Se telefonando…

Roberto Beccantini7 July 2026Pubblicato in Per sport

Se telefonando io potessi dirti addio. Si può, eccome. Stati Uniti uno Belgio quattro. Yankee go home. La porcata della squalifica della squalifica di Balogun, qual piuma al vento, resta. E restano pure la menata dell’articolo 27, l’imbeccata di Donald a Inzerbino, lo sdegno di Mosé-Blatter («Quo vadis, Fifa?»), l’orgia organizzata da Ceferin a casa Uefa, il «precedente pericolosissimo» di John Malagò, l’esecrazione di cicisbei e filistei.

Rimane soprattutto, lapide alla memoria, il risultato. Mai visto un Belgio così bello: neppure ai tempi di De Bruyne titolare. Mai visto un team America così sgonfio. Copertone forato dai chiodi dell’albagia del proprio «Commander in Cheat» (magari fosse mia: è di Rick Reilly).

Rudi Garcia ha azzeccato tutto: formazione, spirito, strategia, tattica. Dentro Raskin, Lukébakio, De Ketelaere; e, dopo il k.o. di Onana, persino Vanaken. Pochettino, invece, niente. McKennie, un’ombra. Pulisic, una mappa di cerotti; Balogun, il più classico dei «tanto tuonò che (non) piovve».

Dal Charles di Silverstone al Charles di Seattle: pronti-via e zampatina su cross di Raskin; bis di crapa, da piccolo Haaland, su arcobaleno di Trossard. Proprio lui, CDK, uno dei più smorti della compagnia. La punizione della ditta Tillman-Vanaken aveva fissato un pareggio surreale, lontano dalla trama.

Nella ripresa, la paperona di Freese titillava De Keteleare e spalancava la porta a Vanaken. Gli americani ci davano dentro con foga, l’arbitro della Giordania non faceva danni e, così, il solito subentrante Lukaku si mangiava il tenero Richards e calava il poker.

La nemesi, sazia, poteva tranquillamente togliere il disturbo, non prima di avercene dette di tutti i colori, uomini di poca fede che non siamo altro. Povero Donald. Povero Inzerbino. Ti telefono o no, ti telefono o no? Meglio di no.

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