You’ll never walk alone

Roberto Beccantini31 December 2025

Buon anno a tutti i sogni.

Ricordando Galeone con le emozioni

Roberto Beccantini2 November 2025

Nel ricordo di Giovanni Galeone, che allenava ridendo mores (et biondes), zona e tridente, l’aria di chi non si dà arie, si scornavano i due «figliocci»: Max il feticista e Gasp il tremendista. Ha vinto Max, 1-0. Non ci si è annoiati in terra e, immagino, neppure tra le «sue» nuvole.

Che partita. Tosta, veloce. Per una trentina di minuti, Lupa avanti tutta e Diavolo rannicchiato sotto i reticolati, centomila gavette di catenaccio. Cristante, Dybala, Ndicka, El Aynaoui, ancora Dybala: è la mira che difetta, non il resto. «Suddenly», come avrebbe scritto l’inviato del Guardian, all’improvviso, gli assediati forano il polverone che li avvolge. E’ il 39’. Contropiede old fashion: da Bartesaghi a Leao, fuga e toccata, gol di Pavlovic (lo stopper, ops). In piedi.

La trama cambia da così a così. Fofana si mangia il raddoppio e, in avvio di ripresa, Milan in versione poligono: Ricci, Svilar su Fofana e Leao, palo di pancia (Nkunku), «paratona» di Hermoso su Leao. Rispetto all’avvio, il mondo rovesciato.

Tarda, Gasp, a inserire la ciccia di Dovbyk: avrebbe fatto comodo, in quelle bolge. Attorno a Modric, Max alza e arma la resistenza estrema. Fioccano gli angoli, non i brividi. Sino al 81’ quando, in barriera, Fofana mura di braccio e Guida decreta il rigore. Maignan contro Dybala: «vince» il francese, buttandosi alla sua sinistra. E la Joya si stira pure.

Due stili a confronto, a San Siro. Proprio questo ha contribuito a rendere ardente la contesa. Il palleggio romanista, il mordi e fuggi dei milanisti. E sul piano della contabilità, penalty, a parte: più Milan. Vero, 61% di possesso per la Maggica, ma 16 tiri a testa e, in porta, 7-6 pro Diavolo. Dare spazio a Leao non è mai una buona idea. Specialmente per chi, come l’Ego di Trigoria, di idee ne ha tante.
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Svegliatemi, per favore

Roberto Beccantini21 September 2024

Il minuto per Totò. Il ritorno di Conte e Tacconi. Le uniche emozioni. Dopodiché, cisterne di camomilla, camion di noia. Juventus-Napoli 0-0. Per Thiago, il terzo consecutivo. Coraggio pure. Anzi: coraggio un tubo. Su entrambi i fronti. Eppure i tecnici sono i nostri bardi, il nostro vanto.

Più palleggio e più possesso, Madama: ma una sola occasione (di Koopmeiners) più i cross e i dribbling di Yildiz, sprecato all’ala, le traversate di Cambiaso e un pugno di mischie. Solo contropiede, o’ Napule: ma anche più occasioni (le parate di Di Gregorio su McTominay e Politano, la lecca di Politano a fil di traversa).

I peggiori, Lukaku e Vlahovic. Il serbo è uscito al 45’, addirittura: dentro Weah e area da occupare in gruppo. Otra vez. Conte, che fin dall’inizio aveva battezzato la difesa a 4, ha perso Meret, per infortunio, già al 35’. Sfido Caprile a raccontarmi un pomeriggio più mansueto.

Savona su Kvara sembrava, lì per lì, mossa fin troppo temeraria. E invece il match l’ha chiuso il bimbo, non il georgiano, sostituito con Lukaku e Politano al 71’. D’accordo, la Vecchia aveva giocato martedì in Champions e gli avversari no, resta però la sensazione di un problema che, denunciato dall’Apollo di turno (scegliete voi quale), Houston non riesce a risolvere. Non tirare mai, o quasi mai, come con Roma ed Empoli non coinvolge il passato: se mai, riguarderà il futuro. Occhio: tre indizi fanno una prova. E di Douglas Luiz, nessuna notizia.

Nella mia griglia estiva, avevo collocato il Napoli secondo e la Juventus quarta. Siamo appena a settembre, per carità, ma la pensavo, e la penso, così: felicissimo di sbagliarmi. Conte Dracula ha badato al sodo: il corto muso non gli ha mai fatto schifo. Quel McTominay sfonderà. Madama, viceversa, è come Dorando Pietri: per qualità o densità, «crolla» negli ultimi metri.