Il gioco, la giocata

Roberto Beccantini14 June 2026Pubblicato in Per sport

Il Marocco del primo tempo era da podio. Il Brasile della prima mezz’ora, da tedio. Alla fine, 1-1: il più classico dei patteggiamenti. Con gli 80 mila del Metlife stadium democristianamente sazi e americamente basiti.

Il Marocco di Quahbi: partenza a razzo, palla rasoterra aperta alle discese di Mazraoui e Hakimi, agli arpeggi di El Aynaoui e Bouaddi, gente di piede felpato e garretti operai. Il gol arriva per somma, al 21’, e poco importa che sgorghi, non già da un tiki-taka in velocità, ma da un assist tranciante di Brahim Diaz per quel lob-bysta di Saibari, scaltro nell’orbitare, alla Luca Parmitano, tra Gabriel e Maquinhos.

Il Brasile di Ancelotti: sorpreso, confuso. Paqueta e Raphinha fuori posizione, Casemiro renitente e Igor Thiago, il centravanti a referto, in versione Serginho. Poi, al 32’, il numero di Vinicius, fin lì nascosto nel ventre di Hakimi. Scriveranno, i Pigafetta, di assist di Bruno Guimaraes. Lasciateli dire. Vinicius, dunque: un fazzoletto d’area che diventa asfalto; un dribbling che arma l’istinto; un destro che lo esplode. Il gioco, la giocata. Felici e composti a Coverciano, ruttanti e svitati nelle bettole che frequento.

Una girata di Paqueta, deviata da Bounou, è segno di un qualcosa che sta cambiando. Sarà un caso, ma dal carro della ripresa scendono i guerrieri e salgono famiglie tese ad adottare a distanza il risultato. Ce la faranno. Il torello dei «rossi» non ha più corna; «Carlao», lui, rifonda l’assetto coinvolgendo persino il Danilo di juventina memoria. Un tiro di Raphinha e, giusto al 99’, una doppia parata di Alisson su El Aynaoui e Amaimouni sono gli ultimi fuochi di un bivacco attorno al quale, prima di addormentarci, avevamo persino sorriso dei «prestiti» della Svizzera Saint Qatar.

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