Di corto muso, stavolta

Roberto Beccantini30 May 2026Pubblicato in Per sport

Parafrasando la democrazia di Churchill, «i rigori sono la peggiore delle sentenze, escluse tutte le altre». Ci si è arrivati anche a Budapest, nell’arena intitolata a uno dei sinistri più leggendari della storia, Ferenc Puskas. Lotteria un cavolo. Pari-bis, dunque: 1-1 e poi 4-3, con Raya che ne para uno (a Nuno Mendes), con Eze e Gabriel, un panchinaro e un pilastro, che sparano in curva ciò che sarebbe stata storia e invece, per l’Arsenal, rimane cronaca, resta – come nel 2006 – rimorso, rimpianto.

L’epica si era nascosta, stanca e annoiata. Facessero un po’ loro: le lavagne e gli alluci, l’estro e il caso. Come non detto. Una finale brutta, piatta, che a Gaber avrebbe suggerito il fatidico «quasi quasi mi faccio uno shampoo». Un rimpallo Marquinhos-Trossard, al 6’, spalancava la porta alla fuga e al bisturi di Havertz. Un fallo di Mosquera su Kvaratskhelia propiziava il penalty del pareggio, al 64’, trasformato da Dembélé.

Dopodiché: bleus a menare il torrone, gunners rannicchiati ai limiti (la sparo? sì, la sparo) del catenaccio. Va dato atto ad Arteta di aver imprigionato Dembélé, Kvara e Doué. Va riconosciuto a Luis Enrique di aver «fatto» la partita, come documentano – giudici freddi – il possesso (72% a 28%) e i tiri (19 a 5). Nel mio personale taccuino – chiosando stavolta il sommo Rino – avevo dato un leggero margine al Paris Saint Qatar. Modestamente.

Sono stati rari i momenti che mi hanno strappato dallo scranno (un palo di Kvara; una sgommata di Barcola; qualche mischia delle parti di Safonov; un contatto tra Nuno Mendes e Madueke). Rarissimi. A fine stagione, i serbatoi sono mezzo vuoti; pieni fino all’orlo, in compenso, i nervi. Imbattuto e fiero, l’Arsenal si tiene la Premier, che inseguiva dal 2004. Il Paris passa dal 5-0 interista al corto muso di Budapest. Doppietta, dunque. Ici c’est Paris, ici c’est Luis.

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