Scacco al Re

Roberto Beccantini20 July 2026Pubblicato in Per sport

Con pieno merito, la premiata sartoria di Spagna è regina del Mondo per la seconda volta: 1-0, nel 2010, all’Olanda; 1-0, nel 2026, all’Argentina. E sempre ai supplementari: al «Soccer City» di Johannesburg, Iniesta; al MetLife Stadium del New Jersey, Ferran Torres.

E’ stata una partitaccia alla quale Trump e Infantino, i due «Belìn-quenti» (alla genovese), hanno inflitto un intervallo da 27’20″, tipo Super Bowl. Senza offesa: li mortacci loro. Alla vigilia, non c’erano superlativi se non per Messi, 39 anni, e Yamal, 19. Una generazione di differenza. Ebbene sì: cornici, non quadri. La Pulce, all’ultimo tango, più testimone che protagonista; Lamine, bollicine sparse, ma non una che valesse un cin cin.

C’erano, in panca, due «Normal One» (e meno male): de la Fuente, Scaloni. Luis ha azzeccato i cambi (Nico Williams, sua la sponda aerea sul gol; Ferran Torres, suo il sinistro vindice); Lionel, no (Molina, che dormita; perché Nico Gonzalez subito e Lautaro mai?). La «Roja» ha dominato per 140 minuti meno cinque, gli ultimi, quando – in piena trance da braccino corto – Cubarsì l’ha salvata e Giuliano Simeone graziata.

Ha vinto il pensiero forte di una scuola, di un’idea. Talvolta avvicina il pensiero unico, cosa che mi manda in bestia, ma tutti sull’attenti. Campioni d’Europa e del Mondo, gli spagnoli. Qua e là sembrano toreri dalla stoccata morbida: questione di lame. Il «Dibu» Martinez ha parato solo agli sgoccioli (su Yamal, su Nico Williams). Oltre che i pezzi (Lisandro, Romero) Scaloni aveva perso Enzo Fernandez, al 90′ + 3′, espulso per doppio giallo. Può essere che gli straordinari ne avessero crivellato il serbatoio. Resta un catenaccione zavorrato dal 32% di possesso e dagli zero tiri in porta. Il risultato cancella le ombre sulla rete annullata al Nico iberico. Brutto, brutto epilogo. Ma che brave, le mie sartine.

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