C’è capo e Capo

Roberto Beccantini4 July 2026Pubblicato in Per sport

Cominciare dalla fine significa ridurre il gesto al testo e al resto. Non sia mai. Argentina-Capo Verde 3-2 è stata la storia di tante storie. La bellezza di Messi, stop da urlo e sinistro di controbalzo, su ricciolo aereo di Lisandro; la modestia dei suoi maggiordomi, da Mac Allister a Lautaro; lo spirito Bubista degli avversari, esaltati dai guanti bianchi di Vozinha.

Non si può non chiedere scusa a questo arcipelago trattato alla stregua di barbosi questuanti. Ha portato i campioni del Mondo ai supplementari e, agli sgoccioli della sbornia, è stato il «Dibu» Martinez a soccorrere, crocerossina premurosa, feriti e confusi.

Dunque: al 7° sigillo della Pulce, casa sua, Miami, si è alzata in piedi salvo poi abbioccarsi nella melassa. Tirava solo Leo. Fra un ruttino e l’altro, al 59’, un’azione «alla mano» spingeva Deroy Duarte al pari. Usciva Lautaro, entrava Julian Alvarez, e pure Nico Gonzalez: gli «intrusi» non cedevano una zolla e ai muscoli affiancavano doti di palleggio non banali.

Da un corner di Leo, s-corretto in mischia, il mancino di Lisandro sembrò ai più una sentenza. Invece no. Perché Sidny Lopes Cabral s’inventava un destro a giro da leccarsi i baffi. Sono le licenze poetiche che si concede il calcio, quando i più forti si dimenticano di essere bravi: o lo nascondono, ignari della nemesi.

E’ stata una sbracciata fortuita di Diney Borges, avvinghiato alla crapa di Romero, non meno stopper di Lisandro, a strappare il tabellino dalla narrazione omerica che lo avrebbe invaso. Il corner lo aveva pennellato, tanto per (non) cambiare, il capitano. Sorpreso dall’acqua che faceva la barca; perplesso – e impreparato, forse – nel gestire un’emergenza che Scaloni e le sue «scalonete» non avevano previsto: Capo chi? Morale: guardare il dito che indica la luna, anche se la luna gioca con te, è pericoloso.

** Dallas: Australia-Egitto 1-1 dts (Ashour, autorete Hany), 2-4 ai rigori. Volpato ha un sinistro canterino che scheggia la traversa, ma sono i Faraoni a colpire in fretta: cross di Hafez, testa di Hashour. I Canguri sono dei cristoni che aspettano in troppi e avanzano in pochi. E’ all’alba della ripresa che l’ordalia gira: Marmoush si mangia il raddoppio e gli dei non gradiscono. L’Australia è più viva, l’Egitto un po’ meno. E Salah, acciaccato, pedala in fondo al match. Il pareggio è un altro harakiri di Hany, già fatale e letale con il Belgio. Ai supplementari ci si va perché Beach decolla e, tra le nuvole, intercetta un’incornata di Rabia.
Squadre con la lingua di fuori, occasioni avare. Rigori, dunque. Il ct Popovic «premia» Beach, sostituendolo. Un trucchetto che piaceva a Van Gaal. Tocca a Ryan. Naturalmente, non ne parerà uno (compreso il mezzo cucchiaio di Salah). E così, dal dischetto e ai punti, Egitto.

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