Mai dire ormai

Roberto Beccantini14 August 2025Pubblicato in Per sport

Scriptum post. Com’è bello, com’è facile. A Udine, la finale di Supercoppa. Un piccolo riassunto di vita e di sport. Mai dire mai. Mai dire ormai (è fatta). Paris-Tottenham 2-2 da 0-2, con i rigori a spremere il can-can della sentenza (4-3).

Ricapitolando: per un’ora abbondante, Spurs padroni di tutto, dai cozzi fisici alla tattica, il miglior attacco è la difesa (gol di Van de Ven e Romero, gli stopperoni), Bentancur gestore là in mezzo, Richarlison più sponda che onda, Paris Saint-Qatar impiombato dai «dazi» americani di Infantino (13 luglio, finale del rodeo mondiale), con la sindrome inglese a zavorrarne i ruttini (Liverpool, Aston Villa, Arsenal in Champions, Chelsea a New York) e le scelte di Luis Enrique, bé, insomma. Per tacere delll’assenza di un piano B: se il fioretto non basta (può capitare persino a «Dembappé e a Kvara), buttarsi sullo spadone di un centravanti old fashion fa così tanto Jurassic Park?

Mi passi gli stenografi, avrei urlacchiato, giulivo, al centralinista. Già. Improvvisamente, il finimondo. Londra, abbiamo un problema: per essere Frank, mister Thomas non azzecca i cambi e i suoi finiscono a catenaccio; don Lucho, in compenso, non ne sbaglia uno – da Fabian Ruiz a Lee (sinistro della riscossa) e a Gonçalo Ramos (sgrullata dell’aggancio). Mi ripassi gli steno, avrei urlato, isterico. Poi i rigori, baci parigini.

E qui (ri)entra in scena il portiere. Chevalier. L’erede del deposto Donnarumma. Un paio di svolazzi, la paperona su Romero, un penalty parato (a Van de Ven, sfizio del destino). Dicono che Gigio, in scadenza nel 2026, abbia sparato cifre folli. L’allenatore lo ha liquidato con un eccesso di vaselina «aziendalista» che, nei suoi panni, avrei dedicato ad altri bruciori. «Grande portiere, ma non quello che mi serve». La storia scritta con i piedi, obbligatori e non più semplicemente necessari, ne ha preso nota. Ringhio smoccola, Slavina frigge.

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