«Il terzino faccia il terzino» è il titolo del libro che Giulio Giusti ha dedicato a Osvaldo Bagnoli (con prefazione di Gianni Mura), morto oggi all’età di 91 anni. Un grande. E non solo per lo scudetto, storico, che vinse nel 1985 con il Verona dei «riciclati» (Pierino Fanna, Nanu Galderisi) e degli stranieri mirati (Hans-Peter Briegel, Preben Elkjaer Larsen).
Famiglia operaia della Bovisa, milanese e milanista, mediano di spola al servizio di Juan Alberto Schiaffino e Nils Liedholm, «Zaso» per gli amici e «Schopenhauer» per Gianni Brera, conquistato dal fondo di saggezza e pessimismo che affiorava dal carattere.
«Il terzino faccia il terzino»: può sembrare uno slogan sgualcito. No, era l’invito ai tuttologi a tornare sulla terra. Se a Como non capì al volo Paolino Rossi, portò il Fano in C1 e il Cesena in A. Ma è soprattutto al Verona (nove anni, 1981-1990 dalla B alla Coppa Uefa al titolo e di nuovo in B) e al Genoa (semifinali di Coppa Uefa, prima squadra italiana a espugnare Anfield) che ha legato la sua opera omnia. Per Vuajadin Boskov, è il centrocampo la chiave; per Osvaldo, l’attacco.
La gavetta e la carriera molto lo hanno aiutato a non considerare il calcio la scienza infusa che troppi millantano. Fautore della «terza via» (Lodovico Maradei) tra prestazionisti e risultatisti, termini che avrebbe detestato, è sempre stato al passo con i tempi. Lo offrirono a Silvio Berlusconi. «No, grazie: è comunista» rispose Sua Emittenza. Lo slang dialettale lo avvicinava a Paron Nereo, pane al pane e (Rocco) vino al vino.
Di una schiettezza «feroce». «Se cercate i ladri, sono di là», disse al termine di un’edizione di Juventus-Verona di Coppa dei Campioni dopo un rigore non concesso dall’arbitro, il francese Robert Wurtz. Aldo Serena, il reo, invocò l’insufficienza di prove: «Braccio, sì, ma perché spinto da Fontolan». Era il 6 novembre 1985: si giocò a porte chiuse per gli strascichi dell’Heysel, 2-0 per Madama.
Allenava l’Inter quando, il 6 febbraio 1994, perse a San Siro con la Lazio di Dino Zoff nel peggiore dei modi: sinistro acrobatico di Ruben Sosa, pareggio di Beppe Signori dal dischetto, sorpasso di Roberto Di Matteo, al 90’, complice il tuffo sbilenco di Walter Zenga. La notte portò scompiglio e, il giorno seguente, Ernesto Pellegrini decise di esonerare il tecnico. Il colloquio, stando ai gossippari di Appiano, sarebbe stato molto crudo. Il presidente: «Si dimetta». Il dipendente: «Si vergogni».
Alla vigilia, già sotto torchio, l’Osvaldo aveva fatto testamento: «Dopo l’Inter, non allenerò più». Lì per lì, la cronaca e la storia lo presero per uno scroscio di irosa malinconia e non per una bufera esistenziale. Aveva 58 anni. Non allenò più. Hombre vertical.
P.S. Le condoglianze più sincere a Silvio Baldini, cane sciolto in un gregge di pecore, per la perdita della figlia Valentina. Aveva 39 anni.
Celik è ol solito bidone strapagato.
Gasperini lo molla e qualche pollo qui dentro è contento di “averlo strappato”.
Da TSO
83 Commenti
Colpo a sorpresa dell’inda!
Acquistato il centrocampista iivoriano Jean-Felix Ndranghetà
L’avvocato Maurilio Prioreschi, storico difensore di Luciano Moggi, ha espresso forti perplessità sulla richiesta di archiviazione della Procura di Milano riguardante l’inchiesta sul mondo arbitrale che coinvolge Gianluca Rocchi e l’Inter.
