Zero a tre: e più non «dimandate». Lo impone il pudore. Scritturato da fine giugno, Gattuso ha trovato subito la Lazio. A cassetta da un anno, Spalletti non ha ancora trovato la Juventus. O meglio: se qua e là ha dato l’idea di averla intravista, subito l’ha persa. E ripersa. Sino allo sfacelo odierno.
Provstgaard di testa, tra Bremer e Lucumi; poi Isaksen, alla Garrincha, su cross di Nuno Tavares (pure una traversa, il migliore). E, agli sgoccioli degli sgoccioli, Dele-Bashiru: ciao ciao Bremer. L’Aquila continua a volare ad altezza Inter, prima in classifica. La Vecchia annaspa all’ottavo posto. Aggrapparsi alle ruggini di Vigo e agli infortuni non copre lo sbando della notte. La Lazio è squadra: con i suoi limiti, con le sue risorse (Taylor, per esempio). La Juventus è accozzaglia: sia nella versione ortodossa, con McKennie (scomparso, letteralmente) a destra e Alajbegovic a sinistra (una civetta sul comò), sia nella formula più spregiudicata, con il doppio pivot, Kolo Muani più Woltemade, e le doppie ali, Conceiçao più Zhegrova.
Se scrivo disastro, temo di rigare i meriti di Zaccagni e c. Occasioni? Una di Nico, un’altra del tedesco. Non poteva che fischiare, lo Stadium. «Luscianone» era squalificato, il rogo è toccato al suo vice, Domenichini. Eliminata in coppa dal Mantova, e per giunta all’Olimpico, l’arena sistematicamente mezza vuota per la guerra tifosi-Lotito: Ringhio sta compiendo un’impresa.
Ognuno, da Belayhane a Floriani, sa cosa fare: e se non ci riesce, ecco uno sherpa soccorrerlo. Al confronto, Madama sembra (è) una carovana lenta e piatta, in balia delle frecce degli Apache di turno. Sui livelli del 2-0 che la Viola le inflisse il 17 maggio. Il pesce puzza sempre dalla testa, ma vi raccomando pure certi piedi. «Osare a pensare è iniziare a lottare». Non è mia, ma ve la giro. Chissà, a qualcuno potrebbe far comodo.
** Fiorentina-Como 1-3 (Liberali, Nico Paz, Pongracic, Douvikas). Come due ubriachi in tangenziale. Sgasate di qua, sgasate di là. Occasioni, parate, sgorbi. E, clamoroso al Franchi, un gol «italiano» del Como. Lo firma Liberali: di classe e di ombre (a monte, per un fallo su Pedro Gonçalves che Di Bello non coglie e il Var machista di Orsato non segnala). Le squadre di Vanoli e Fabregas si graffiano e si morsicano fregandosene dei limiti di velocità. Più di sciabola, gli uni; più di fioretto, gli altri. Sciacquare i panni in Arno, a volte, riesce meglio agli ospiti.
** Milan-Atalanta 3-2 (Gonçalo Ramos su rigore, Rabiot, Gila, Gaetano, Krstovic). Per un’ora, solo Milan: pressing, azioni avvolgenti e 3-0. Poi, solo Dea (o quasi) e 0-2. Maignan nega a Zappacosta il 3-3, Carnesecchi a Gonçalo Ramos il 4-2. I cambi danno più a Sarri che ad Amorim. Era stato il palo di Krstovic, al 63’, a buttare giù dal letto il senso unico della partita. Hanno riaperto i mani-comi: due i rigori pro Diavolo concessi dagli sceriffi di Lissone. Il primo, trasformato da Ramos; il secondo, rintuzzato da Carnesecchi al portoghese. Che goduria, i moviolisti.
Nino, non solo non è riuscito a dare un’impronta tattica alla squadra (ed è passato un anno, come sottolineato pure dal primario nel fare il confronto con Gattuso) quanto sembra aver perso anche lo spogliatoio. In più ha ripreso a delirare nelle conferenze stampa e nei dopo partita, in generale appare sempre più nervoso e litigioso. Non sembra una situazione reversibile, ecco. Da qui l’urgenza di provvedere al cambio dato che Conte è libero e (dicono) disponibile. In ogni caso già le prossime due partite ci diranno qualcosa in più, altre figuracce suppongo che farebbero comunque saltare il banco, eventuali risultati positivi gli consentirebbero di vivacchiare ancora un po’. Non mi sembrano comunque prospettive rosee.
Vi vogliamo cosi’
credo che Carnevali NON ABBIA la delega per far fuori Spalletti, lo puo’ fare solo ing.Felpa
mi auguro di sbagliare, la conferma che non ci sta più con la testa Spalletti l’ha data quando, sotto di 3 gol a poco dal termine, mette in campo 5 attaccanti che ovviamente puntano avanti e non coprono, offrendo praterie al contropiede laziale
Esatto, Bit. Se non lo fanno nemmeno adesso allora significa che non c’è più la minima intenzione di tornare competitivi.
Su Spalletti mi sono arreso, ripeto. E’ vero che anche l’allenatore non può essere cambiato in continuazione, ma adesso Conte è libero e Spalletti pare definitivamente partito per la tangente, è fondamentale mettere un punto e ripartire ADESSO, senza perdere altro tempo prezioso.
Come ca**o si fa a prendere Comolli? Giusto al Pisa poteva andare. A questa nuova dirigenza darei invece un po’ di tempo, sperando che riesca a sistemare un po’ di cose. Non si può cambiare in continuazione.
Eh ma Elkann è un drago nella scelta degli uomini…
Ovviamente
Bilbao fa incetta di cuscini alla esselunga.
Per sedersi,obviamente.