Un evaso, non un carceriere

Roberto Beccantini21 January 2026

Serpenti di Champions, morsi letali (per la Dea, almeno).

«Le correzioni» è uno splendido libro di Jonathan Franzen. Ammesso che l’abbia sfogliato, o glielo abbiano citato, «Luscianone» ci avrà pensato nell’intervallo di Juventus-Benfica, sin lì zero e zero e una gran parata di Di Gregorio su Sudakov.

E allora: fuori Miretti, acqua in un bicchier di tempesta, e dentro Conceiçao. Con McKennie non più recluso a destra, ma più libero, più quadro che cornice. Il texano è un evaso, non un carceriere. Non chiedetegli di sbirciare fra le sbarre, ma dategli una lima, un lenzuolo. Sua, in avvio di ripresa, la sveglia (bravo Trubin), con la squadra di Mou che, dovendo vincere, era scesa in fretta dal pullman.

Era il 53’. Due minuti e Thuram sfondava palla al piede. Altri nove, ed ecco «Casinò Texas»: triangolo con David (?) e cin cin di destro: 2-0. C’è stata partita, sempre, come documentano i pali, uno testa (69’, Aursnes; 74’, l’americano) e il rigore varista, di Bremer su Barreiro, che Pavlidis, all’81’, ha ciccato in scivolata: ne ricordo uno di Terry, nella finale di Champions del 2008, a Mosca, tra Manchester United e Cheslea. «Ma Nino non aver paura»…

Si temeva il contraccolpo psicologico di Cagliari. Qua e là è emerso. Se può sembrare obeso lo scarto, il risultato ha premiato chi ha tirato meglio, non di più. Vittoria di squadra, capace di patteggiare con i propri limiti (David; i cuori con la q scritti in uscita; il centrocampo spesso tagliato; Miretti troppo incollato al canadese), con un Yildiz – per una volta – non sul podio ma ai suoi piedi.

La rotta è giusta, qualche ruolo no. Storia vecchia. Saper soffrire significa poter sognare. Ognuno, naturalmente, ai suoi livelli. La locandina del night offriva Spalletti versus Mourinho. C’era ressa, all’ingresso. Si sperava in qualcosa di (più) piccante. Invece, abbracci e baci. Non c’è più religione.

Perdonabili e imperdonabili

Roberto Beccantini20 January 2026

Champions, bruschi disgeli e bruschissimi risvegli.

** Inter-Arsenal 1-3 (Gabriel Jesus, Sucic, Gabriel Jesus, Gyökeres). Da 4 su 4 sul liscio a 0-3 sul bagnato: Atletico, Liverpool, Arsenal. Questione di gomme, di episodi, di tecnica. Con i Gunners, soprattutto. Non ha giocato male, la squadra del Reverendo: tranne la Thula. Ha giocato meglio la parrocchia del prevosto. Da applausi, il duello Dimarco-Bukayo Saka (the best). Partita di emozioni e occasioni, fra assenze (Dumfries, Çalhanoglu) e rotazioni (Rice, Martinelli, Gabriel, eccetera).

Inter: palla lunga a Thuram, morsi di pressing, sinistra al potere e destra «zoppa». Scrosci. Arsenal: fraseggio, cambi di ritmo, una faccia tosta che sfiorava l’arroganza. Pioggia insistente. E poi il 19° gol su angolo: specialità della casa. E poi i centravanti: due pere di Gabriel Jesus, piedi da malandro, e una di Gyökeres, ciccia svedese. Nel nostro cortile, avevano deciso Lautaro, Malen, Füllkrug. Sic transit gloria («mundi» no, sarebbe esagerato).

Bella, la rete di Sucic, interno destro dal limite, scintilla di un pari che la cronaca avrebbe sconfessato nel giro di un quarto d’ora. L’Arsenal le ha vinte tutte. La primavera è «maledetta» per definizione (e canzone), ma se non a maggio, quando? Le staffette di Chivu, Pio a parte, non hanno prodotto scosse. Quelle di Arteta invece sì. Obiezioni? Non ne sento.

** Copenaghen-Napoli 1-1 (McTominay, Larsson). Imperdonabile, al netto dei cerotti (tanti). In controllo; in superiorità dal 35’ (rosso, corretto, a Delaney); in vantaggio («McDomini», di crapa); presuntuosi e imprecisi, come se in banca ci fossero milioni e non spiccioli. Il tap-in di Larsson, sul rigore smorzato da Milinkovic-Savic, è una pernacchia alla dabbenaggine, non alla iella.

Ripeto: Conte o non Conte, imperdonabile.

Spossessati

Roberto Beccantini17 January 2026

Da Como a Cagliari stravince il «blocco basso». I caroselli dei Risultatisti chissà quando finiranno. Pisacane-Allegri trasforma l’unico tiro «vero» (di Mazzitelli, su punizione di Gaetano: Kalulu in ritardo, Perin pure; gran gol) nel tesoro dell’isola. Luscianone-Cesc si aggrappa ai vetri delle parate di Caprile-Maignan (fatte le debite proporzioni, ça va sans dire) su Miretti, Cambiaso e Yildiz; al palo del turco; a un rigore concesso e poi revocato da Massa al Var (contatto Mazzitelli-Miretti: boh); a 18 angoli a 1; e, l’avrete dedotto, a un possesso di quantità guardiolesca. I fantasmi del Lecce: rieccoli.

E’ il calcio, signori. Inutile fingere di scoprirlo ogni volta che il cilicio batte il cilindro. Già in avvio, a pressing spianato, Madama tirava poco e nessuno l’accendeva: nemmeno Yildiz, che sarebbe poi cresciuto e l’avrebbe presa per mano. Mi ha spiazzato la mossa di Koop, preferito a Thuram. Forse, in funzione Mou. Le circolari indicano che non meritava di perdere, la Vecchia. Come non lo meritava il Como. Ma Cagliari e Milan cos’hanno rubato? Nulla.

David è tornato «Stanlio», e Openda, entrato come il Portoghesino, Zhegrova e Adzic, non ha fugato la nomea di «Ollio». Per Spalletti, dopo 5 successi e 1 pari, è il secondo k.o. A dieci punti dall’Inter, urge afferrare la maniglia della zona Champions. E tenerla ben stretta. Intanto: mercoledì il Benfica, domenica il Napoli. Entrambi allo Stadium. Snodi cruciali.

Cagliari: tutti dietro, appassionatamente. Luperto e Mina a mulinare la clava, valichi presidiati, corridoi sequestrati, avversari costretti a sudarsi le rare scorciatoie. Lo so, è difficile azzeccare un tranciante o un dribbling in selve così folte, ma proprio questa è la differenza che spariglia le gerarchie.
Leggi tutto l’articolo…