Diciassette minuti di fiaba, dall’1-1 di Comenencia al 2-1 di Schlotter-Beck (licenza poetica), e poi gli orchi. Figuriamoci. Un francobollo contro un librone di storia: talora pedante, spesso pesante, sempre pregnante. Alzi la mano chi non ha tifato per Curaçao (pronuncia consigliata dai dotti, «Curasoo»). I luterani aborrono le indulgenze e le riverenze. La morale della favola li annoia. Certo, il gol di Livano Comenencia – ex Juventus Next Gen – appartiene agli episodi che uno si porterà dietro e dentro nel segno di Jim Morrison: «A volte non basta una vita per scordare un attimo». Inutile, sì, ma prezioso.
I crucchi? Nagelsmann è un piccolo Musk: vorrebbe che ogni partita diventasse un allunaggio. La differenza di mezzi corazzati ha sollecitato penniche e tirato il collo all’equilibrio, per poi arrendersi alla banalità dei cingoli. Sané escluso.
Batavi in fuga, Nippo a caccia. Il possesso palla e il dominio dei cieli non bastano. Se la zuccata di Van Dijk incanala il destino, i calzettoni giù di Nakamura gli si ribellano. Il sinistro di Summerville sembra il tappo all’ordalia, invece no. La difesa a cinque e i cambi di Koeman – fuori Malen, pungente per un tempo e scomparso alla distanza; dentro Depay, boh; e persino la salma di Koopmeiners, mah – non aiutano la gestione del gruzzolo. Moriyasu, viceversa, li azzecca. Banzai, banzai. E dal momento che il calcio è dispettoso, come pareggiano i samurai? Di testa, loro così piccini, così punture di zanzara, con la ditta Ogawa-Kamada. Reijnders? Disperso. Dumfries? Quasi.
** Houston: Germania-Curaçao 7-1 (Nmecha, Comenencia, Schlotterbeck, Havertz su rigore, Musiala, Brown, Undav, Havertz).
** Dallas: Olanda-Giappone 2-2 (Van Dijk, Nakamura, Summerville, Kamada).
Di Cabo Verde conoscevo solo la grande voce della Evora….e purtroppo non c’è più.
Siamo tutti Capo Verde