I Volonterosi, i Talentuosi e Leo gratias

Roberto Beccantini16 June 2026Pubblicato in Per sport

Dalla fornace del New Jersey: nel primo tempo, i Volonterosi; nel secondo, i Talentuosi. Morale: Francia tre, Senegal uno. Ma che bel Senegal, per 45’: palo di Nico Jackson, erroraccio di I. Sarr in chiusura, pressing cadenzato, Mané fioretto, Koulibaly scudo. Chapeau, monsieur Thiaw. E i bleus? Dembélé più Olise più Doué più Mbappé uguale zero tiri. Non solo: almeno due fuori posizione (Dembélé, Olise), Kylian che «entra» ciccando due stop, poveri Rabiot e Tchouameni, là in mezzo, samaritani con troppe croci da portare.

Ma ecco la ripresa. Didier decentra Dembélé e piazza Olise sul comò di Mbappé. Allons enfants. Per forza, per scelta, per piedi. Il Senegal non si raccapezza più: stordito, disarmato. Via al Can-can: Mendy salva su Olise e Mbappé; l’arbitro e il Var rifiutano un rigore a Mbappé (gambetta di Mané). Francia avanti tutta: 66’, imbucata di Olise, destro di Mbappé; 82’, lancio chic di Rabiot – ma proprio chic, parola – colpo sotto di Barcola, appena entrato al posto di un avaro Dembélé).

Verso i titoli di coda affiora, improvvisa, la gemma di Mbaye, classe 2008 (e che classe!), complice un fianco di Maignan; a ruota, il bis di Mbappé da fuori area, con una di quelle lecche che gonfiano l’Ego e decorano la storia (58 reti, ciao Giroud) e un quasi autogol, propiziato ancora da Mbaye e sventato in extremis, stavolta, dal portiere.

Si sapeva dell’arsenale di Deschamps. Occhio, però, alla fase difensiva. Ha offerto brecce, costrettavi da un quadrilatero così sbilanciato da suggerire un supplemento di indagine. Per Boris Pasternak, «il talento è l’unica novità che resta sempre nuova». Avendolo scritto l’autore de «Il dottor Zivago», mi fido e lo giro agli amanti del gesto, delle gesta.

** Patti chiari: l’Algeria è l’Algeria, il Mondiale è obeso e, su 48 nazionali, ne resteranno 32. Però, a Kansas City, Argentina tre Algeria zero. Messi, Messi, Messi. Di sinistro da lontano, di destro in tap-in, su regalo del portiere, di sinistro dalla lunetta. Figlio di Diego figlio di Omar. Il 24 giugno saranno 39. Campione in carica, tutti per lui e lui per (quasi) tutto. Non risultano invidie. Onorato dagli avversari, venerato dai compagni, rispettato dagli arbitri. Come faceva Phil Jackson ai Bulls e ai Lakers – palla a Michael, palla a Kobe – così fa Scaloni: palla alla Pulce. Perché, voi? Da Lautaro in giù e in su, tutti gregari: e, ripeto, non uno che avanzi pretese. Doppiette di Mbappé e Haaland, tripletta di Leo: per chi viene da una stagione di zattere (David, Openda), ritrovarsi per un mese su un transatlantico fa un certo effetto, lo confesso.

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