A reti unificate

Roberto Beccantini18 March 2026

Damigiane di gol negli ottavi-bis di Champions. Prestazionisti in brodo di giuggiole, risultatisti incavolati neri. Affari loro.

** Barcellona-Newcastle 7-2 (Raphinha, Elanga, Bernal, Elanga, Yamal su rigore, Fermin Lopez, Lewandowski, Lewandowski, Raphinha). Il calcio del Barça non è il calcio che insegnano nelle Coverciano del mondo. E’ quello di strada, caro a Cruijff: palla a me, attacco io; palla a te, attacchi tu. Poi si va, insieme, a sbirciare il risultato. Con l’Inter andò male (3-3, 3-4 dts), con le «gazze» è andata di lusso. Le idee, le idee. I piedi, i piedi: una sinfonia. Nonostante una difesa così alta da sembrare alticcia. Gli inglesi hanno retto, alla grande, per un tempo. Poi, uscito Tonali – dalla foga gattusiana, di spessore – sono crollati. Il coro ha liberato i tenori. Troppi, perché il Camp Nou non ne godesse.

** Bayern-Atalanta 4-1 (Kane su rigore, Kane, Karl, Luis Diaz, Samardzic). Dopo l’1-6 di Bergamo era difficile adeguare lo spirito del tempo («Zeitgeist») al pathos. Però i tedeschi so’ tedeschi. E Harry Kane, che crucco non è, ha una fame che la bacheca, vegana, ha reso pantragruelica. Splendida la seconda rete. Cosa poteva inventarsi Palladino? Di fronte a qualità, tecnica e velocità scroscianti come le cascate del Niagara, nulla.

** Liverpool-Galatasaray 4-0 (Szoboszlai, Ekitike, Gravenberch, Salah). Trombe rosse. Al di là del k.o. di Osimhen, e al di qua dello sfinente «tutti giù per terra» dei turchi (ma auguri a Noa Lang per il taglio profondo al dito di una mano). Lo 0-1 di Istanbul resiste 25’ e la rimonta non è mai in bilico. Come è indiscutibile lo scalpello di Salah: rigore parato, assist a Ekitike, traliccio mobile, e sinistro a giro, specialità della casa (e della maison Robben).

Italiane nei quarti: zero. Già li sento: Intensità, spalanca le tue braccia, io sono qua (ma loro, ahinoi, «là»). E, naturalmente, il mio regno per un dribbling.

Smonta e rimonta

Roberto Beccantini17 March 2026

Ciao Pep, ciao pronostico. «Dura un attimo il giorno», ha scritto Claudio Magris. La notte di Manchester, in compenso, dura 22 minuti. Il tempo di registrare un po’ di scaramucce (Valverde che si mangia un gol, proprio lui, l’eroe del Bernabeu) e il palleggio martellante del City. Improvvisamente, un contropiede. Protagonista, Vinicius: palo e, sugli sviluppi, destro «murato» dal gomito di Bernardo Silva, sulla linea: rigore e rosso. Il malandro, questa volta, trasforma. Mercoledì lo aveva sbagliato.

Ecco: la madre di tutte le partite diventa un’amichevole. Di lusso, certo, ma il 3-0 del Bernabeu è un macigno che l’orgoglio e le geometrie ferite dei «blue moon» trasportano non oltre il pari di Haaland, con Huijsen non così reattivo come su Reijnders e, agli sgoccioli, Semenyo. Il Real di Arbeloa non infierisce e offre a Mbappé un ventello di rodaggio. Bravi i portieri: Donnarumma, Courtois e il suo vice, Lunin. L’1-2, in piena accademia, giunge nel recupero, ancora con Vinicius.

C’era in ballo l’accesso ai quarti di Champions. Ripeto: l’espulsione di Bernardo, corretta, ha demolito le emozioni. I dribbling di Doku e le finte di Cherki da una parte; la vena di Vini, provocatore se ce n’è uno, l’ago di Brahim e gli zaini di Tchouaméni, fior di sherpa, dall’altra: poesia & prosa.

Per concludere, un cenno all’ordalia dell’Alvalade e a Sporting-Bodø/Glimt 5-0. L’impresa della settimana. In Norvegia era finita 0-3. Tra i due estremi – aver fatto segnare Openda e David, aver eliminato l’Inter – ha prevalso il primo. Gonçalo Inacio, Pedro Gonçalves, Suarez su penalty e, nei supplementari, Araujo e Rafael Nel. Sono sincero: non mi aspettavo, da Knutsen, un catenaccione tanto «one». Sembravano anime attraversate, i portoghesi. «Dura solo un attimo, la gloria»: Dino Zoff, campione d’Europa e del Mondo.
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Cime tempestose. E il «tridentino»

Roberto Beccantini14 March 2026

Se David è un nueve falso, avrà pensato «Luscianone», tanto vale rischiare un falso nueve: Yildiz. A Napoli gli andò male, a Udine no. La formula del «tridentino» (Conceiçao, Yildiz, Boga) ha vinto e convinto al di là dello scarto, 0-1, lontano dalle occasioni espresse e dai valori affiorati.

Può essere che la difesa «alticcia» di Runjaic abbia agevolato i convogli della Juventus. Resta il fatto, insindacabile, che di Perin non si rammentano parate «vere», mentre Okoye è stato protagonista più volte: su Boga, su Cambiaso e persino su Miretti.

Il gol spacca-equilibrio, al 37’, ha suggellato il governo di Madama e premiato una mossa – Yildiz all’ala, Boga al centro – cruciale nel cuore dell’azione. Lancio «scavalcante» di Kelly, spalla-a-spalla tra Yildiz e Zarraga stravinto dal turco, assist in mezzo, tocco di Jérémie.

Non che il livello della notte abbia lambito vette himalayane, ma Zaniolo è un cavallo pazzo e Davis, un centravanti dalle ante generose che ha trovato in Bremer un arcigno secondino. Fra i suoi scalpi, l’Udinese vanta l’Inter (a San Siro, addirittura), il Napoli e la Roma. Il rendimento costeggia le montagne russe. La Vecchia l’ha presa molto sul serio, e il raddoppio di Conceiçao, imbeccato da Yildiz, migliore per distacco, ne avrebbe gratificato l’approccio e la gestione, in pericolo solo per episodi (Atta, Ekkelenkamp, qualche bolgia agli sgoccioli), se un fuorigioco di Koop non avesse «partorito», al Var, una interferenza oggettivamente capziosa. Vuolsi così colà eccetera.

Già al terzo squillo, dopo Roma e Pisa, Boga sembrava un due di coppe: sta diventando un jolly dal dribbling facile come il whisky cantato da Fred Buscaglione. Si scorge, dall’alto, un panorama meno anchilosato, meno aggrappato al «particulare». Qui dove la pelata luccica, il vento tira sempre forte, ma l’Abatone ci ha preso gusto.
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