Con pieno merito, la premiata sartoria di Spagna è regina del Mondo per la seconda volta: 1-0, nel 2010, all’Olanda; 1-0, nel 2026, all’Argentina. E sempre ai supplementari: al «Soccer City» di Johannesburg, Iniesta; al MetLife Stadium del New Jersey, Ferran Torres.
E’ stata una partitaccia alla quale Trump e Infantino, i due «Belìn-quenti» (alla genovese), hanno inflitto un intervallo da 27’20″, tipo Super Bowl. Senza offesa: li mortacci loro. Alla vigilia, non c’erano superlativi se non per Messi, 39 anni, e Yamal, 19. Una generazione di differenza. Ebbene sì: cornici, non quadri. La Pulce, all’ultimo tango, più testimone che protagonista; Lamine, bollicine sparse, ma non una che valesse un cin cin.
C’erano, in panca, due «Normal One» (e meno male): de la Fuente, Scaloni. Luis ha azzeccato i cambi (Nico Williams, sua la sponda aerea sul gol; Ferran Torres, suo il sinistro vindice); Lionel, no (Molina, che dormita; perché Nico Gonzalez subito e Lautaro mai?). La «Roja» ha dominato per 140 minuti meno cinque, gli ultimi, quando – in piena trance da braccino corto – Cubarsì l’ha salvata e Giuliano Simeone graziata.
Ha vinto il pensiero forte di una scuola, di un’idea. Talvolta avvicina il pensiero unico, cosa che mi manda in bestia, ma tutti sull’attenti. Campioni d’Europa e del Mondo, gli spagnoli. Qua e là sembrano toreri dalla stoccata morbida: questione di lame. Il «Dibu» Martinez ha parato solo agli sgoccioli (su Yamal, su Nico Williams). Oltre che i pezzi (Lisandro, Romero) Scaloni aveva perso Enzo Fernandez, al 90′ + 3′, espulso per doppio giallo. Può essere che gli straordinari ne avessero crivellato il serbatoio. Resta un catenaccione zavorrato dal 32% di possesso e dagli zero tiri in porta. Il risultato cancella le ombre sulla rete annullata al Nico iberico. Brutto, brutto epilogo. Ma che brave, le mie sartine.
Dove sarà Messi in questo momento?
Con la ghianda in testa a frignare contro il muro del pianto?
E tutto vero
Ma a me Paredes ha fatto veramente paura!
E un duro