Le sue parole arrivano attraverso un’intervista esclusiva rilasciata all’agenzia di stampa Adnkronos.
Secondo il legale, la motivazione dei pm milanesi evidenzia un evidente doppio standard rispetto al passato.
Prioreschi sottolinea come a Milano sia prevalso un approccio fortemente garantista, mentre al Tribunale di Napoli, durante il processo Calciopoli, bastò molto meno per arrivare a condanne definitive per frode sportiva.
Il confronto con Calciopoli.
I magistrati di Milano hanno escluso l’esistenza di un “sistema strutturato”, nonostante abbiano rilevato tentativi di ingerenza sull’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi per favorire il club nerazzurro. Prioreschi contesta radicalmente questa interpretazione:
Il meccanismo del 2006: In Calciopoli la frode sportiva fu contestata per condotte legate alla formazione delle griglie arbitrali (i cinque nomi da cui si sorteggiava il direttore di gara).
·La situazione attuale: Nelle intercettazioni dell’inchiesta milanese emergono indicazioni dirette ed esplicite su quali arbitri scegliere e quali scartare, senza la variabile del sorteggio.
Per l’avvocato Prioreschi, la condotta emersa a Milano è nettamente più grave e diretta rispetto alle “semplici chiacchierate” che vent’anni fa portarono a pesanti condanne, rendendo difficile comprendere la scelta di archiviare il caso.
Magari aver completato la narrazione dell episodio.Bagnoli spacco’ una vetrata degli spogliatoi e non mi risulta che nessuno mai gliela abbia fatta ripagare, Siamo ancora a credito, e di gran lunga, noi della Juve, nei confronti della Narrazione storica dispotica del calcio italiano
Letto solo ora,non capisco perché in questa occasione il primario abbia tirato fuori Juve Verona di Coppa Campioni?C’entra come i cavoli a merenda,sarà solo per aumentare i post!!La Juve non rubo’ nulla anzi meritava molto di più anche a Verona!
Gentile Marco, buona sera. Lei scrive: “Detto senza voler essere maleducato”. E quando mai lo è, lo è stato o lo sarebbe? Lei ha espresso, nei miei confronti, un diritto di critica che, amante come sono del confronto, ebbene sì: mi onora. Nel dettaglio: l’ho riportato perché ci tenevo a inserire anche il punto di vista della difesa, Aldo Serena nel caso specifico, spesso ignorato nella ricostruzione dell’episodio. Grazie di cuore.
sulla sentenza Andrea: ripercussioni immediate in sede Juve non ci saranno, anzi la beffa potrà essere che altri in futuro ne trarranno beneficio. Sicuramente è uno scossone all’autonomia della giustizia sportiva e di per se non è una buona notizia. Ma lo diventa buona per la (in)giustizia sportiva italiana che concede potere interpretativo illimitato ai Giudici sportivi, bypassando concetti basilari di civiltà giuridica come “onere della prova” e “in dubio pro reo”, consentendo agli stessi Giudici di assecondare, di volta in volta, i desiderata della Gazzetta.
Comunque, complimenti ad Andrea che ha tenuto duro.
Scritto da Marco il 17 July 2026 alle ore 18:16
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(lo fa apposta, siccome la stragrande maggioranza qua dentro è Juventina indossa i panni di Mr. Hyde e provoca….)
Il sedicente deltaplano ci costo un mondiale, altroche.
Beccantini mi perdoni ma lei mi sembra che ha una ossessione contro la Juve. Cosa c’entra citare un errore di una partita con la morte di un allenatore che ha vinto un campionato storico. Allora citiamo tutti gli errori nelle partite importanti. Mi sarei aspettato piuttosto un commento sui fatti di attualità. Mi sembra che lei e i suoi colleghi avete voglia di battere sempre la solita campana. Detto senza voler essere maleducato, ma non vi siete stancati di nominare sempre la Juve?