Se il rigore di Oyarzabal era stato un episodio, vista la sciocchezza di Digne su Yamal, il triangolo con Dani Olmo e la stoccata di Pedro Porro, un terzino, sono stati di una bellezza rapsodica. E così, a Dallas: Francia zero Spagna due. I miei favoriti a Miami, i miei vice a New York.
La Bastiglia cadde il 14 luglio. Ah, la Nemesi. Il calcio delle sartine è un periodo fra nuvole di virgole: a volte troppe, ma solo a volte. Quello dei moschettieri, una frase di poche parole, alla ricerca proustiana degli esclamativi perduti. Il 4-3-3 di de la Fuente contro il 4-2-3-1 di Deschamps: non c’è partita, al netto di equilibri subdoli. Rodri si mangia Olise, tanto da spingerlo all’ala (il suo ruolo, per me). La difesa alta e il fuorigioco disarmano Mbappé, mentre Dembélé, più ancora di Barcola, il meno bollito, vaga mestamente: ostaggio e non rapitore.
Le occasioni e le emozioni sono merce rara. La mossa di Tchouaméni al posto di Manu Koné non paga; e nemmeno l’ingresso di Koné per un nervoso (e ammonito) Rabiot. Il pensiero forte della Spagna è palleggio forbito, Dani Olmo ondeggiante fra le linee, Cucurella leonino, Cubarsì e Laporte a spolverare le ragnatele della trequarti. E mago Merino? Mica ce n’è stato bisogno.
Non uno dei candidati all’Oscar che strappi l’ovazione. Neppure Yamal, nonostante la tremarella di un Digne «rimasto» al penalty. Di Unai Simon è un’uscita da «libero» su Mbappé che ricordo, non un tuffo. Dominano, gli spagnoli, anche quando sembra che non lo facciano, o siano minacciati. Il centrocampo batte bandiera «roja»: è la chiave che apre (e chiuderà) le stanze dell’ordalia.
L’ultima (e sino a oggi unica) finale della Spagna risaliva al 2010: all’edizione di Johannesburg, 1-0 all’Olanda dopo 120’ di risse da Bronx. La decise Iniesta, la più sartina delle sartine. E adesso, Inghilterra o Argentina. La polveriera della storia.
Assolutamente consegnare il cc alla Spagna e tenere dentro Rabiot, Tchouameni e Digne…contro i palleggiatori spagnoli che oltretutto difendevano in blocco vuol dire averci capito poco… il minimo sindacale era schierarsi a specchio con un 4-3-3 addensare il cc con un Kone per Barcola e poi aggiungere pressione dietro (T. Hernandez per Digne) e probabilmente Zaire Emery per Tchouameni non avrebbe guastato…magari perdevi comunque ma almeno qualche palla migliore a quelli davanti arrivava….comunque sempre sante le parole di Boskov alla fine “squadra gioca come centrocampo gioca”…e difatti al di la degli inguardabili attaccanti comprati da algoritmo il problema bianconero é che il cc é mediocre (Mc Kennie- Locatelli – Thuram….uno di questi dovrebbe giocare titolare gli altri dovrebbero scaldare prevalentemente la panchina)
Già, un suicidio consegnare il centrocampo alla Spagna. Poi contro questi devi giocare a tavoletta, o li aggredisci a tutto campo attaccandoli con velocità/profondità (e la Francia aveva i giocatori ideali per farlo) o non becchi palla. E poi ‘sto ca**o di formaggione, ancora non riesco a capire cosa ci vedano.
Scritto da ezio maccalli il 15 July 2026 alle ore 10:17
io invece non lo capisco propio, x far giocare chi poi ?
x capire : Olise Dembele’ Mappe non bastavano ?
Gentile Riccardo Ric, buon giorno e scusi per il ritardo. Ieri ho fatto un salto nella «mia» Bologna. La narrazione del calcio, la storia del calcio (eccetera eccetera) sarebbe stava diversa. Questo il dato «oggettivo». Migliore o peggiore, è un dato «soggettivo». Certo, l’annullamento eventuale del gol di mano non avrebbe impedito a Diego di realizzare, comunque, il gol del secolo. Certo, la «narrazione» non avrebbe toccato picchi così popolari e in alcuni casi populisti.
Le due gesta non sono scindibili ex post, dal pulpito delle emozioni per averle vissute insieme, ma in pratica, al netto della vena poetica che ci agita, sarebbero state tranquillamente divisibili, e come. Collochi quella edizione di Argentina-Inghilterra in epoca Var: ci sarebbe rimasto il gol del secolo. Segnato successivamente, e allora potrebbe obiettarmi: appunto, senza la molla della mano de Diòs mai e poi vi si sarebbe arrampicato. E io: scusi, ma chi l’ha detto? Avanti così, fino alla fine.
Onestamente Deschamps non mi ha mai convinto come allenatore e anche per me ieri ha sbagliato parecchio, finendo col subire una bella lezione di calcio da una squadra che è unica nell’unire le doti tecniche dei propri giocatori a un gioco che ti irretisce. Ieri la Francia è sembrata davvero la mosca finita nella tela del ragno. E parliamo della favorita alla vittoria finale.
Concordo con Intervengo, capisco possa essere difficile rinunciare alla qualità degli attaccanti francesi, ma la Spagna già ti mette sotto col palleggio e i continui movimenti, se gli regali già in partenza un uomo a centrocampo….
follia allo stato puro quella di Didier , Vs una squadra di palleggiatori con solo due in mezzo al campo e’ stato come consegnarsi all’avversario
Maldini e Leonardo, non Massara…
Comunque, fosse servita un’altra prova del totale e vomitevole azzerbinamento del giornalismo sportivo italiano nei confronti del potere, non c’è UNA singola voce che abbia fatto notare che, forse, anche solo pensare ad uno stagista fallito che allena nella serie B di Dubai per il ruolo di CT non è il modo migliore di fare la rivoluzione.
E non servivano Maldini e Massara. Bastava Agnelli.
Poi magari arriva Guardiola e allora mi zittisco.
E quindi si conferma la statistica che non ha mai vinto un mondiale una squadra con il portiere di colore (Brasile 2002 Dida non era titolare).
Vediamo se verrà infranta la regola che non vince il mondiale la squadra della nazione che organizzerà il prossimo.