Marocco e i suoi fratelli. Occhio a Sané

Roberto Beccantini27 novembre 2022

Diario mondiale, settima puntata.

** Giappone-Costa Rica 0-1. I nippo devono aver ragionato così: «noi» abbiamo battuto la grande Germania, «loro» ne hanno presi sette dalla Spagna; ergo, sarà una passeggiata. Non proprio. Attacchi svogliati, possesso nebbioso. Ha vinto, Costa Rica, con il primo tiro in porta (del Mondiale, non della partita). Il primo e per ora unico. La firma è di Keysher Fuller, difensore dell’Herediano. Un monumento al milite ignoto.

** Belgio-Marocco 0-2. Un’altra sorpresona. Con il Canada, i diavoli vinsero senza meritarlo. Questa volta meritavano di perdere e hanno perso. Terzi in Russia, svagati e ampollosi in Qatar. Tutti, da De Bruyne a Courtois, formidabile al debutto ma pollo sulla punizione laterale del sampdoriano Sabiri. Qualcosina l’ha portata Mertens. Non De Ketelaere, non Lukaku, schierato (o rischiato?) visto che nessuno, nemmeno Martinez dalla panca, riusciva a scuotere lo sciame di ombre vaganti per il campo. In compenso, chapeau al Marocco e al suo timoniere, Regragui. Se la rete rompighiaccio non appartiene al manuale del calcio, sul raddoppio di Aboukhlal gustatevi il movimento e il tocco di Ziyech (di destro, addirittura). Da una parte, il Marocco: uomini di ferro su navi di legno; dall’altra, il Belgio: uomini di legno su navi di ferro. Coma ha scritto Giancarlo Dotto, «la vita non è giusta, ma qualche volta si diverte ad esserlo».

** Croazia-Canada 4-1. Al pronti-via, lo studente sembrava il professore.
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Leo, l’oasi nel deserto

Roberto Beccantini26 novembre 2022

Nel deserto argentino di Doha – deserto di gioco, di tiri, di tutto – l’unica bolla d’acqua non poteva che essere lui. Leo Messi. Sinistro pettinato dal limite, a filo d’erba, su tocco di Di Maria, e palla nell’angolino. Con Diego dentro, a due anni dalla morte, e l’incubo del baratro davanti. Era il 64’: finiva lì, nel delirio del dieci, un’ordalia mai cominciata. Con il Messico del Tata Martino a far catenaccio (fuori Lozano, nel dubbio) e gli opliti di Scaloni a ronzargli attorno, a passo d’uomo.

Persino il capitano pareva vinto dal nulla che lo circondava e al quale, a 35 anni, non riusciva a opporsi. Lo subìva. Triste, solitario y ornamental. Ma i geni sono geni proprio per questo. Hanno antenne che noi non immaginiamo. Il talento che con l’Arabia, pur segnando su rigore, non aveva fatto la differenza, l’ha fatta stavolta.

Restano i problemi, seri, di una manovra indecente, di un Lau-Toro naufrago, di un Di Maria periferico, di un de Paul bulimico. Qualcosa Scaloni ha avuto dai cambi. Da Enzo Fernandez, soprattutto: elementari al River, medie al Benfica. Classe 2001. Entrato sullo zero a zero, ha portato briciole di qualità in mezzo e siglato il raddoppio: di destro, a giro, su invito di Leo. Un golazo, dicono dalle sue parti. Nessuno cantava più Cielito lindo: né in campo, né in curva. Dall’angolo del Messico lanciavano l’asciugamano. Leo palleggiava sornione sopra macerie che, d’improvviso, avevano restituito vite. Nelle redazioni, da Buenos Aires a Rosario, «fracaso» diventava «Vamos Argentina» E Orsato? Bravo.

La rive gauche

Roberto Beccantini26 novembre 2022

Diario mondiale, sesta puntata. Cin cin Francia, prima agli ottavi.

** Tunisia-Australia 0-1. La zuccata di un ex impiegato d’aeroporto, Duke, ha scolpito il risultato di una sfida attratta a lungo dalle seduzioni del pari. In due gare, i tunisini non hanno mai segnato: può essere che per imprigionare i danesi avessero speso molto. Fatto sta che, per i canguri, è bastato sorprenderli in avvio e tenerli d’occhio.

** Polonia-Arabia Saudita 2-0. La volpe (Renard) si è preso la partita, l’italianista Michniewicz si è accontentato degli episodi. Morale: gol di Zielinski, Szczesny-show sul rigorino, molto ino, di Al Dawsari e sulla ribattuta di Al Burayk (più complicata questa di quello), traversa di Milik, palo di Lewandowski, raddoppio di Lewa (al primo squillo mondiale) su «invito» di Al Malki. Lo scarto non «esiste», se non nella fattualità del tabellino. Troppo vanesi, diranno i risultatisti degli arabi. Troppo vigliacchi, urleranno i prestazionisti dei polacchi. A proposito di Renard, ricordate la vecchia battuta di Craxi su Andreotti? «E’ una volpe. Ma prima o poi tutte le volpi finiscono in pellicceria».

** Francia-Danimarca 2-1. Doppietta di Mbappé, rive gauche al potere. Il primo, tutto a sinistra: di destro, a chiudere un delizioso ricamo di Theo. Il secondo, di coscia, su cross di uno smagliante Griezmann (da destra) ed esco-non-esco di Schmeichel. I danesi, per niente proni, erano tornati a galla con una sgrullata di Christensen, perso da Rabiot (a fine contratto e a inizio contatti?). Lo juventino, vivo e spesso nel vivo, si sarebbe poi riscattato con una gran rovesciata. Ricapitolando: calcio fisico e tecnico, bagliori ed errori, e un uomo solo al comando, la sua maglia è blu, il suo nome Kylian.