In morte di Evaristo Beccalossi, bresciano di culla e dieci di vocazione, non si può non provare la malinconia che accompagna la dipartita di chi guardammo per il gioco e non soltanto attraverso la maglia. Anni Ottanta, anni in cui l’isola dei famosi era (ancora) Sant’Elena e i grandi fratelli erano i fratelli più anziani. L’Inter di Eugenio Bersellini, il sergente di ferro, l’Inter dello scudetto, del Beck, di Spillo Altobelli.
Si è divertito, ci ha divertito. Prima di tutto, ambi-destro e non esclusivamente mancino. La doppietta in un derby (dalla viva voce di Beppe Viola: «Mi chiamo Evaristo, scusate se insisto»); i due rigori sbagliati contro lo Slovan Bratislava (da cui l’esilarante monologo di Paolo Rossi); lo «scimmione» che una tifosa inflisse a Enzo Bearzot, all’epifania del Mundial 1982, per non averlo convocato. Perché sì, ossimoro o no, zero presenze in Nazionale. Capito che tempi?
Brescia, Sampdoria, Monza, Barletta, Pordenone, Breno. Ma Inter, soprattutto: dal 1978 al 1984. La fantasia, nello sport, è merce ambigua: ha bisogno di pause (Alberto Cavallari, direttore del «Corriere della Sera», quando pensava in giardino, si faceva negare al telefono) per poter generare i lampi che adescano i superlativi della plebe. Eugenio gli copriva le spalle con Lele Oriali e/o Giampiero Marini. Loro «dovevano»; il Beck «poteva». I boccoli forestali, la lingua madre o matrigna in base ai tackles (e se erano di Beppe Furino, giù moccoli).
Più stilista che stiloso, era uno per il quale valeva la pena di «perdere» i testi, se non proprio la testa. Fu il dottor Divago della sua epoca. L’ultima volta, l’ho visto al cinema Anteo. Era il 26 marzo 2025: un cammeo, con Aldo Serena, in «L’ultima sfida», film di Antonio Silvestre. In un bar di provincia, si parlava di lui. E lui, non una parola, sorrideva sornione.
Aveva 69 anni. Dribblò, e dribblò sempre, e fortissimamente dribblò.
Vero Alex. Tra l’altro il Bayern così può giocare fino a dopodomani, ma non segna neanche se vien giù Gesù Bambino.
In tutta franchezza Bayern un po’ deludente stasera, giocando in casa con un solo goal da rimontare, ( “solo” nel senso che a Parigi sul 2-5 stava decisamente peggio ) io mi aspettavo qualcosa di meglio dai crucchi, ferma restando la grandissima levatura tecnico-tattica dei PSG che nell’arco delle due partite ha più che meritatamente guadagnato l’accesso alla finale di Budapest…vi va di fare un pronostico per la finale? Per me 55% PSG e 45% Arsenal, ma temo così di essere fin troppo generoso con i miei Gunners
Bayern molto sottotono soprattutto nei suoi avanti. Peccato.
Qualcuno che conosco si sarebbe portato tutto il Bayern a ridosso della propria area per ottanta minuti.
Brutta partita.veramente noiosa con un sacco di errori di misura da una parte e dall’altra.
Molto rumore per nulla con un arbitro scandaloso.
Datemi everton-city every day.
Scritto da bilbao77 il 6 May 2026 alle ore 21:59
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Mica vero. Se usi il 5-5-5 di Oronzo Canà riesci ad attaccare con molti giocatori e occupi bene pure dietro.
Comunque, maneggiano le designazioni qua da noi dove si guadagnano 2 lire e la visibilità è quasi nulla, figuratevi ai livelli di questa partita…stiamo guardando la WWE, altrochè..
Le praterie sono le vastità del nulla che popola la testa degli INADEGUATI, per i quali si rende sempre più pressante la creazione di una riserva ad hoc.
Secondo questi minus habens una squadra dovrebbe attaccare con massimo 2 giocatori e lasciarne 8 in difesa, altrimenti c’è il rischio del contropiede. (Non è che queste 2 squadre giocano un calcio fatto di pressing, intensità e trame di gioco, che si aggiungono a tecnica sopraffina…no, poco…)
Il lurido calcio dello schifoso cialtrone enunciato esemplarmente
Un arbitro così scarso che arbitra una semifinale così di CL ha più di un santo in paradiso, se no non si spiega…ignobile.
Questi Pinheiro, come quasi tutti gli arbitri portoghesi, è un verme prezzolato ed una calamità.
È il pezzo di merda del ritorno col Galatasaray.