Sensori e peccatori

Roberto Beccantini12 July 2026

In Qatar, quattro anni fa, le semifinali furono: Argentina-Croazia 3-0 e Francia-Marocco 2-0. In Russia, nel 2018, erano state: Francia-Belgio 1-0 e Croazia-Inghilterra 2-1 dts. Nel 2026, tra Canada, Messico e Stati Uniti, saranno: martedì Francia-Spagna, mercoledì Inghilterra-Argentina.

Vamos. I vice campioni del Mondo contro i campioni d’Europa. Le manine de Diòs contro i fruitori dei sensori dormienti della spider cam. 1986-2026: quarant’anni di turismo psicopatico tra il più grande furto e il gol più grande. L’eredità di Diego non pesa più sul fioretto di Leo. Ecco. Ne mancava una. L’Argentina. A Kansas City, ha liquidato la Svizzera per 3-1 dopo aver raschiato, come i leoncini di Tuchel, il fondo dei supplementari. In vantaggio con la crapa di Mac Allister, lucidata dalla Pulce, e beccata in divieto di pausa da un triangolo Ndoye-Rodriguez-Ndoye, deve molto del tribolato successo al lodo Bastoni che smascherava, via Var, la simulazione di Embolo, già ammonito, e dunque: secondo giallo e giallo cancellato a Paredes.

Era il 72’: Yakin non poteva più giocare ad armi pari. Scaloni, lui, affiancava Lautaro a Julian Alvarez. Mica c’era bisogno di «scalonete». Bastava dimettersi da timidi e cingere d’assedio la tende di Kobel. Bastava cogliere l’attimo. Privi di Manzambi e di Vargas (costui, dentro dal 115’), i rosso-crociati, secondo il lessico d’antan, si dedicavano a Messi, soprattutto. E così, dimenticato, Julian pittava un destro meraviglioso. Una volta sotto, e una volta buttatisi alla ricerca del classico ago nel pagliaio, scattava il contropiede dei campeones, suggellato dal rimorchio del Toro interista. Amen.

E’ il momento del borsino:

Francia 51% Spagna 49%

Inghilterra 49% Argentina 51%.

Miami Bell

Roberto Beccantini12 July 2026

Dalla lotteria mondiale dei pesi massimi di Miami non sono usciti né Harry Kane né Erling Haaland. I biglietti vincenti, dopo l’arcobaleno di Schjelderup al 34’, li ha estratti Jude Bellingham. Tuttocampista moderno ed esiziale, se solo il fiato ne sorregge l’eclettismo delle funzioni e la vena delle intuizioni. La sua doppietta fissa il 2-1 dell’Inghilterra a una Norvegia mai doma, mai succube. Se non quando l’avversario la sballottava.

Dicevo di Kane e Haaland: niente «Rumble in the jungle» come a Kinshasa, nel 1974, tra Ali e Foreman. Muscoli randagi, ciccia vagante ai margini dei cozzi, stopper come braccialetti elettronici. Così, è stato «Bell» l’hombre del partido. Il pareggio, al 45’ e rotti, lo sigla da centravanti puro e tecnico, in scivolata, su tocco di Gordon. Il sorpasso lo riserva al 93’, e qui la storia adesca e seduce l’episodio.

Ricordate Nyland? Contro il Brasile aveva accompagnato e protetto la caccia del suo Attila parando tutto a tutti, compreso un rigore a Bruno Guimaraes. Stavolta, invece, è proprio lui, nei supplementari, a mascherarsi da Lammens e a trasformare il tiro di Cubarsì-Rogers nel tap-in di Merino-Bellingham. Sic transit. E’ la vita, è il calcio. E il mestiere del portiere, un’agonia.

L’ordalia rimbalza fra una traversa di Ajer, un gol annullato a Kane (fuorigioco) e uno a Heggem (spintona di Haaland). Tuchel e Solbakken si sono sfidati in un regime di mosse e scosse che hanno portato alla ribalta Bukayo Saka, Rogers e Spence, nonché i «soliti» Bobb e Nusa. Se la regia di Odegaard e Berg offriva spunti, l’uscita di Rice rallentava l’impeto dell’England.

Resta il mistero, alla fine, della panca di Haaland. Problemi fisici, voglio sperare. Quante ne aveva dette, in avvio, a quell’egoista di Sorloth. Vogare tutti insieme non sempre basta. Ma se i Leoni avanzano a criniera in fuori, i Vichinghi escono tra gli applausi. Almeno i miei.

Merino e castigo

Roberto Beccantini10 July 2026

Lasciato il triplice 6-4 di Sinner a Djokovic all’esegesi dei dotti, corro a officiare una doppia funzione: l’estasi di Merino, il tormento di Lammens. Due panchinari. Il Mago di Pamplona, con l’istinto del killer, già fatale al Portogallo del «fu» Cierre: entrato all’84’, timbrò al 91’. Stavolta, dentro all’84’ e a segno all’88’. Due indizi: mi bastano.

Lammens, in compenso, aveva rimpiazzato Courtois, fin lì una quasi saracinesca, al 72’. Il tiro di Cubarsì non sembra letale. Lo diventa, strada facendo, quando i guanti tiepidi del portiere ne offrono il comodo rimbalzo al grilletto del sicario in agguato. La ferocia dell’attimo.

Spagna-Belgio 2-1, dunque. E così, martedì in semifinale, Francia-Spagna. I vice campioni del Mondo contro i campioni d’Europa. Le partite delle sartine sono sempre riassunti delle puntate precedenti: possesso carnale, sgassatine di Yamal, vizio di specchiarsi. Difficile che rubino: al massimo, annoiano.

E il Belgio di Rudi Garcia? Nel cambio Tielemans (infortunato)-De Bruyne non ci ha certo guadagnato. Sotto alla mezz’ora – palla tesa di Pedro Porro, sventola di Dani Olmo, manone di Courtois, zampata di Fabian Ruiz – ha difeso brerianamente la sconfitta sino al 41’, allorché De Ketelaere incornava un cross di Castagne, per un gol tutto made in Dea. E le guardie rosse? Coubarsì sorvolato, Unai Simon passivo.

L’effetto Lukaku non ha funzionato: spallate, non martellate. Più ficcante l’ingresso di Nico Williams. In fin dei conti, il Belgio il dover suo lo aveva compiuto demolendo per 4-1 gli Stati Uniti di Donaldo il fenomeno e Inzerbino. Rimane, sull’erba di Los Angeles, il peso di una sentenza capitale. Al netto del trambusto conclusivo, spento da un’acrobazia di Laporte.

Tirando le somme: Merino è l’opposto di Dorando Pietri. Non crolla, sfinito, sul traguardo semplicemente perché non corre la maratona dall’inizio, ma entra «solo» negli ultimi metri. Fresco come una rosa, a differenza dei rivali: più stanchi e, ogni tanto, più polli.