Il Marocco del primo tempo era da podio. Il Brasile della prima mezz’ora, da tedio. Alla fine, 1-1: il più classico dei patteggiamenti. Con gli 80 mila del Metlife stadium democristianamente sazi e americamente basiti.
Il Marocco di Quahbi: partenza a razzo, palla rasoterra aperta alle discese di Mazraoui e Hakimi, agli arpeggi di El Aynaoui e Bouaddi, gente di piede felpato e garretti operai. Il gol arriva per somma, al 21’, e poco importa che sgorghi, non già da un tiki-taka in velocità , ma da un assist tranciante di Brahim Diaz per quel lob-bysta di Saibari, scaltro nell’orbitare, alla Luca Parmitano, tra Gabriel e Maquinhos.
Il Brasile di Ancelotti: sorpreso, confuso. Paqueta e Raphinha fuori posizione, Casemiro renitente e Igor Thiago, il centravanti a referto, in versione Serginho. Poi, al 32’, il numero di Vinicius, fin lì nascosto nel ventre di Hakimi. Scriveranno, i Pigafetta, di assist di Bruno Guimaraes. Lasciateli dire. Vinicius, dunque: un fazzoletto d’area che diventa asfalto; un dribbling che arma l’istinto; un destro che lo esplode. Il gioco, la giocata. Felici e composti a Coverciano, ruttanti e svitati nelle bettole che frequento.
Una girata di Paqueta, deviata da Bounou, è segno di un qualcosa che sta cambiando. Sarà un caso, ma dal carro della ripresa scendono i guerrieri e salgono famiglie tese ad adottare a distanza il risultato. Ce la faranno. Il torello dei «rossi» non ha più corna; «Carlao», lui, rifonda l’assetto coinvolgendo persino il Danilo di juventina memoria. Un tiro di Raphinha e, giusto al 99’, una doppia parata di Alisson su El Aynaoui e Amaimouni sono gli ultimi fuochi di un bivacco attorno al quale, prima di addormentarci, avevamo persino sorriso dei «prestiti» della Svizzera Saint Qatar.
Scritto da Luca L. il 14 June 2026 alle ore 18:53
O 7 kebab,sozzone…