Kaputt mundi

Roberto Beccantini30 June 2026

Galeano, Soriano: se non ora, quando? Clamoroso al Cibali, si diceva in Italia. Clamorosissimo a Boston, si dirà d’ora in avanti. Prendete il mondo e rovesciatelo: il piccolo Paraguay fa fuori la magna Germania. Testa di Enciso nel primo tempo, testa di Havertz nel secondo e quindi una lunga processione verso la porta di Orlando Gill, il nuovo Chilavert. Sino ai rigori, vetta che i crucchi, in un Mondiale, avevano sempre scollinato in bellezza.

Stavolta no. Gill ne para due, a Havertz e Woltemade; uno lo sbaglia Tah. La Nazionale di Alfaro sciupa due match-point, con Sanabria (fuori) e Balbuena (bravo Neuer), ma non il terzo, trasformato da Canale. Per i posteri: 1-1 dts, 4-3 dal dischetto. Questa è contabilità bieca, non rende il pathos di una partita brutta, sporca e cattiva, tra chi difendeva un sogno e chi dava la caccia a uno scalpo. Differenza già di per sé sensibile.

Il gol di Tah, annullato al Var per blocco di Anton sul portiere, scatena l’ira funesta dell’isterico Nagelsmann: e per il minuto (105’) e per l’incidenza. Decisione corretta: o comunque non scandalosa. Il possesso palla (75,3% a 24,7%) è una serenata al piattume dei tedeschi. Undav titolare vale la metà della metà di Undav staffettaro. E il Musiala attuale, sguinzagliato alla buon’ora, non vale ancora il Musiala pre-infortunio.

I paraguagi graffiano, mordono, si arrampicano. Alle sortite di contrabbando provvedono Almiron ed Enciso, il resto della ciurma – Caceres e Gomez, Galarza e Alonso – si avventa su qualunque stinco in transito. E poi Gill, classe 2000, una pertica di 1,98. Caro agli dei delle mischie, freddo e reattivo al «tie-break».

Il calcio sa essere romanzo, non semplice diario. E un catenaccio può diventare letteratura. Osvaldo Soriano scrisse del rigore più lungo del mondo. Per una volta, la realtà ha battuto la fantasia: e allora si stampi la realtà.

«Fiuaooo»

Roberto Beccantini29 June 2026

Per un tempo, il Brasile gioca come un turista a Copacabana: in infradito, palleggiando lento, tra nuvole di bikini che, soprattutto da quelle parti, fanno «intensità». Sul fronte opposto, Moriyasu non è Yamamoto e il gol di Sano – in contropiede, dopo un tocco fratricida di Danilo e un mezzo pisolo di Alisson – non è Pearl Harbor. La storia si nasconde, si mescola.

Sin lì, non pervenuti Rayan e Vinicius. E Casemiro, in mezzo, né fionda né sasso. Urge una sfuriata. Serve un intervallo da Far west. Non sarà la «seleçao» dei cinque numeri dieci – Jairzinho, Gerson, Tostao, Pelé, Rivelino – ma l’ammiraglio Ancelotti gode di una flotta che il Giappone manco lontanamente avvicina. E così: fuori Paquetà (ombra su ombra), dentro Endrick, 4-2-4 e un po’ più di samba, un po’ più di casino. Al diavolo l’atavica tendenza al suicidio.

Suzuki sventa su Bruno Guimaraes (the best), Tomiyasu mura Casemiro che, trasfigurato, pareggia di testa su cross di Gabriel. A proposito: quanti cross, o Brasil, i cui alluci hanno sempre privilegiato madre terra. Rayan e Vinicius, ali e non più pali, ancheggiano festosi. E’ il 58’, quando Vinicius va via di tunnel, poi di dribbling, quindi ancora di dribbling e, di esterno destro, scuote il montante. Profumo di lavanda, non puzza di lavagna. Erezione, non semplice emozione.

I samurai (ri)puliscono tutto, dagli spogliatoi all’area di rigore. Resistono e soffrono con lo stoicismo di coloro che sanno la fine che faranno, e proprio per questo non la temono. Fuor di metafora: catenaccio e arigatò.

Il destino di Houston si compie al 96’, attraverso l’ennesimo staffettista di «Carlao»: Martinelli, imbeccato dal radar di Bruno Guimaraes. Due a uno, dunque, a un pelo dai supplementari. E bravo il nostro Mariani. «Chi vince festeggia, chi perde spiega»: sarebbe di Velasco, non di un infermiere labronico. A proposito: come si dice fiuuuu in portoghese. Fiuaooo?

Finalmente

Roberto Beccantini28 June 2026

Finalmente. L’eliminazione diretta sta alla fase a gironi come l’urlo «Terra! Terra!» alla navigazione delle tre caravelle. Con i sedicesimi, il Mondiale entra in modalità O la va o la spacca. Addio calcoli, ciao biscotti. Toccava a Los Angeles, il «film» del battesimo. Sud Africa-Canada. I Bafana Bafana contro le Giubbe rosse. Continenti e incontinenti.

Non certo una pellicola da suggerire agli amici. Ma una partita «vera», povera di piedi e straripante di cuori, dal desco ambiguo, senza guizzi dei cuochi e senza dribbling dei commensali. Ha vinto, con merito, il Canada: 1-0, lecca di Eustáquio al 92’. Con merito, se dal taccuino si raccolgono i due salvataggi sulla linea (di Modiba e Mbokazi) e un sinistro del David juventino murato da Williams. A proposito: il ct Marsch ha chiuso con due David (Jonathan, Promise) e un Davies (Alphonso). Reduce, quest’ultimo, da infortuni troppo seri perché potesse tornare subito l’esplosivo detonatore del Bayern. Quanto a «JD», assomiglia sempre meno a una prima punta e sempre più a una punta d’appoggio, dalle frequenze del bandolero stanco.

Ecco qua il mio borsino:

Brasile 60% Giappone 40%

Germania 70% Paraguay 30%

Olanda 51% Marocco 49%

Costa d’Avorio 45% Norvegia 55%

Francia 60% Svezia 40%

Inghilterra 80% Repubblica democratica del Congo 20%

Belgio 55% Senegal 45%

Messico 51% Ecuador 49%

Spagna 60% Austria 40%

Stati Uniti 70% Bosnia e Erzegovina 30%

Australia 45% Egitto 55%
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