Parafrasando la democrazia di Churchill, «i rigori sono la peggiore delle sentenze, escluse tutte le altre». Ci si è arrivati anche a Budapest, nell’arena intitolata a uno dei sinistri più leggendari della storia, Ferenc Puskas. Lotteria un cavolo. Pari-bis, dunque: 1-1 e poi 4-3, con Raya che ne para uno (a Nuno Mendes), con Eze e Gabriel, un panchinaro e un pilastro, che sparano in curva ciò che sarebbe stata storia e invece, per l’Arsenal, rimane cronaca, resta – come nel 2006 – rimorso, rimpianto.
L’epica si era nascosta, stanca e annoiata. Facessero un po’ loro: le lavagne e gli alluci, l’estro e il caso. Come non detto. Una finale brutta, piatta, che a Gaber avrebbe suggerito il fatidico «quasi quasi mi faccio uno shampoo». Un rimpallo Marquinhos-Trossard, al 6’, spalancava la porta alla fuga e al bisturi di Havertz. Un fallo di Mosquera su Kvaratskhelia propiziava il penalty del pareggio, al 64’, trasformato da Dembélé.
Dopodiché: bleus a menare il torrone, gunners rannicchiati ai limiti (la sparo? sì, la sparo) del catenaccio. Va dato atto ad Arteta di aver imprigionato Dembélé, Kvara e Doué. Va riconosciuto a Luis Enrique di aver «fatto» la partita, come documentano – giudici freddi – il possesso (72% a 28%) e i tiri (19 a 5). Nel mio personale taccuino – chiosando stavolta il sommo Rino – avevo dato un leggero margine al Paris Saint Qatar. Modestamente.
Sono stati rari i momenti che mi hanno strappato dallo scranno (un palo di Kvara; una sgommata di Barcola; qualche mischia delle parti di Safonov; un contatto tra Nuno Mendes e Madueke). Rarissimi. A fine stagione, i serbatoi sono mezzo vuoti; pieni fino all’orlo, in compenso, i nervi. Imbattuto e fiero, l’Arsenal si tiene la Premier, che inseguiva dal 2004. Il Paris passa dal 5-0 interista al corto muso di Budapest. Doppietta, dunque. Ici c’est Paris, ici c’est Luis.
Sorloth con simeone è riserva, non serve per giocare a calcio
Si parla di Sorloth, a me piacerebbe.
Povero Matteone
Giovanni
Concordo anxhe perche’Colangelo in pochi mesi aveva portato Sonego a vincere winston-salem e ai quarti in Australian open.
Oltre alla parte tattica noto anche una varieta’di colpi,tipo il drop,che prima non gli riconoscevo.
Possibile.
Anche se stavolta si parla di psoas il concetto e’lo stesso.
Scritto da Alex drastico il 3 June 2026 alle ore 22:35
Sicuramente il problema al piede ha avutoilsuogrande peso ma io noto ora in Arnaldi, oltre ad una recuperata condizione fisica, una lucidità tattica di cui in passato non lo accreditavo, mi era sempre sembrato un irriducibile fighter quello si’, ma in passato spesso e volentieri senza una visione della partita e non troppo propenso a prendere lui l’iniziativa, più che altro si arroccava in una strenua difesa , ostica da smontare, ora invece…con Flavio Cobolli non so se avrà’ recuperato le fatiche fatte con Tiafoe, probabilmente sì’, diciamo che oggi non ha dovuto troppo faticare…partita, il nuovo allenatore derby italiano addirittura in semifinale, secondo me dall’esito assai incerto
E’ uno sport, a questi livelli, che richiede anche altissima, non solo condizione, questa con l allenamento la acquisisci, ma anche predisposizione fisica. Ed ll timore che provo è che pure Musetti non abbia tale predisposizione
Finisce malissimo per Matteo Berrettini, costretto all’ennesimo ritiro per la sempiterna “debolezza” ai muscoli addominali…destino infame povero Beretto
Scritto da Giovanni il 3 June 2026 alle ore 22:28
Arnaldi ha detto ieri in conf stampa che ha potuto allenarsi con regolarita’solo da Cagliari per via del problema al piede.
Povero Berretto,terribile.