Adelante, adelante

Roberto Beccantini5 September 2026Pubblicato in Per sport

Hai visto mai che con la linea Orsato (fate quel c. che vi pare) non si riesca ad avvicinare il metro d’Europa? Inter-Napoli è stata bellissima, molto inglese, molto Pulp Fiction, da 0-2 a 3-2, con Vergara subito (ciapate su, uomini di poca fede) e il ping pong conclusivo tra Thuram, Neres e Anguissa (sua culpa, sua culpa, sua maxima culpa) a introdurre l’episodio-chiave.

Parate di Martinez e Meret, traversa di Dimarco, palo di Marcus, e per un’ora abbondante con Minimun Max dentro la partita. Dentro a tal punto da pizzicare gli avversari – Barella, soprattutto – nel giro di 5 minuti, in avvio di ripresa, con Politano e Hojlund. I campioni avevano già la bava alla bocca per un mani-comio di Lobotka al 49’. In sala operatoria, i moviolisti sono ancora lì.

Adelante, senza juicio. Ribaltoni, strafalcioni. I cambi, i cambi. Da una parte, Calhanoglu, Thuram e Bonny. Dall’altra, De Bruyne (ma con tutti quei «campanili», una campana senza sacrestano), Badiashile (che dormita, sul 3-2) e Lucca. Mentre ‘o Napule si blindava, Chivu chiudeva con un 3-4-3 da Iwo Jima. Thuram, il «Toro, Bonny. Il «Toro», già: a segno su assist di Dimarco, a rischio secondo giallo per un colpo a Rafa Marin e quindi, su tocco cieco di Akanji, domatore dell’ennesimo mischione. Il pari lo aveva firmato Thuram, di testa, su cross di Carlos Augusto, con Rrahmani a terra.

Che pathos, gentili Pazienti. Per l’Inter, la cui fama non placa la fame, è la terza vittoria di fila. Per il Napoli, la seconda sconfitta (ma pure la miglior prestazione). Il «cuore matto» di McTominay è un macigno. Stavo per retrocedere il Feticista in griglia, ma poi ho resistito. E quanto al nuovo corso degli arbitri, meno Var, meno interruzioni, vi giro la risposta del Gasp a Luigi Garlando: «Fantastico! Si perde meno tempo, vedo meno sceneggiate. Meraviglioso: 10 e lode!».

** Roma-Atalanta 2-1 (Ederson, Hermoso, Soulé). Rimonta a San Siro, rimonta all’Olimpico. Lautaro al 91’, Soulé al 93’. Può essere che Carnesecchi non sia stato Mandrake sui gol (il secondo sul primo palo, tipo Socrates a Zoff al Sarrià), ma se sino all’89’ la Dea era ancora avanti lo doveva a lui: ai suoi riflessi, ai suoi tuffi, ai suoi santi in terra (in paradiso non servono). A sfogliare le cifre con la libido del guardone, si rischia un mancamento: 35 tiri a 6 (11-2 in porta); 66% di possesso a 34%; un palo (pieno) e una traversa (scheggiata) di Castro, 14 angoli a 1.

Per metà gara, Roma capoccia. Un assedio. E Sarri, un catenaccione old time. Improvvisa, al 47’, la rete di Ederson. Lupa meno lucida e ospiti a un passo dal raddoppio con Samardzic e Krstovic (altro che Scamacca): citofonare Anguissa. Le staffette del Gasp hanno contribuito a rendere spasmodica la riffa degli sgoccioli. Penso a Castro, a Soulé; penso, in particolare, a Malen fuori. Gesto non esattamente da Orsoline. Attenzione: lo scarto è «mentiroso».

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