucito lo strappo, ha avvicinato le differenze, ha svegliato il fischiante Bernabeu. Al gollonzo di Mbappé non dico che i tedeschi abbiano avuto paura, questo no, ma sfrattati dal cuore del ring si sono guardati attorno sbuffando.
Il Real (di Carreras, anche) ha provato a pescare nella storia. Più Moby Dick ruggiva, più la penna di Melville lo trasformava in un Achab furente. Ma il Bayern ha tenuto. Se sul piano dei tiri il pari non sarebbe stato un insulto (anzi), a livello di gioco – per un’ora abbondante – la supremazia è stata così schiacciante da legittimare la riffa degli episodi (e al netto delle opportunità sciupate agli sgoccioli, in contropiede), con i Blancos arrembanti, per forza, «sin juicio».
Non muore mai, il Madrid, ma in Baviera la vedo dura, molto dura.
O io ho,le traveggole o qui ieri sera sono state introdotte sostanze psicotrope pesanti. Ho scritto 2002, c’è scritto 2002
In quanto ai parigini sottolineerei pure il solito gran contributo del suo contingente lusitano.
Nuno Mendes, Vitinha e (il mio preferito) Joao Neves.
Che giocatore a 21 anni!
Quello che servirebbe a noi in mezzo.
Sto decerebrato di lassie ricorda il gol del cholo contro di noi invece NOI DELLA JUVE ricordiamo il cholo in campo con la maglia della Lazio il 5 maggio segnare la terza pera.
Azz Ric…il Cholo non è che segnò’ “un goal” generico ma purtroppo segnò invece il goal che decise Juve-Lazio a 3 giornate dalla fine del campionato 1999-2000 quando, prima di quella partita, avevamo ancora 6 punti di vantaggio sulla Lazio avendone avuti in precedenza 9…quello scudo buttato via da Ancelotti grida ancora vendetta
Invece sottolineerei come il PSG abbia dominato i Reds in virtù del fatto che Luis Enrique abbia capito…
Hihihihi.
Capito di asfissiare il Liverpool nella loro metà campo.
Sempre provata simpatia per l Atletico del Cholo, per come gioca e per l Cholo (giocava nella Lazio nel 2002 e segnò pure un goal,) Partita condizionata dall espulsione e goal susseguente di Apvsrez, su punizione, ma anche in dieci contro undici grazie alla qualità eccelsa dei suoi il Barca ha fatto la partita, salvo poi subire il due in contropiede. Due reti subite alla Flick, quel cretino deficiente integrale, ma risultato ancora in bilico grazie alle individualità strepitose dei catalani. Ah individualità e mentalità, che diamine