I mani-comi e le «riserve»

Roberto Beccantini7 January 2026

In vista di Inter-Napoli, tappone di domenica sera, si pensava a un placido rullar di pedali. Placido un corno.

** Napoli-Verona 2-2 (Frese, Orban su rigore, McTominay, Di Lorenzo). Tra Vesuvio e Giulietta son sempre storie tese. Venivano, i campioni, da un poker di 2-0; l’Hellas, dallo 0-3 casalingo col Toro. Da qui, immagino, il piccolo trotto del primo tempo. Così piccolo da spalancare la porta al tacco di Frese e al rigore per mani-comio (di Buongiorno, «fallato» da Valentini: mah), trasformato da Orban.

Nel secondo, urlacci contiani e flebo di cazzimma. «Andonio» ritoccava l’assetto, Marianucci dietro, Di Lorenzo più avanti e Politano ancora di più, con Lucca ad affiancare Højlund. Zuccata di McTominay, su uscita farfallesca di Montipò, gol del Danesone annullato via tele per l’ennesimo mani-comio, pareggio di Di Lorenzo. E, agli sgoccioli degli sgoccioli, lo scavetto chilometrico di Giovani a un pelo dal rovesciare il Maradona. Non credo che gli episodi, il «riposo» di Juan Jesus e la caviglia di Neres possano spiegare, da soli, i pisoli di metà match.

** Parma-Inter 0-2 (Dimarco, Thuram). Sesta vittoria consecutiva. Di pilota automatico, dopo la traversa di Ondrejka. Una carezza del destino. Modico turnover di Chivu, di ritorno nello stadio del decollo. Rete di Dimarco al 42’, di possesso, e di Thuram, su palla lunga di Barella, in flagrante contropiede, al 98’. Barella, Thuram: a referto, due «riserve». La qualità, la qualità. Poi i blocchi bassi, gli schemi, le lavagne e i paraponzi dei salotti.

** Bologna-Atalanta 0-2 (Krstovic, Krstovic). La Befana dei centravanti-scopa, ancora: da Douvikas a Ferguson e Dovbyk, da David all’ex leccese. Non vola più Italiano: e non per caso. Ha ripreso a volare, Palladino: e neppure qui per fatalità.

Classifica: Inter 42, Milan e Napoli 38. Domani, Milan-Genoa. Il Reverendo, l’Indice piangente, il Cortomusista. Buon Var a tutti.

You’ll never walk alone

Roberto Beccantini31 December 2025

Buon anno a tutti i sogni.

Ricordando Galeone con le emozioni

Roberto Beccantini2 November 2025

Nel ricordo di Giovanni Galeone, che allenava ridendo mores (et biondes), zona e tridente, l’aria di chi non si dà arie, si scornavano i due «figliocci»: Max il feticista e Gasp il tremendista. Ha vinto Max, 1-0. Non ci si è annoiati in terra e, immagino, neppure tra le «sue» nuvole.

Che partita. Tosta, veloce. Per una trentina di minuti, Lupa avanti tutta e Diavolo rannicchiato sotto i reticolati, centomila gavette di catenaccio. Cristante, Dybala, Ndicka, El Aynaoui, ancora Dybala: è la mira che difetta, non il resto. «Suddenly», come avrebbe scritto l’inviato del Guardian, all’improvviso, gli assediati forano il polverone che li avvolge. E’ il 39’. Contropiede old fashion: da Bartesaghi a Leao, fuga e toccata, gol di Pavlovic (lo stopper, ops). In piedi.

La trama cambia da così a così. Fofana si mangia il raddoppio e, in avvio di ripresa, Milan in versione poligono: Ricci, Svilar su Fofana e Leao, palo di pancia (Nkunku), «paratona» di Hermoso su Leao. Rispetto all’avvio, il mondo rovesciato.

Tarda, Gasp, a inserire la ciccia di Dovbyk: avrebbe fatto comodo, in quelle bolge. Attorno a Modric, Max alza e arma la resistenza estrema. Fioccano gli angoli, non i brividi. Sino al 81’ quando, in barriera, Fofana mura di braccio e Guida decreta il rigore. Maignan contro Dybala: «vince» il francese, buttandosi alla sua sinistra. E la Joya si stira pure.

Due stili a confronto, a San Siro. Proprio questo ha contribuito a rendere ardente la contesa. Il palleggio romanista, il mordi e fuggi dei milanisti. E sul piano della contabilità, penalty, a parte: più Milan. Vero, 61% di possesso per la Maggica, ma 16 tiri a testa e, in porta, 7-6 pro Diavolo. Dare spazio a Leao non è mai una buona idea. Specialmente per chi, come l’Ego di Trigoria, di idee ne ha tante.
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