C’è stata cronaca, non storia

Roberto Beccantini10 July 2026Pubblicato in Per sport

C’è stato risultato, non partita. Almeno per un’ora, almeno sino a quando non si è arreso Bounou. Il portiere ha difeso le trincee del Marocco come David Crockett difese Alamo. Subito bravo su Mbappé, quindi su Upamecano, ancora sul rigore «messianico» di Kylian – il tiro più facile, forse – su Doué e, agli sgoccioli, sui «cambisti» Barcola e Mateta. Traversa di Digne a parte.

I moschettieri di Didier, cui Koné, Rabiot e Koundé offrivano l’agio di modici ritorni, hanno dominato: letteralmente. La calura di Boston non titillava i garretti. Precedenza ai piedi, alla tecnica. Ouhabi non dispone dell’harem dei bleus e così, senza un paio di pilastri – Riad al centro della difesa, con Mazraoui stopper d’emergenza; Saibari nel cuore dell’attacco – ha optato per il più falso dei falsi nove: cioè, nessuno. Di Maignan fatico a riesumare una parata: ah sì, al minuto 83, una su Ounahi.

Upamecano regalava un paio di corner e Olise trequartista – ma pure diffidato – danzava in punta di bulloni. La Francia procedeva a sciami e il Rocco Marocco non trovava le chiavi per uscire di casa, come aveva fatto con il Canada.

Il possesso è mezzo e non fine. Ma in termini talmente asfissianti diventa cappio. Nel giro di sei minuti, dal 60’ al 66’, la classe ha spaccato l’equilibrio, manco fosse un bicchiere di vetro scagliato a terra. Destro a giro di Mbappé (all’ottavo sigillo: citofonare la Pulce) e destro al corpo di Dembelé. In pratica, due jab. Contro i quali, avremmo vergato nel Novecento, «persino Bounou nulla poté».

Due a zero: avanzano, dunque, i vice campioni del Mondo, alla terza semifinale di fila; esce, abbacchiato e un po’ ridimensionato, il Marocco, quarto in Qatar. L’Africa non c’è più. O meglio: «continua», sparpagliata in quelle Nazionali-nazioni che ne hanno adottato, lucidato e distribuito i talenti.

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