Merino e castigo

Roberto Beccantini10 July 2026Pubblicato in Per sport

Lasciato il triplice 6-4 di Sinner a Djokovic all’esegesi dei dotti, corro a officiare una doppia funzione: l’estasi di Merino, il tormento di Lammens. Due panchinari. Il Mago di Pamplona, con l’istinto del killer, già fatale al Portogallo del «fu» Cierre: entrato all’84’, timbrò al 91’. Stavolta, dentro all’84’ e a segno all’88’. Due indizi: mi bastano.

Lammens, in compenso, aveva rimpiazzato Courtois, fin lì una quasi saracinesca, al 72’. Il tiro di Cubarsì non sembra letale. Lo diventa, strada facendo, quando i guanti tiepidi del portiere ne offrono il comodo rimbalzo al grilletto del sicario in agguato. La ferocia dell’attimo.

Spagna-Belgio 2-1, dunque. E così, martedì in semifinale, Francia-Spagna. I vice campioni del Mondo contro i campioni d’Europa. Le partite delle sartine sono sempre riassunti delle puntate precedenti: possesso carnale, sgassatine di Yamal, vizio di specchiarsi. Difficile che rubino: al massimo, annoiano.

E il Belgio di Rudi Garcia? Nel cambio Tielemans (infortunato)-De Bruyne non ci ha certo guadagnato. Sotto alla mezz’ora – palla tesa di Pedro Porro, sventola di Dani Olmo, manone di Courtois, zampata di Fabian Ruiz – ha difeso brerianamente la sconfitta sino al 41’, allorché De Ketelaere incornava un cross di Castagne, per un gol tutto made in Dea. E le guardie rosse? Coubarsì sorvolato, Unai Simon passivo.

L’effetto Lukaku non ha funzionato: spallate, non martellate. Più ficcante l’ingresso di Nico Williams. In fin dei conti, il Belgio il dover suo lo aveva compiuto demolendo per 4-1 gli Stati Uniti di Donaldo il fenomeno e Inzerbino. Rimane, sull’erba di Los Angeles, il peso di una sentenza capitale. Al netto del trambusto conclusivo, spento da un’acrobazia di Laporte.

Tirando le somme: Merino è l’opposto di Dorando Pietri. Non crolla, sfinito, sul traguardo semplicemente perché non corre la maratona dall’inizio, ma entra «solo» negli ultimi metri. Fresco come una rosa, a differenza dei rivali: più stanchi e, ogni tanto, più polli.

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