Zerozeroquattro

Roberto Beccantini14 October 2026

Zerozeroquattro. E’ la nostra Champions. Dov’è la vittoria?

** Roma-Real Madrid 3-4 (De Roon, Mbappé, Malen, Malen, Espì, Endrick, Rudiger). Sino all’83’: 3-1, inno al coraggio del Gasp, «quousque tandem, Mourinho, abutere patientia nostra» e l’Olimpico in estasi, dopo i cori e i baci al suo ex cacicco. D’improvviso: 0-3. Senza più il Vinicius delle vacanze romane; con i cambi, da Espì (centravanti «verdadero») ai vent’anni molleggiati di Endrick; con la zampata di un ex, Rudiger.

E allora, rifai tutto. Prendi l’audacia dell’Ego, l’avvio a petto in fuori, la doppietta di Malen, l’ingresso di Rodrigo Mora – ma pure i k.o. di Manu Koné e Dybala, le staffette – e sistemali a piè di pagina. E il fatto che fosse complicato far scendere dal pullman «turisti» un po’ viziosi e un po’ viziati come Diomandé, Mbappé, Vinicius più Bellingham, ecco, questo lo si riduca a notizia.

I Pazienti capiranno: il foot è metà arte e metà riffa, mai dire mai, tre gol da corner, Gasp da genio a pirla, Mou da pirla a genio. Ma in campo mica vanno loro: vanno i giocatori. E, così, un calcio ricco praticato con le pezze al sedere può stappare champagne grazie a riserve che surrogano titolari svampiti (tipo Dumfries). Anche con l’Inter la Roma vinceva 2-0: e sempre in casa. Per fare un prova ne servono tre, di indizi: occhio, però. Sono già due. Diavolo di un Mou: sa sedurre persino il destino.

** Feyenoord-Como 3-2 (Diao, Zechiel, Hadj Moussa, Sanchez autorete, Douvikas). Perché non subito il greco? Già. Nico Paz falso nueve non ha funzionato, né Baturina lontano dal suo partner. Poi, certo, l’infortunio di Diao. Bello il suo gol: fuga e toccata, con l’avversario sderenato, su lancio di Ramon. Bello il pareggio di Zechiel: il corpo di Perrone
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Un’opera da Tresoldi

Roberto Beccantini13 October 2026

Poi arriva la Champions, e sono botte. Zero su due, zero (punti) dopo due.

** Inter-Brugge 3-4 (Tresoldi su rigore, Lautaro Martinez, Tresoldi, Tresoldi, Lautaro Martinez, Vermant, Bonny). Questa volta la «pazzia» non basta. Che partita, a San Siro. Succede di tutto, di troppo. Tanto per dire: traversa di Tresoldi, traversa di Calhanoglu, palo di Virgili. Sommer meglio di Martinez, ok, ma l’opera da Tresoldi è stata all’altezza della regia di Strehler. Non è che domini, la squadra di Leko. Ogni volta che ha la palla, però, non la tortura: la cesella. Sette sconfitte nelle ultime otto euro-sfide, il Reverendo. D’accordo, Sommer sfila il due pari al Toro e l’erede recidivo (do you remember Madrid?), con una uscita sciagurata, regala l’1-2 a Nicolò Tresoldi, 22 anni, milanista sfegatato.

Forbs e Potts non sono fenomeni, ma lo sembravano. Di Tresoldi ho detto: hombre d’area, come i centravanti d’antan. Pacchi di occasioni, sì, ma non a senso unico (e Martinez reattivo, altro che). Al Bernabeu aveva giocato decisamente meglio, l’Inter. Salvo errori e omissioni. Un passo indietro: clamoroso. Specie nella fase difensiva, là dove nel Novecento eravamo maestri. Dalla panchina, male Spence (suo lo sgorbio del poker), bene Bonny. E il rigore (di Calha su Forbs) c’era. Avversario sottovalutato? Mah: chi vince festeggia, chi perde spiega.

** Villarreal-Napoli 3-1 (Rrahmani, Mikautadze, Mouriño, Oluwaseyi). Un «suicidio» pure qui: di Politano, sullo 0-1. Retro-passaggio da sant’uffizio e zampatina del franco-georgiano. Gli opliti di Max erano avanti con Rrahmani, McTominay aveva sfiorato il raddoppio e Hojlund colpito un incrocio. Nel giro di 3’, da sopra a sotto. E da lì, un’agonia lenta, condita da mischie e miraggi. Sino al gancio del k.o. Conte, la stagione scorsa, era uscito già a fine gennaio. Coraggio.

Testa e croce

Roberto Beccantini11 October 2026

Siamo rimasti, più o meno, al 17 gennaio: Cagliari-Juventus 1-0. 78% di possesso, Madama, ma un solo gol: di Mazzitelli, al 65’. Yildiz prese un palo e Caprile ci mise molto del suo. Stavolta, Cagliari-Juventus 1-1, e se il sequestro del territorio comincia subito, secondo prassi, lo squillo di Daniel Maldini, al quarto di fila, arriva già al 20’.

Pisacane se ne frega delle statistiche, lancia Massolin, timido assai, e bada al sodo. Le assenze di «Luscianone» sono gravi, non meno, però, della sua cotta per Kolo Muani. Il problema non è «tutto» lì, ma «molto» lì. Gira, la palla, gira come il mondo di Jimmy Fontana, nello spazio senza tiri. Il più pericoloso, sventato da Vicario, è di Winks. Una ginocchiata di Nico (tu chiamala, se vuoi, occasione), e cortei che gli avversari disperdono con il manganello di Mina e gli scudi degli altri.

Se Romano cerca di raffinare i rari pozzi, Douglas Luiz è un toccator cortese e Sarr uno sherpa di quantità; il Portoghesino latita in fascia, McKennie è un biglietto della lotteria che stavolta non esce e, così, la manovra ristagna di noia. Sono i cambi a increspare la trama. Non Cambiaso, un disastro. E nemmeno Woltemade, al di là del peso che trasporta e impone. Zhegrova, soprattutto, e Alajbegovic. Il kosovaro, per i dribbling e le sventole (bravo Caprile). Il bosniaco per i cross e perché riesce a far segnare Kolo. La cronaca imporrebbe la doppietta, ma la storia si ricorda del «Dibu» Martinez, nella finale in Qatar, e delega alla traversa – mutatis mutandis – l’onore di smorzare la zampata del francese. Da due passi, non può essere iella.

Costretta a inseguire sino all’81’, Madama aveva sofferto contropiedi sanguinosi, frustrati da un paio di offside. Però: 70% a 30% e, in totale, 21 tiri a 5. Quattro successi in sei partite, il Cagliari: fil di ferro. E la Vecchia, la solita: sdentata.
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