Perdonabili e imperdonabili

Roberto Beccantini20 January 2026

Champions, bruschi disgeli e bruschissimi risvegli.

** Inter-Arsenal 1-3 (Gabriel Jesus, Sucic, Gabriel Jesus, Gyökeres). Da 4 su 4 sul liscio a 0-3 sul bagnato: Atletico, Liverpool, Arsenal. Questione di gomme, di episodi, di tecnica. Con i Gunners, soprattutto. Non ha giocato male, la squadra del Reverendo: tranne la Thula. Ha giocato meglio la parrocchia del prevosto. Da applausi, il duello Dimarco-Bukayo Saka (the best). Partita di emozioni e occasioni, fra assenze (Dumfries, Çalhanoglu) e rotazioni (Rice, Martinelli, Gabriel, eccetera).

Inter: palla lunga a Thuram, morsi di pressing, sinistra al potere e destra «zoppa». Scrosci. Arsenal: fraseggio, cambi di ritmo, una faccia tosta che sfiorava l’arroganza. Pioggia insistente. E poi il 19° gol su angolo: specialità della casa. E poi i centravanti: due pere di Gabriel Jesus, piedi da malandro, e una di Gyökeres, ciccia svedese. Nel nostro cortile, avevano deciso Lautaro, Malen, Füllkrug. Sic transit gloria («mundi» no, sarebbe esagerato).

Bella, la rete di Sucic, interno destro dal limite, scintilla di un pari che la cronaca avrebbe sconfessato nel giro di un quarto d’ora. L’Arsenal le ha vinte tutte. La primavera è «maledetta» per definizione (e canzone), ma se non a maggio, quando? Le staffette di Chivu, Pio a parte, non hanno prodotto scosse. Quelle di Arteta invece sì. Obiezioni? Non ne sento.

** Copenaghen-Napoli 1-1 (McTominay, Larsson). Imperdonabile, al netto dei cerotti (tanti). In controllo; in superiorità dal 35’ (rosso, corretto, a Delaney); in vantaggio («McDomini», di crapa); presuntuosi e imprecisi, come se in banca ci fossero milioni e non spiccioli. Il tap-in di Larsson, sul rigore smorzato da Milinkovic-Savic, ha fotografato la dabbenaggine, non la iella.

Ripeto: Conte o non Conte, imperdonabile.

Spossessati

Roberto Beccantini17 January 2026

Da Como a Cagliari stravince il «blocco basso». I caroselli dei Risultatisti chissà quando finiranno. Pisacane-Allegri trasforma l’unico tiro «vero» (di Mazzitelli, su punizione di Gaetano: Kalulu in ritardo, Perin pure; gran gol) nel tesoro dell’isola. Luscianone-Cesc si aggrappa ai vetri delle parate di Caprile-Maignan (fatte le debite proporzioni, ça va sans dire) su Miretti, Cambiaso e Yildiz; al palo del turco; a un rigore concesso e poi revocato da Massa al Var (contatto Mazzitelli-Miretti: boh); a 18 angoli a 1; e, l’avrete dedotto, a un possesso di quantità guardiolesca. I fantasmi del Lecce: rieccoli.

E’ il calcio, signori. Inutile fingere di scoprirlo ogni volta che il cilicio batte il cilindro. Già in avvio, a pressing spianato, Madama tirava poco e nessuno l’accendeva: nemmeno Yildiz, che sarebbe poi cresciuto e l’avrebbe presa per mano. Mi ha spiazzato la mossa di Koop, preferito a Thuram. Forse, in funzione Mou. Le circolari indicano che non meritava di perdere, la Vecchia. Come non lo meritava il Como. Ma Cagliari e Milan cos’hanno rubato? Nulla.

David è tornato «Stanlio», e Openda, entrato come il Portoghesino, Zhegrova e Adzic, non ha fugato la nomea di «Ollio». Per Spalletti, dopo 5 successi e 1 pari, è il secondo k.o. A dieci punti dall’Inter, urge afferrare la maniglia della zona Champions. E tenerla ben stretta. Intanto: mercoledì il Benfica, domenica il Napoli. Entrambi allo Stadium. Snodi cruciali.

Cagliari: tutti dietro, appassionatamente. Luperto e Mina a mulinare la clava, valichi presidiati, corridoi sequestrati, avversari costretti a sudarsi le rare scorciatoie. Lo so, è difficile azzeccare un tranciante o un dribbling in selve così folte, ma proprio questa è la differenza che spariglia le gerarchie.
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L’Halma mater

Roberto Beccantini15 January 2026

Sul cadavere ancora caldo di Como-Milan 1-3 i medici legali ci forniranno le loro diagnosi fra mesi, temo. Accontentatevi, allora, della mia. Sul piano del gioco, lezione di Cesc: per un’ora, almeno. Sul piano del risultato, lezione di Max, il cui catenaccio ha sfiorato qui e là – molto qui e molto là – la Madonnina del Duomo, «tuta d’ora e piscinina».

L’aveva orientata Kempf, di testa su angolo (uno schema: Igor, do you remember?), e sino al 45’ il risultato più corretto sarebbe stato un due o tre a zero. Ma il calcio non è il basket, si fa con i piedi e ci sono i portieri. Maignan, per esempio. Quattro paratone su Nico Paz (l’ultima, con l’ausilio del palo; Nico, che scheggerà pure una traversa) e un mezzo miracolo su Da Cunha. Il riassunto è globale e copre la torta intera, non questa o quella fetta. Sino al 45’, dicevo. Tocco di Saelemaekers per Rabiot, tranvata di Kempf, rigore. Nkunku, al pelo.

Ecco. Mentre i comaschi continuavano a sbarcare sulle spiagge normanne, il Tedoforo dava i numeri: 4-4-2, 4-3-3, 5-3-2. Più o meno. Al posto di Fabregas avrei inserito prima Jesus Rodriguez. Opinioni. Piano piano, Rabiot sradicava zolle. E al 55’, in pieno bombardamento, Saelemaekers imbeccava Leao che, unico lampo di una notte da bandolero stanco, titillava il cavallone francese: petto e gol. Il portoghese sarebbe poi uscito, con Modric, soverchiato dalle cadenze.

L’ingresso del Füllkrug-fu-ferito dava una mano alle barricate, centravanti-mediano honoris causa. Agli sgoccioli, il cocco di Allegri calava addirittura il tris: di sinistro, dal limite, con Butez sorpreso.

Mike, Adrien: allons enfants. L’Halma mater del Feticista ha colpito ancora. Non perde dalla prima di agosto (1-2 Cremonese), resta a tre punti dall’Inter. E il Como? Altro che Serie D versus Champions, come riassunto – alla vigilia – dal suo venerabile maestro. L’hanno decisa gli alluci e i pollici, non le idee.