Hai capito, quel filibustiere di Mourinho. Lascia la torta all’Inter e le nasconde il coltello. E così subito Courtois parà di qua e para di là , la squadra del Reverendo sequestra il centro del ring, ma la lama? Mbappé la strappa a Jones e Bisseck: 1-0 al 14’. Martinez la regala a Valverde: 2-0 al 23’. Robe da scapoli e ammogliati.
Al Bernabeu, la Champions è sempre un viaggio sulla luna. La storia non è mai sazia. A Mou ne mancano un sacco (Arda Guler, Bernardo Silva eccetera), a Chivu uno: Dimarco. Il pullman dei blancos si muove nel traffico, rischia su Thuram, Lautaro e Jones, ma poi, proprio al 45’, potrebbe infierire con Bellingham (e qui, bravo il portiere).
Il palleggio, d’accordo. E il coraggio. Ma ogni palla persa è un contropiede; e ogni contropiede, un morso di serpente. Solo che Vinicius, Mbappé, Bellingham e Brahim Diaz vorrebbero entrare in porta con la palla, vizietto che ne annacqua l’istinto carnale e letale. Sia chiaro: potrebbe segnare anche l’Inter, per quanto costretta a barattare le occasioni con i pericoli.
L’effetto fornace condiziona il ritmo, mai frenetico. E’ il capitano, al 77’, ad armare l’1-2 di Carlos Augusto. In un carnevale di staffette l’ordalia rotola verso un epilogo che giusto gli episodi avrebbero potuto sabotare. Alla rinfusa: Dumfries, ex a pelo di sufficienza; un po’ meglio Hijsen, con la zavorra di due autogol sfiorati. I migliori: Diouf e Carlos Augusto; Courtois, Bellingham e Valverde.
Dirigeva Oliver, quello del bidone d’immondizia al posto del cuore: Var zero, come nei nostri cortili. Morale «de la noche»: rimpianti e rimorsi, l’Inter; 59% di possesso a 41%; 15 tiri a 9; 11 angoli a 4. Ma Bisseck e Pavard non hanno «parato» meno di Martinez, capace di ribellarsi alle lamiere del suo incubo.
Dimenticavo i fischi a Mbappé. Suggerisco un abbonamento a Kolo.