Che rumba, pazienti. Roba da Premier. Perché sì, tutto fa brodo: le perle di Wesley (destro a giro) e Conceiçao (drop mancino); la pennica di Perin sul contropiede di Malen, acceso da un lancio di Manu Koné (o centravanti! mio centravanti!); le zampate, in mischia, di Ndicka e Gatti; il fiocco di Boga, al primo vagito. Morale: Roma-Juventus 3-3. Da 1-0 e da 3-1 (al 78’). Il pari, Gatti, lo ha timbrato al minuto 93. A testimonianza di come e quanto gli eroici supplementari di mercoledì abbiano scalfito il nitore dei piedi ma non rigato l’orgoglio.
Resta lontana, la zona Champions, ma stavolta è Gasp che si mangia le mani, non Spallettone. Dalla pancia di una partita croccante e vibrante è uscito di tutto. Tipo: vedrai, con il ritorno di Bremer. Visto. Oppure: Lupa, la miglior difesa e una settimana senza la benché minima seccatura. Preso atto. Inoltre: il 20 dicembre, allo Stadium, Malen non c’era. David e Openda, in compenso, ci sono sempre. Mancavano Soulé e Locatelli, squalificato. Profittando di un rinvio sbilenco di Perin, e della relativa respinta su Pisilli, Pellegrini avrebbe potuto sbloccare il risultato già al 3’. Quindi, la faccia di Perin che mura Malen a difesa estrema della porta (su sponda di Mancini).
Pressing contro pressing. Ritmo contro ritmo. Yildiz (di molto) e McKennie (di poco) frustravano le ambizioni di rimonta. Ogni volta che sembrava finita, l’ordalia ricominciava. Come un rullo di tamburi che, qua e là stonato, avvinceva il popolo e faceva ballare sulle sedie. Sostituto di Bremer, Gatti rimane il «nove» più efficace dell’arsenale. A segno con il Gala, a segno all’Olimpico.
Cozzi da sbarco in Normandia e molta cavalleria fra i reticolati: bravo Sozza. E bravo Pisilli, un giovanotto che nel cuor mi sta. Dimenticavo Zhegrova: gli arcobaleni della rimonta. Grasso che cola.
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