Per la cruna di un lago

Roberto Beccantini30 August 2026

Con il Como aveva sofferto persino il Napoli dello Juventin fuggiasco, figuriamoci il Napoli «senza allenatore». Fa caldo, al Maradona, e il titic-titoc delle sartine di Cesc fa venire i nervi ai dirimpettai. ‘O Napule è costretto al ruolo, ingrato, di tergicristallo. Sino al sinistro di Baturina, un giovanotto che non dà riferimenti e, per questo, non ne ha mai uno addosso.

Il popolo fiuta il pericolo; McTominay è la statua di sé stesso; Lobotka non sa a chi cavolo darla; Lang, almeno lui, dribbla e fa un po’ di casino. Il gran numero di Hojlund fissa un pareggio che appartiene più al singolo che all’orchestra, al netto di un paio di occasioni create e sprecate.

Quando l’aggressione dall’alto si scontra con la costruzione dal basso, molto può succedere. E difatti succede. E’ il 35’: Anguissa (quantum mutatus ab illo) serve molle Rrahmani, palla rubata, zampata di Douvikas, the best: 1-2. Il Como usa le corsie come fionde: la catena di destra, soprattutto. Il ritmo, ora arpa ora tromba, addormenta il paziente disteso sul lettino e titilla il chirurgo, bisturi in mano. I cambi del Feticista, con De Bruyne, Alisson Santos, Lucca, Neres e Spinazzola, increspano un po’ le acque ma, di Butez, non ricordo parate tramandabili, salvo un dribbling sul danesone (e un gol di Lobotka, al 96’, annullato per fuorigioco di Lucca). Che primo tempo, il Como. Provateci voi, che non siete Dio, a far passare un cammello per la cruna di un lago.

** Cagliari-Inter 0-1 (Çalhanoglu). Una martellata al Monza, una pennellata nell’isola. Sarà pure in scadenza di contratto, il turco, ma nei tiri «da tre» rimane una sentenza. Nel pugilato, Pisacane avrebbe lanciato la fatidica spugna. Nel calcio non si può. Il dominio dei campioni è schiacciante. Lecche da ogni pizzo, qua i guanti di Caprile, là gli stinchi di qualche santo, spesso la mira ubriaca. Lo scarto, minimo, è un ossimoro.
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I fondi del barile

Roberto Beccantini29 August 2026

In assenza di Yildiz, McKennie e Thuram non so cosa possa aver commesso Spalletti per infliggersi la penitenza di Kolo Muani e David insieme. Il primo, voluto; il secondo, trovato; il francese, nove di movimento (e dai: 6,5 da gregario, 4 da centravanti); il canadese, sotto punta (molto sotto e poco punta). E così, per battere 2-0 il Parma, la Juventus ha avuto bisogno del mercato «sbagliato». Nico Gonzalez, che Madama aveva girato all’Atletico e l’Atletico aveva ridato a Madama; «Floopmeiners», in rosa dal 2024 e offerto a mezzo mondo (mezzo?). Ah, le capriole del calcio.

Nico ha sostituito David, fischiatissimo. Una furia. Si è messo in una posizione spuria, e – almeno lui, finalmente – ha detto qualcosa di «sinistro»: gran volo di Corvi; palo, tap-in e sponda di Troilo. Era il 63’. L’olandese, in compenso, aveva rimpiazzato Cambiaso che aveva avvicendato Conceiçao (il migliore, e non solo per il montante scosso al 33’). Pressione di Nico (ma sì) su Konaté, mancino dal limite e palla in buca d’angolo.

Le statistiche parlano di 18 tiri a 4 e di 58% possesso a 42%: ha meritato, la Vecchia, al netto di metà partita scarabocchiata e di un doppio intervento di Vicario su Romero – paratina e paratona – quando il risultato era ancora in bilico. A proposito di mercato: Vicario, rammendo dei rammendi. I bebè di Cuesta hanno badato a difendersi, cercando varchi – con Lontani, interessante, Bernabé e Mandela Keita – in un centrocampo retto da Locatelli (normale) e Douglas Luiz (in progresso).

Sono state le scelte iniziali ad allungare l’equilibrio, sono stati i cambi a sbriciolarlo. Fossi nell’Abatone di Certaldo, darei la precedenza agli errori. Se Kessié ha scelto la Dea, l’esordio di Lucumì non mi ha eccitato e dagli spiccioli offertigli Alajbegovic ha ricavato giusto una mancetta. In generale, episodi o non episodi, il problema basico rimane l’«impotentia segnandi».
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Fate il riassunto

Roberto Beccantini23 August 2026

Scritto che «Alajbegovic è uno di quei giocatori che creano lo shock temporale», firmato Spalletti, non ha prezzo, Frosinone-Juventus 0-1 è stata un riassunto, più che un incipit. Un riepilogo più che una dichiarazione d’intenti. Era la «prima» e, dunque, honni soit qui mal y pense.

Molteplici i motivi: perché Madama ha ricavato la miseria del gol di Bremer (al 22’, di testa, su arcobaleno di Conceiçao) da 35-40’ di buon calcio; perché con Kolo Muani (6,5 da gregario, 4 da punta) e con Conceiçao (alla lunga) se n’è mangiati altri due; perché Kalulu ha colpito un palo e, sul rimbalzo, l’amletico Palmisani ha murato il destro di Yildiz; perché, se non sei Mandrake e non le chiudi, la Nemesi ci cova e l’avversario ci prova. Calvani, al 93’, ha scosso la traversa.

La novità, se mai, è non aver preso gol al primo tiro (di Bracaglia, deviato da Vicario; neppure al secondo, di Kvernadze; e manco al terzo, di Fini, rintuzzato dal portiere). Una neo-promossa contro una ex tiranna; Alvini contro Spalletti, Fucecchio versus Certaldo. C’erano i nuovi, sì: Vicario (reattivo e infortunato), Celik, a scorribande alterne, Douglas Luiz, un tempo all’uncinetto e poi in branda; di Kolo ho detto. L’esilio di Yildiz a sinistra, solcato da guizzi rari, è stato «pareggiato» dalle fuitine di Conceiçao.

I ciociari hanno fatto tesoro dello scarto e di un calo che i dirimpettai non potevano non accusare. E, a costo di rischi non lievi, se solo le transizioni fossero state più ficcanti, hanno rialzato la cresta e scortato il risultato alla lotteria degli ultimi minuti. Tornando alla Vecchia, non sono mancati gli sprazzi, i triangoli, la volontà di giocare. Al di là dei moduli, il problema, in un panorama di qualità media non eccelsa, rimane il rapporto produzione-gol. Che è poi il solito problema.
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