Suicidio e castigo

Roberto Beccantini8 September 2026

Hai capito, quel filibustiere di Mourinho. Lascia la torta all’Inter e le nasconde il coltello. E così subito Courtois parà di qua e para di là, la squadra del Reverendo sequestra il centro del ring, ma la lama? Mbappé la strappa a Jones e Bisseck: 1-0 al 14’. Martinez la regala a Valverde: 2-0 al 23’. Robe da scapoli e ammogliati.

Al Bernabeu, la Champions è sempre un viaggio sulla luna. La storia non è mai sazia. A Mou ne mancano un sacco (Arda Guler, Bernardo Silva eccetera), a Chivu uno: Dimarco. Il pullman dei blancos si muove nel traffico, rischia su Thuram, Lautaro e Jones, ma poi, proprio al 45’, potrebbe infierire con Bellingham (e qui, bravo il portiere).

Il palleggio, d’accordo. E il coraggio. Ma ogni palla persa è un contropiede; e ogni contropiede, un morso di serpente. Solo che Vinicius, Mbappé, Bellingham e Brahim Diaz vorrebbero entrare in porta con la palla, vizietto che ne annacqua l’istinto carnale e letale. Sia chiaro: potrebbe segnare anche l’Inter, per quanto costretta a barattare le occasioni con i pericoli.

L’effetto fornace condiziona il ritmo, mai frenetico. E’ il capitano, al 77’, ad armare l’1-2 di Carlos Augusto. In un carnevale di staffette l’ordalia rotola verso un epilogo che giusto gli episodi avrebbero potuto sabotare. Alla rinfusa: Dumfries, ex a pelo di sufficienza; un po’ meglio Hijsen, con la zavorra di due autogol sfiorati. I migliori: Diouf e Carlos Augusto; Courtois, Bellingham e Valverde.

Dirigeva Oliver, quello del bidone d’immondizia al posto del cuore: Var zero, come nei nostri cortili. Morale «de la noche»: rimpianti e rimorsi, l’Inter; 59% di possesso a 41%; 15 tiri a 9; 11 angoli a 4. Ma Bisseck e Pavard non hanno «parato» meno di Martinez, capace di ribellarsi alle lamiere del suo incubo.

Dimenticavo i fischi a Mbappé. Suggerisco un abbonamento a Kolo.

Fumo di cantieri

Roberto Beccantini6 September 2026

Nella domenica di Kimi Antonelli, schizzato dalla periferia della griglia al trono di Monza, Juventus e Milan si sono scrollati di dosso l’eccesso di zero delle ultime sfide, pareggiando per 1-1. Hanno deciso i cambi: al 68’ Cisse, di anni 19, stop al bacio e destro tra le gambe di Kalulu, su sventaglio di Chukwueze; al 92’ Gatti di testa, da centravanti d’emergenza, su cross di Koop. Quattro panchinari. Olè.

Brutta partita fra cantieri fumanti e fumosi, Amorim alla terza tappa, Spalletti con molti «muratori» fuori. Ritmi lessi, palle perse al minimo graffio, Kolo Muani e Gonçalo Ramos nove falsi e non falsi nuove: il francese fantasma e il portoghese scheletro. Il verdetto cancella in extremis una sentenza che sarebbe stata sportivamente iniqua.

Un tiro un gol, il Diavolo. Molta polvere ma anche un palo di Conceiçao, tre parate di Maignan e una lecca alta di Woltemade, Madama. Il livello medio conferma la distanza da Inter, Roma e Como nel ritmo e nella qualità. C’era Alajbegovic, all’inizio: dal suo loculo mancino, piccoli fuochi. C’era Moreira, al debutto: fascia destra, nebbia in Val Padana. Poi Nico e Rabiot ondeggianti tra le linee. Frotte di gregari allo sbaraglio. Il 9 settembre Modric compie 41 anni: a ‘ste andature arriverà, comodo, ai 50.

Amorim pretende aggressività, personalità, coraggio. Per ora, può sorridere di Gila, De Winter e del giovanotto trevigiano. «Luscianone», lui, non riesce a ridurre le turbolenze e le paure che, spesso, condizionano l’uscita in palleggio. Il battesimo di Woltemade, in quella tonnara che era diventata la notte, ha portato un po’ di caos non del tutto dispersivo.

Questi sono, Juventus e Milan, e questo sanno dare. Lo Stadium, in compenso, ha onorato Franco Baresi come non sempre i duellanti hanno saputo divertirlo. Non si vive di sola moviola.

Adelante, adelante

Roberto Beccantini5 September 2026

Hai visto mai che con la linea Orsato (fate quel c. che vi pare) non si riesca ad avvicinare il metro d’Europa? Inter-Napoli è stata bellissima, molto inglese, molto Pulp Fiction, da 0-2 a 3-2, con Vergara subito (ciapate su, uomini di poca fede) e il ping pong conclusivo tra Thuram, Neres e Anguissa (sua culpa, sua culpa, sua maxima culpa) a introdurre l’episodio-chiave.

Parate di Martinez e Meret, traversa di Dimarco, palo di Marcus, e per un’ora abbondante con Minimun Max dentro la partita. Dentro a tal punto da pizzicare gli avversari – Barella, soprattutto – nel giro di 5 minuti, in avvio di ripresa, con Politano e Hojlund. I campioni avevano già la bava alla bocca per un mani-comio di Lobotka al 49’. In sala operatoria, i moviolisti sono ancora lì.

Adelante, senza juicio. Ribaltoni, strafalcioni. I cambi, i cambi. Da una parte, Calhanoglu, Thuram e Bonny. Dall’altra, De Bruyne (ma con tutti quei «campanili», una campana senza sacrestano), Badiashile (che dormita, sul 3-2) e Lucca. Mentre ‘o Napule si blindava, Chivu chiudeva con un 3-4-3 da Iwo Jima. Thuram, il «Toro, Bonny. Il «Toro», già: a segno su assist di Dimarco, a rischio secondo giallo per un colpo a Rafa Marin e quindi, su tocco cieco di Akanji, domatore dell’ennesimo mischione. Il pari lo aveva firmato Thuram, di testa, su cross di Carlos Augusto, con Rrahmani a terra.

Che pathos, gentili Pazienti. Per l’Inter, la cui fama non placa la fame, è la terza vittoria di fila. Per il Napoli, la seconda sconfitta (ma pure la miglior prestazione). Il «cuore matto» di McTominay è un macigno. Stavo per retrocedere il Feticista in griglia, ma poi ho resistito. E quanto al nuovo corso degli arbitri, meno Var, meno interruzioni, vi giro la risposta del Gasp a Luigi Garlando: «Fantastico! Si perde meno tempo, vedo meno sceneggiate. Meraviglioso: 10 e lode!».
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