Zanna bianca

Roberto Beccantini12 March 2026Pubblicato in Per sport

La notte di Federico Valverde. Tre gol, uno più bello dell’altro, al Manchester City di Pep Guardiola nell’andata degli ottavi di Champions. La notte. Ieri notte. E quei gol. Non sono andati oltre la storia del calcio (perché la storia resta l’Idea). Ma ne hanno invaso e bombardato un capitolo. Come se, costretto in bagno per una pipì randagia, l’autore fosse stato sostituito da un vice improvviso ma non improvvisato; e lo «scambio» avesse prodotto – tra i palchi laccati e i palati golosi del Bernabeu – tre brani da standing ovation. Al netto della complicità dei testimoni reclutati dal destino (Nico O’Reilly, Gigio Donnarumma): capita, sì, ma di rado.

Ho pensato alle prime volte dell’Italia del rugby contro gli inglesi; dell’Italia del baseball con gli americani (Houston, abbiamo una soluzione); e, temporibus illis, dell’Italia del basket ancora con gli Usa (gancio di Renzo Bariviera detto «Barabba», ai Mondiali di Lubiana, nel 1970). Naturalmente, ho pensato anche a Jannik Sinner e al suo Wimbledon first.

Valverde è un uruguagio di 27 anni che unisce alla garra, tipica della sua terra, una certa qual raffinatezza da uomo di mondo, culla al Penarol, squadra fondata da migranti piemontesi, e poi, tranne brevi fuitine, sempre e comunque Real di Madrid. Che significa troppe cose, da Franco in su e in giù. Non però la sera dell’11 marzo 2026. Non è un mattatore, «Fede», ma sa calarsi in molti ruoli, quasi tutti, dalla difesa all’attacco. E se l’emergenza impone sacrifici – sacrifici veri – eccolo, in qualità di capitano, andare alla carica e non semplicemente darla o suonarla.

Real tre, City zero. Tripletta di Valverde. E’ la sentenza che frantuma il mio ennesimo pronostico; è Jack Draper che rimonta Novak Djokovic; è Ornella Vanoni che canta che la musica è finita. E se gli amici se ne vanno, peggio per loro.

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