A volte bisogna camminare da soli: il Liverpool non c’è riuscito. Spazzato via, letteralmente, al di là del 2-0 firmato Doué (parabola fortunosa) e Kvaratskhelia (azione strepitosa). Andata dei quarti di Champions: Luis Enrique ha ribadito l’abolizione del ruolo fisso, così caro a Checco Zalone, e trasformato il Paris in un’orchestra all’interno della quale tutti sanno essere (e fare) tutto. Idee, piedi: uno spettacolo.
Lo scarto avrebbe potuto toccare picchi mortificanti, se pensiamo alla mira (e al palo) di Dembélé e alle «mance» lasciate rimbalzando da un tavolo all’altro. E i Reds? Non sono più la Slot-machine del titolo. Come se i milioni del mercato ne avessero spaccato gli equilibri e asciugato le sorgenti. Il Salah «agli arresti domiciliari» è la classica notizia che ormai non va più d’apertura, tanto (e da tanto tempo) gira di broncio in broncio.
Kvara sì, Yamal no. Beati loro, a prescindere. E beati i loro mister. Anche se il Paris ha vinto e il Barcellona perso. Clamorosissimo al Camp Nou: 2-0 per l’Atletico del Cholo, barricadero e simulante a caccia di scintille: le ha trovate, le ha accese. Al 41’, in particolare. Fallo da ultimo uomo di Cubarsì su Giuliano Simeone, prima giallo e poi rosso (corretto). Punizione. Al tiro, Julian Alvarez (scuola Pep). D’improvviso, l’hombre al centro dell’universo. E l’allunaggio alle spalle di Garcia, un’orbita che alla Nasa studieranno a lungo.
In dieci, e già senza Raphinha, gli opliti di Flick si sono buttati sotto. Naturalmente, se ti sporgi rischi. Ma al Barça interessa passare alla storia, e pazienza se un cross di Ruggeri (toh) e una zampata di Sørloth l’hanno spinto in coda alla cassa. A proposito di Sørloth: un bisonte norvegese che Haaland tiene prigioniero. Ma che il sottoscritto «libererebbe» subito. E occhio, Materassai: molto può ancora succedere.
Bologna villa. Partita di una bruttezza degna della peggiore serie a. Inglesi che giocano a perdere tempo. Un fallo ogni 30 secondi. Ritmi da dopolavoro.
E per essere chiari Paratici e’un grandissimo intenditore di calcio e mi e’particolarmente simpatico per aver cacciato il cialtrone.
In effetti se PROPRIO TU parli di credibilita’non resta che ridere.
Ps.la credibilita’di Bonucci e Licht e la loro verticalita’di uomini rispetto a quella di un volgare cialtrone…beh,che ve lo dico affa’.
Si tratta di valutare il peso delle dichiarazioni di un dirigente, a cui si è sempre dato grande credito, e quelle di giocatori a cui rode il culo per le scelte dell’allenatore (facendo il lavoro per cui è pagato).
Ma servirebbe credibilità …e rido (cit.)
zzzzzzzzz (cit)
Potrei andare avanti per tre gg ma non cambierebbe nulla.
UN CIALTRONE E’PER SEMPRE.
Era stato Allegri a chiudere la mia carriera da giocatore. Io e il Milan, infatti, nella primavera del 2012 avevamo trovato un accordo per prolungare di un anno il mio contratto. Io sarei stato un importante collante nello spogliatoio che nel giro di poco tempo aveva perso Maldini, Pirlo, Nesta, Gattuso, Seedorf. Elementi di spessore che avevano lasciato un vuoto profondo. Non avrei accampato alcuna pretesa… Galliani era felice di aver trovato insieme a me questa soluzione. Allegri invece la bocciò, non mi voleva più nello spogliatoio e lo disse al dirigente chiedendo che non mi fosse rinnovato il contratto. Per me fu una mazzata”.
Filippo Inzaghi
Bonucci ha infine parlato del rapporto con Allegri: “Dopo 8 anni insieme poteva chiamarmi per risolvere la situazione. L’ultimo rapporto che ho avuto è stato dopo la partita a Udine. Ci siamo salutati dopo essere rientrati dalla trasferta, come sempre a fine stagione. Poi anche quand’ero al centro sportivo non c’è mai stato un confronto. Come se per lui fossi un estraneo. Abbiamo caratteri diversi, ci siamo confrontati, abbiamo discusso, litigato, ma io l’ho fatto anche con altri allenatori. In un rapporto umano un minimo di rispetto e di riconoscenza ci debba essere. Bastava che lui fosse chiaro sin dall’inizio. Io sono stato al centro sportivo un mese e mezzo e non ho mai ricevuto da lui una chiamata per dirmi: vieni qua che sistemiamo questa cosa, mi dispiace, qualsiasi cosa. La decisione di farmi fuori poteva benissimo comunicarmela la società , ma un confronto dopo tutti gli anni insieme sarebbe stato il minimo”.
«Quando ho saputo del ritorno di Bonucci sono subito andato a parlare con Allegri, che mi disse di non preoccuparmi perché io e Chiellini eravamo titolari e Bonucci doveva riprendersi il suo posto – ha detto il marocchino a Yahoo Sport -. Ma poi non ho più giocato e l’ho presa molto male. Sono andato a parlare con la società e le ho comunicato che non volevo più giocare con questo allenatore».
Mehdi Benathia.
Intanto Sinner ricorda a tutti che è umano, non un robot e perde un set….vediamo (che poi non potrò vedere) cosa accadrà nel terzoo
Scritto da Riccardo Ric il 9 April 2026 alle ore 15:00
Sì, dopo averne vinti 38 ( !! ) di fila da Indian Wells in poi ne ha finalmente perso uno…nel terzo e’ ovviamente accaduto che lo ha vinto e con esso la partita