Kvara-élysées

Roberto Beccantini8 April 2026Pubblicato in Per sport

A volte bisogna camminare da soli: il Liverpool non c’è riuscito. Spazzato via, letteralmente, al di là del 2-0 firmato Doué (parabola fortunosa) e Kvaratskhelia (azione strepitosa). Andata dei quarti di Champions: Luis Enrique ha ribadito l’abolizione del ruolo fisso, così caro a Checco Zalone, e trasformato il Paris in un’orchestra all’interno della quale tutti sanno essere (e fare) tutto. Idee, piedi: uno spettacolo.

Lo scarto avrebbe potuto toccare picchi mortificanti, se pensiamo alla mira (e al palo) di Dembélé e alle «mance» lasciate rimbalzando da un tavolo all’altro. E i Reds? Non sono più la Slot-machine del titolo. Come se i milioni del mercato ne avessero spaccato gli equilibri e asciugato le sorgenti. Il Salah «agli arresti domiciliari» è la classica notizia che ormai non va più d’apertura, tanto (e da tanto tempo) gira di broncio in broncio.

Kvara sì, Yamal no. Beati loro, a prescindere. E beati i loro mister. Anche se il Paris ha vinto e il Barcellona perso. Clamorosissimo al Camp Nou: 2-0 per l’Atletico del Cholo, barricadero e simulante a caccia di scintille: le ha trovate, le ha accese. Al 41’, in particolare. Fallo da ultimo uomo di Cubarsì su Giuliano Simeone, prima giallo e poi rosso (corretto). Punizione. Al tiro, Julian Alvarez (scuola Pep). D’improvviso, l’hombre al centro dell’universo. E l’allunaggio alle spalle di Garcia, un’orbita che alla Nasa studieranno a lungo.

In dieci, e già senza Raphinha, gli opliti di Flick si sono buttati sotto. Naturalmente, se ti sporgi rischi. Ma al Barça interessa passare alla storia, e pazienza se un cross di Ruggeri (toh) e una zampata di Sørloth l’hanno spinto in coda alla cassa. A proposito di Sørloth: un bisonte norvegese che Haaland tiene prigioniero. Ma che il sottoscritto «libererebbe» subito. E occhio, Materassai: molto può ancora succedere.

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