Per piacere

Roberto Beccantini12 January 2026

Da Cremona alla Cremonese, dal 2-1 dello Zini del 1° novembre al 5-0 dello Stadium del 12 gennaio. Spallettone continua a raccogliere. E la Juventus, ebbene sì, cavalca l’ordalia con un piacere che da tempo non la accompagnava.

Coraggiosa e disinvolta, la squadra di Nicola accetta la sfida a guardia alta; ha fortuna in avvio – «distruzione» dal basso» e palo di David – ma poi non più: se il raddoppio del canadese sgorga da un contropiede di Thuram in campo largo, splendido, il gol rompi-ghiaccio era scaturito da una zuccata involontaria di Bremer su lecca di Miretti, ancheggiante fra le linee.

Potevano mancare gli episodi? No che non potevano. Un contatto Locatelli-Johnsen porta al rigore che Feliciani corregge al Var, piede-palla-corpo, al limite del limite. A ruota, il mani-comio di Baschirotto, su sventola di Thuram: piede e braccio («fuori figura», si dice alla Nasa di Lissone per giustificare tutto e il contrario di tutto). Un Basaglia, please: urgente. Nicola «conteggia»: giallo più rosso. Il penalty lo trasforma Yildiz, di tap-in, complici un guanto di Audero e il rimbalzo dal montante. Fiuuuu, avrebbe brontolato «quello là». E’ il 35’: gioco, partita, incontro. Con le ciliegine della ditta McKennie-Terracciano, su assist di «Merletti», e di «Casinò Texas», di crapa, su cross di Kalulu.

Gioco, anche. Quinto successo nelle ultime sei partite. Saranno Benfica, Napoli e Inter a dirci a che punto è l’alba di Madama. La riscossa era cominciata a Bologna, non proprio in una tana di pulcini. A parte i canonici «mancamenti» di Cambiaso, c’è più armonia, più pressing. E gloria per tutti, da Kelly persino a Di Gregorio, artefice, l’unica volta che l’hanno disturbato, di una paratona su Grassi.

I 39 anni di Jamie Vardy sono una cartolina dal passato che l’archivio custodisce con la nostalgia che le imprese grandi giustificano: e la sua, con il Leicester di Ranieri, fu grandissima.

«McTutto»

Roberto Beccantini11 January 2026

Gran partita. Piena di sparatorie, di imboscate, di inseguimenti e tamponamenti alla «Blues Brothers». E di calcio: quale ci piace raccontare nella sua profonda «selvaggeria». Alla fine, Inter-Napoli 2-2. Giusto così. E’ il primo pari, in campionato, di Chivu. Giocatorista incallito, non posso non cominciare dalle assenze: Dumfries da una parte; De Bruyne, Anguissa, Lukaku e Neres, l’eroe di Riad, dall’altra. Alludevo ai titolari.

Su tutti e su tutto, Scott McTominay. Si lascerà pure borseggiare da Zielinski nell’azione della rete di Dimarco, mancino folgorante dopo toccata (di Thuram) e fuga, ma i pareggi sono suoi, il primo su cross di Elmas (ciao Akanji), il secondo su rovesciata di Lang. In mezzo, c’era stato il rigore varista, per pestone di Rrahmani a Mkhitaryan, trasformato da Calhanoglu. Penalty che Conte, poi espulso, ha «bullizzato» non proprio come, al Maradona, aveva incassato il dischetto fasullo dell’armeno su Di Lorenzo.

Scontri fra tir, fidatevi. Thuram ha patito il rimorchio di Juan Jesus; Akanji, la dinamite e il rasoio di Højlund (che «barba al palo», al 49’). In compenso, poco Lautaro. Il Reverendo romeno e l’Indice piangente hanno azzeccato le mosse: da Lang a Mkhitaryan (il rigore e il legno al 94)’. Resta, per l’Inter, il problema delle Big. E siamo, ormai, ben oltre i soliti sospetti.

Duellanti coraggiosi; cinque cambi, i nerazzurri; la miseria di due, gli azzurri (a conferma della rosa spolpata). La cazzimma di Conte non è propaganda. Naturalmente, avevo dato favorita l’Inter. Se il risultato perfetto è lo 0-0 (Frossi, il dottor Sottile), queste notti aiutano a stare svegli. Chiudo con il podio: «McTutto», goleador e perno mobile, al fianco di Lobotka, nel 3-4-2-1 del Napoli; quel rompiballe di Højlund; Dimarco, giovanotto di sinistro. Napoli olandese in avvio, quindi scariche elettriche in equilibrio. Con damigiane di episodi, cozzi e arpeggi. Da Premier.

I mani-comi e le «riserve»

Roberto Beccantini7 January 2026

In vista di Inter-Napoli, tappone di domenica sera, si pensava a un placido rullar di pedali. Placido un corno.

** Napoli-Verona 2-2 (Frese, Orban su rigore, McTominay, Di Lorenzo). Tra Vesuvio e Giulietta son sempre storie tese. Venivano, i campioni, da un poker di 2-0; l’Hellas, dallo 0-3 casalingo col Toro. Da qui, immagino, il piccolo trotto del primo tempo. Così piccolo da spalancare la porta al tacco di Frese e al rigore per mani-comio (di Buongiorno, «fallato» da Valentini: mah), trasformato da Orban.

Nel secondo, urlacci contiani e flebo di cazzimma. «Andonio» ritoccava l’assetto, Marianucci dietro, Di Lorenzo più avanti e Politano ancora di più, con Lucca ad affiancare Højlund. Zuccata di McTominay, su uscita farfallesca di Montipò, gol del Danesone annullato via tele per l’ennesimo mani-comio, pareggio di Di Lorenzo. E, agli sgoccioli degli sgoccioli, lo scavetto chilometrico di Giovani a un pelo dal rovesciare il Maradona. Non credo che gli episodi, il «riposo» di Juan Jesus e la caviglia di Neres possano spiegare, da soli, i pisoli di metà match.

** Parma-Inter 0-2 (Dimarco, Thuram). Sesta vittoria consecutiva. Di pilota automatico, dopo la traversa di Ondrejka. Una carezza del destino. Modico turnover di Chivu, di ritorno nello stadio del decollo. Rete di Dimarco al 42’, di possesso, e di Thuram, su palla lunga di Barella, in flagrante contropiede, al 98’. Barella, Thuram: a referto, due «riserve». La qualità, la qualità. Poi i blocchi bassi, gli schemi, le lavagne e i paraponzi dei salotti.

** Bologna-Atalanta 0-2 (Krstovic, Krstovic). La Befana dei centravanti-scopa, ancora: da Douvikas a Ferguson e Dovbyk, da David all’ex leccese. Non vola più Italiano: e non per caso. Ha ripreso a volare, Palladino: e neppure qui per fatalità.

Classifica: Inter 42, Milan e Napoli 38. Domani, Milan-Genoa. Il Reverendo, l’Indice piangente, il Cortomusista. Buon Var a tutti.