Record di salto in «altro»

Roberto Beccantini25 July 2026Pubblicato in Per sport

Fabio, un gentile lettore, mi chiede un parere sulla nomina di Andrea Pirlo. Scrivere il giorno dopo, di questi tempi, è come scrivere un anno dopo. Ma tant’è. Concordo sul fatto che il ct fosse, e rimanga, l’ultimo dei problemi. Contrario ai ritornismi (nel caso specifico: Antonio Conte, Roberto Mancini), avrei promosso Silvio Baldini dalla Under. Cane sciolto, testa dura.

Certo, il trasloco dalle visioni di Pep Guardiola alle di-visioni create da Pirlo è enorme. Successore di Maurizio Sarri, che mai avrei segato, Andrea portò la Juventus al quarto posto e a un paio di trofei: la Coppa Italia, la Supercoppa. Inoltre, con lui, Cristiano Ronaldo si laureò capocannoniere. In Champions, viceversa, uscì negli ottavi, secondo prassi. Era stata una scommessa di Andrea Agnelli. Offrirgli un’altra chance mi sembrava il minimo. Invece no. L’Allegri bis.

La Nazionale, adesso. Punta di un sistema da rifondare dalla base, e non dal vertice. Le luci al neon del night. Giovanni Malagò aveva battezzato Mancini; la Lega di serie A, Conte. Hanno vinto Paolo Maldini e Leonardo: Pirlo. Al Milan, il primo allenatore reclutato da Paolo (e da Zvone Boban) era stato Marco Giampaolo. Esonerato in corso d’opera. Con Stefano Pioli, il carro attrezzi, fu scudetto. Addirittura.

Dal Gre-No-Li al Ma-Ma-Le. Dal Pep al Pir. Nations League a settembre, poi qualificazioni europee. S’invoca il tecnico moderno, quando, viceversa, servirebbero giocatori moderni. Se dietro li formi, basta un Luis de la Fuente. Se li trascuri, ciao Pep.

Una barzelletta, ho letto. Un azzardo. Una sfida. Non resta che parafrasare il celeberrimo aforisma che Indro Montanelli dedicò ad Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti: «In campo, Guardiola parlava con Dio, Pirlo col prete (replica di Pirlo: «Sì, ma a me il prete rispondeva»). Amen.

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