Galeano, Soriano: se non ora, quando? Clamoroso al Cibali, si diceva in Italia. Clamorosissimo a Boston, si dirà d’ora in avanti. Prendete il mondo e rovesciatelo: il piccolo Paraguay fa fuori la magna Germania. Testa di Enciso nel primo tempo, testa di Havertz nel secondo e quindi una lunga processione verso la porta di Orlando Gill, il nuovo Chilavert. Sino ai rigori, vetta che i crucchi, in un Mondiale, avevano sempre scollinato in bellezza.
Stavolta no. Gill ne para due, a Havertz e Woltemade; uno lo sbaglia Tah. La Nazionale di Alfaro sciupa due match-point, con Sanabria (fuori) e Balbuena (bravo Neuer), ma non il terzo, trasformato da Canale. Per i posteri: 1-1 dts, 4-3 dal dischetto. Questa è contabilità bieca, non rende il pathos di una partita brutta, sporca e cattiva, tra chi difendeva un sogno e chi dava la caccia a uno scalpo. Differenza già di per sé sensibile.
Il gol di Tah, annullato al Var per blocco di Anton sul portiere, scatena l’ira funesta dell’isterico Nagelsmann: e per il minuto (105’) e per l’incidenza. Decisione corretta: o comunque non scandalosa. Il possesso palla (75,3% a 24,7%) è una serenata al piattume dei tedeschi. Undav titolare vale la metà della metà di Undav staffettaro. E il Musiala attuale, sguinzagliato alla buon’ora, non vale ancora il Musiala pre-infortunio.
I paraguagi graffiano, mordono, si arrampicano. Alle sortite di contrabbando provvedono Almiron ed Enciso, il resto della ciurma – Caceres e Gomez, Galarza e Alonso – si avventa su qualunque stinco in transito. E poi Gill, classe 2000, una pertica di 1,98. Caro agli dei delle mischie, freddo e reattivo al «tie-break».
Il calcio sa essere romanzo, non semplice diario. E un catenaccio può diventare letteratura. Osvaldo Soriano scrisse del rigore più lungo del mondo. Per una volta, la realtà ha battuto la fantasia: e allora si stampi la realtà .