Rischiando e raschiando

Roberto Beccantini10 December 2025

Champions avanti adagio, nel traffico. C’erano una volta le Omonie e gli Anorthosis, soffici materassi. E c’era anche la Juventus. Oggi non ci sono più cuscini e non c’è più lei. O se c’è, per un’ora sembra un fantasma, in balia di un Pafos che di cipriota ha solo il domicilio e, per il resto, è una multinazionale che difende di squadra e corre veloce, sui lanci lunghi (amori miei) di David Luiz o attraverso le discese di Bruno e Correia, tra i tacchi di Anderson Silva, i riflessi di Di Gregorio su Cambiaso (sic), il palo di Anderson Silva e quel Dragomir a fil di traversa (Of Gregory, di guanti).

Gli Spallettiani si buttano sulle briciole, quando possono. Lenti, con Zhegrova dall’inizio (ci «sarà» una volta) e Miretti aiuto-regista (uhm); per tacere di Koop a sinistra: palla al piede, da sei; palla agli altri, come al Maradona, non proprio.

Unico schema, i dribbling di Yildiz. Suo il primo tiro, murato da Michail. Poi Koop – di testa, su corner – e David – di piede, su sponda di Kelly – si mangiano il possibile e l’impossibile. I fischi scuotono «Luscianone». Fuori Zhegrova e Locatelli, dentro Conceiçao e «Ollio» Openda. Dal 3-4-2-1 ingessato a un 4-2-4 meno pavido, con Koop avanzato. La ripresa ripropone, se non altro, sentieri meno infidi, confini più congrui. Sì, la partita la spacca il «Portoghesino», ma è McKennie a sbloccarla, di destro, su tocco di «lavatrice» Cambiaso. McKennie: casinò o casino Texas, dipende. Un giro di roulette: gol al Polo; assist a Yildiz e a Hojlund a Napoli; zampata al Pafos. Rien ne va plus.

Abbandonati i barbaritmi, la Vecchia profitta dello sporgersi dei rivali e il 2-0 è farina di un contropiede purissimo: da Conceiçao a Yildiz a «Stanlio» David: controllo e destro rasoterra (non rasocielo). Il coraggio di rischiare ha, paradossalmente, ridotto i pericoli. E così i berci diventano olé. Un classico.
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Fiele e miele

Roberto Beccantini10 December 2025

Sesta tappa di Champions. L’ibrida Italia contro la perfida Albione. Botti da orbi. Fiele e miele.

** Inter-Liverpool 0-1 (Szoboszlai su rigore). Abbiamo voluto il Var? Yes. E allora teniamocelo sempre, non solo quando ci fa comodo. Minuto 32: gol di Konaté annullato, dopo 4’ di assemblea di condominio (dietro lo schermo e davanti) per «mani-comietto» di Ekitike. Minuto 39: lecca di Thuram, braccio di Van Dijk (congruo? non congruo?), avanti popolo. Minuto 87: trattenuta di Bastoni, svenimento di Wirtz, nulla per l’arbitro Zwayer che, precettato alla «moviola», rovescia il pollice: penalty. Szoboszlai trasforma. Se interessa il mio parere, figlio del Novecento: gol sì (per l’involontarietà del braccino), dischetto no (per la simulazione del tedesco).

La partita, adesso. Come estetica, non proprio la cima Coppi. C’era una volta il gegenpressing di Klopp. Bava alla bocca. Oggi, si va di tiki-taka e di imboscate. Segnali di fumo. Slot ha «espulso» Salah ed è pure orfano di Gakpo e Chiesa. La squadra gioca per lui e impegna Sommer più di quanto gli avversari non disturbino Alisson (salvo una volta con il Toro, di testa). In generale, più Liverpool che Inter. Certo, gli infortuni di Calha (all’11’) e Acerbi (al 31’) hanno condizionato, ritardandoli, i cambi di Chivu. Mai una squadra ha dominato l’altra, questo no. Ma per come erano messi, i Reds mi hanno sorpreso. Nonostante Gomez, là dove c’era l’erba di Alexander-Arnold (a proposito: buona idea, l’ingresso di Bradley). Che delusione, Thuram.

Resta un dettaglio: 12 punti su 12 con i materassi, 0 su 6 fra Atletico e Liverpool. Al netto degli episodi, che per me incidono (ma non per altri).

** Atalanta-Chelsea 2-1 (Joao Pedro, Scamacca, De Ketelaere). Questo sì, un tappone alpino. Da leccarsi i baffi.
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L’abatino di Certaldo

Roberto Beccantini7 December 2025

Senza centrocampo, il Napoli. Senza centravanti, la Juventus. E questi sono indizi. La prova è ciò che ne deriva. Conte ha trovato un 3-4-2-1 che non sarà l’Apriti Sesamo ma è un’idea. Spalletti è ancora lì che la cerca e si cerca. «Il mio centravanti è lo spazio», diceva il Pep. Salvo sterzare bruscamente sulla ciccia di Haaland. Aggressivi fin dall’avvio, i campioni accarezzano il gol con McTominay, di testa, e passano già al 7’. Garrincha-Neres si mangia Koop, così come si era mangiato Cabal, e crossa per la zampata di Hojlund, in anticipo su Kelly. Fascia sinistra: uhm.

Gli opliti di «Luscianone» dovrebbero governare almeno in mezzo. E invece no. La broccaggine e la paura costituiscono una brutta bestia e Yildiz falso nueve, un falso e basta. Sì, qualche tiro dal limite, ma roba più da rugby che da calcio. ‘O Napule pressa e stressa. Una sgrullata di Di Lorenzo, servito da Lang, impegna strenuamente Di Gregorio, poi «McDomini», sempre di cabeza, sfiora il montante.

Insomma: molto Napoli. Nella ripresa, Spallettone richiama Cabal e sguinzaglia David. L’ordalia s’increspa: David è David – un palo, non un totem – ma Buongiorno e Beukema ci cascano e mollano il turco. Che imbecca McKennie e, da lui imbeccato, pareggia. Improvvisamente. Sembra una Madama meno pavida, o forse sono i dirimpettai calati o calanti.

Altrettanto improvvisamente l’abate di Certaldo toglie chi? Il turco. Per Openda. La Nemesi s’arrabbia di brutto. Ma come? Un tiro un gol e mi piazzate «Stanlio e Ollio»? Parabola di Neres, un po’ meno Garrincha, sponda involontaria di McKennie e zuccata di Hojlund: 2-1. Un classico, da queste parti; e, per la Vecchia, settimo k.o. di fila. Sia chiaro: successo forte, Conte, al di là dello scarto. E quegli spiccioli di Zhegrova, ennesima miccia: perché così tardi?